Acer, trittico hardware per Windows 10

Acer, trittico hardware per Windows 10

Acer, trittico hardware per Windows 10

La corporation taiwanese si unisce ai produttori statunitensi nel presentare il nuovo hardware pensato per Windows 10, dispositivi che aggiornano il passato per offrire – sostiene Acer – un’esperienza in grado di soddisfare i sensi.

Dopo HP e Dell, anche Acer ha svelato quelli che dovrebbero essere i prodotti di punta della nuova linea di dispositivi dedicati a Windows 10. La corporation asiatica promette un’esperienza ottimizzata per il nuovo OS universale di Microsoft con touchpad “intelligente”, tecnologia ColorBlast per colori “professionali” e suoni più nitidi grazie alla tecnologia TrueHarmony.

In sostanza, l’offerta natalizia di Acer per il mercato di Windows 10 include come prodotti di punta la nuova edizione del convertibile Aspire R14, un all-in-one (AIO) dalle caratteristiche insolite (Aspire Z3-700) e il phablet Jade Primo – uno dei primi gadget mobile basati su Windows 10 non sviluppati direttamente da Microsoft (Lumia).

Acer Aspire R14 è dotato di cardini più sottili e si piega come sempre a 360 gradi, con quattro modalità di utilizzo differenti (laptop, tablet, a tendina, display) in relazione al tipo di inclinazione impostata; l’hardware include le CPU Intel Core di sesta generazione Skylake, 8 GB di RAM DDR3 e DSP Purified Voice per comunicare meglio con Cortana.

Aspire Z3-700 è poi un AIO con display Full HD da 17,3 pollici votato alla flessibilità, visto che è possibile usarlo anche come un tablet “gigante” (un volta reclinato il supporto sul retro) ed è anche dotato di una batteria interna della durata di 5 ore; anche qui l’hardware aggiornato include CPU Skylake, 8 Gigabyte di RAM e storage a scelta fra SSD e HDD.

Il prezzo in Europa di Aspire R14 va dagli 800 euro a salire, mentre Aspire Z3-700 costerà un minimo di 600 euro. Nessuna notizia invece sul costo di Jade Primo, smartphone Windows 10 con display da 5,5″ (Full HD), SoC ARM a otto core (Cortex-A57) e supporto – come tutti i gadget Windows 10 Mobile – alla modalità Continuum tramite apposito dock esterno.

Acer è uno dei partner storici di Microsoft quando si parla di mercato PC, ma in questi giorni il settore deve fare i conti con le conseguenze della presentazione dell’hardware “fatto in casa” di Redmond che ha esteso la linea Surface con il convertibile Surface Book. Microsoft rassicura ma gli OEM sembrano diffidare, mentre resta tutto da verificare l’appeal del nuovo dispositivo (un tablet che vuole essere anche un laptop) in un mondo consumer che continua a premiare il brand di Apple.

Windows 10 e la privacy perduta,

Windows 10 e la privacy perduta, Microsoft affronta l’argomento

Terry Myerson di Microsoft risponde ai dubbi sollevati dagli utenti sulla privacy di Windows 10, relativamente a report di crash, telemetria, Cortana e funzionalità parentali.

Windows-10

A due mesi dal lancio di Windows 10 Microsoft ha finalmente risposte alle preoccupazioni riguardo l’aspetto della privacy del nuovo sistema operativo. La società fa sentire il proprio punto di vista sulle metodiche, forse a volta opinabili, con cui raccoglie i dati dell’utente e li utilizza: “Windows 10 raccoglie informazioni così il prodotto funzionerà meglio per il singolo utente”, scrive Terry Myerson in una serie di articoli tecnici, sottolineando che l’utente ha sempre “la possibilità di determinare quali informazioni vengono raccolte”.

Ci sono state lamentele riguardo ai contenuti dei report dei crash delle applicazioni, ma Myerson specifica che Microsoft non si appropria di file dell’utente e che la compagnia non raccoglie “informazioni che possano direttamente svelare l’identità di chi usa il sistema o l’account ad esso legato”. Microsoft ha bisogno di quelle informazioni per garantire un servizio d’assistenza il più rapido possibile, e per far sì che il roll-out delle feature di sicurezza possa avvenire anche entro le 24 ore da un ipotetico bug scoperto o per una vulnerabilità non ancora sanata.

Ci sono tre livelli di quella che la società chiama “telemetria”: Base, Avanzata, Completa. L’utente può impostare questo livello a propria discrezione, sostanzialmente interagendo con un’impostazione del sistema operativo. Anche al livello Base, però, Microsoft può ottenere dei dati sensibili (su crash e bug di varia natura), mentre ai livelli successivi riceverà anche le modalità d’uso delle applicazioni, le loro prestazioni ed altri dati. Solo gli utenti di Windows 10 Enterprise o Education possono disabilitare la telemetria del tutto, anche se la società sconsiglia questa pratica.

Anche Cortana è stata protagonista di parecchie problematiche sul piano della privacy, soprattutto perché la sua integrazione è capillare all’interno del sistema operativo. Myerson parla anche dell’assistente virtuale di Windows 10, sostenendo che l’utente “ha il pieno controllo sulle informazioni che Microsoft può raccogliere o meno, e può comunque aggiornare le impostazioni sulla privacy in ogni momento”. Il dirigente Microsoft non ha purtroppo affrontato – o ha maliziosamente aggirato – il discorso su Cortana e OneDrive che macinano dati anche dopo essere stati disabilitati.

Nessun dato, scritto o parlato, viene però conservato per essere riutilizzato da Microsoft, ma solo per essere rielaborato dall’assistente vocale così come fatto da altri servizi analoghi. Non si tratta di una funzionalità di keylogging, come del resto opinione diffusa, ma solo una funzionalità che può comunque essere disattivata da parte dell’utente.

Windows 10 inoltre include delle feature parentali che sono abilitate di default per inviare automaticamente dati sulle attività svolte ai genitori. Fra le lamentele partite dai “sostenitori” della privacy, infatti, troviamo alcune accuse nei confronti del funzionamento della funzionalità, sviluppata per inviare automaticamente la cronologia di navigazione online – e non solo – ad un account collegato. Microsoft fa sapere che sta pianificando un corposo cambiamento nel suo funzionamento per rispettare il volere degli utenti.

“Tutti gli utenti Windows 10 riceveranno un aggiornamento per le funzioni parentali, con impostazioni di default più appropriate per gli adolescenti e diversificate per i ragazzi più piccoli”, scrive il dirigente Microsoft. “In aggiunta, stiamo lavorando su ulteriori metodi per migliorare le notifiche che bambini e genitori riceveranno riguardo i report delle attività su Windows”.

Microsoft non ha affrontato tutti i tasti mossi dagli utenti del nuovo Windows 10, tuttavia è certamente una buona notizia che la compagnia abbia iniziato ad imbastire un discorso sull’argomento della privacy. La società si è mostrata solerte a rispondere alle esigenze degli utenti, e si rivela apparentemente anche pronta a fugare tutti i loro dubbi. Se insoddisfatti, inoltre, gli utenti possono esprimere le loro perplessità sul sito ufficiale Microsoft o attraverso il programma Insider aperto al pubblico e, con Windows 10 inteso “come un servizio”, possono anche sperare che le proprie richieste vengano ascoltate.

 

Da Logitech tastiera meccanica con velocità di azionamento dei tasti superiore del 25%

Da Logitech tastiera meccanica con velocità di azionamento dei tasti superiore del 25%

“Logitech G presenta G410 Atlas Spectrum, la sua nuova tastiera meccanica compatta dotata di una velocità di azionamento tasti superiore del 25% rispetto alle tastiere meccaniche standard.”

Logitech G presenta G410 Atlas Spectrum

Logitech G410 Atlas Spectrum TKL Mechanical Gaming Keyboard offre maggiore resistenza e illuminazione RGB intelligente con design TKL. La tastiera è integrata anche con Arx Control, un’app Logitech G che consente di visualizzare una vasta gamma di informazioni in-game da dispositivo mobile.

Ma la principale caratteristica, stando ai proclami Logitech, riguarda la velocità di azionamento dei tasti, maggiore del 25% rispetto ad altre tastiere meccaniche. Ciò è merito degli switch meccanici Romer-G, i quali vantano un punto di azionamento a 1,5 mm.

Logitech parla di durata per 70 milioni di pressioni, “fino al 40% maggiore rispetto a quello che offre il mercato” e di illuminazione intelligente RGB sull’intero spettro. È infatti, possibile personalizzare l’illuminazione per ogni tasto da una tavolozza di 16,8 milioni di colori, oltre che sincronizzare gli schemi di illuminazione con gli altri dispositivi Logitech G.

Si tratta di una tastiera compatta, quindi non dotata di tastierino numerico, pensata espressamente per gli scopi di gaming e i LAN party. Senza il tastierino numerico o i tasti macro, infatti, si ottiene spazio supplementare che rende più agevoli i movimenti con il mouse.

Logitech G410 Atlas Spectrum sarà disponibile in Italia a partire da metà ottobre a un prezzo suggerito al pubblico di € 154,99 Iva inclusa. Altri dettagli si trovano sul blog di Logitech.

Windows 10, anche l’attivazione è cloud

Windows 10, anche l’attivazione è cloud

Il nuovo sistema operativo universale, mobile e cloud cambia le regole anche per quel che riguarda la procedura di attivazione, ora sempre più legata ai server remoti e potenzialmente semplificata in caso di reinstallazione.

 

windows

Fra le tante novità che caratterizzano la nuova era dei sistemi operativi “come servizi” aperta da Windows 10, quella riguardante l’attivazione dell’OS è una di quelle su cui Microsoft ha speso meno parole.

Una reticenza prevedibile che però nasconde cambiamenti di peso per gli utenti con l’ansia da reinstallazione.

Come nel recente passato (Windows 7, Windows 8.x), anche l’ultima versione dell’OS necessita dell’introduzione di una “product key” individuale in fase di installazione:

– una volta verificata la legittimità del codice, i server di Microsoft generano un identificativo (ID) per ogni installazione e lo salvano nel “cloud”.

L’ID di Windows 10 continua a essere ancorato all’hardware di base del sistema, ma grazie all’archiviazione in remoto la product key non è più indispensabile:

– a una successiva installazione, l’OS non chiederà più l’inserimento del codice limitandosi a ricevere la conferma di legittimità dai server (Azure?) di Redmond.

Per quanto riguarda l’influenza dei cambiamenti all’hardware del PC, infine, le regole che valgono per le vecchie versioni di Windows dovrebbero valere anche per Windows 10:

– sostituire la GPU PCIe discreta o un componente “secondario” non ha alcun effetto, mentre il cambiamento della scheda madre (a cui l’ID “cloud” è irrimediabilmente collegato) necessiterà della riattivazione dell’OS.

GitHub, nuovo client desktop unificato

GitHub, nuovo client desktop unificato

GitHub ha annunciato la disponibilità di un nuovo tool per PC Windows e Mac, un’interfaccia pensata per semplificare la collaborazione sui progetti software ospitati sui server del servizio.

gitup

Gli utenti di GitHub hanno a disposizione un nuovo client desktop per accedere ai loro progetti software preferiti, un tool chiamato prevedibilmente GitHub Desktop e che è destinato a sostituire i client singoli già disponibili per sistemi Windows e Mac OS X.

L’esperienza di GitHub Desktop sarà unificata su entrambe le piattaforme, dice l’azienda, permetterà di accedere facilmente alle “biforcazioni” del codice nei vari repository software, di collaborare e proporre una modifica al codice senza dover ricorrere alla riga di comando e di accorpare facilmente le branch disponibili locali e in remoto.

Al momento GitHub può contare sulla presenza di 25 milioni di progetti software tra i suoi repository online, mentre una mossa come il nuovo client desktop è evidentemente pensata per attirare l’interesse di quegli sviluppatori molto più portati a utilizzare un’interfaccia grafica che a dedicarsi alle gioie – e i dolori – della riga di comando.

In ogni caso la popolarità di GitHub è in crescita anche sul fronte degli account Enterprise, e la corporation si è recentemente assicurata 250 milioni di dollari di fondi aggiuntivi – per 350 milioni di dollari totali – da dedicare, secondo le intenzioni del CEO e co-fondatore Chris Wanstrath, a finanziare la crescita e l’espansione nelle vendite ma anche a prendersi qualche “rischio”.

Datagate, il ruolo degli operatori

Datagate, il ruolo degli operatori

AT.T e Verizon sarebbero stati determinanti nelle operazioni di sorveglianza di massa dell’NSA.

Datagate

Nuove rivelazioni, trapelate dall’archivio dei documenti trafugati dall’ex-contractor NSA Edward Snowden, mostrano il ruolo determinante svolto dai carrier Verizon e AT.T nelle attività di tecnocontrollo dell’intelligenze statunitense.

Mentre la politica ha cercato di imporre limiti alla sorveglianza di massa dei suoi servizi segreti attraverso la riforma del Patriot Act firmata da Barack Obama lo scorso giugno, nei nuovi documenti dellaNational Security Agency (NSA) trapelati online e che rientrano nel filone del cosiddetto datagate si legge della collaborazione che legava le telco alle spie a stelle e strisce: proprio tale partnership – avviata all’indomani dell’11 settebre – avrebbe permesso all’NSA di mettere in piedi il suo programma di intercettazione di massa.

Nei documenti in realtà si parla di programmi Fairview e Stormbew, senza nominare direttamente i carrier legati ad essi: tuttavia secondo un’indagine condotta dal New York Times e da ProPublica essi sarebbero ricondubibili rispettivamente a AT.T e Verizon. Una supposizione basata soprattutto sui numeri di utenti chiamati in causa dai due programmi.

La collaborazione di AT.T e di Verizon avrebbe permesso alle spie di avere accesso alle comunicazioni Internet internazionali e che si tenevano fuori dal suolo degli Stati Uniti, ma che passavano comunque sulle connessioni degli hub con sede negli Stati Uniti.

Nei documenti si legge infatti che AT.T ha collaborato in numerose attività classificate tra il 2003 ed il 2013, dando – con diverse modalità tecniche – accesso all’NSA a miliardi di email scambiate attraverso la sua rete domestica ed alle registrazioni più di 1,1 miliardi di telefonate al giorno. Inoltre AT.T avrebbe collaborato con le spie per agevolere il processo di ottenimento dei permessi necessari a condurre le intercettazioni delle comunicazioni Internet.

Non basta: AT.T avrebbe installato dispositivi per le intercettazioni in 17 dei suoi hub statunitensi ed il budget top secret stanziato da NSA per la partnership con AT.T sarebbe stato, per il solo 2013, più del doppio di quello stanziato per il programma immediatamente meno caro. Infine, i tecnici AT.T sarebbero stati i primi a sperimentare alcune tecnologie per le intercettazione sviluppate dalle spie a stelle e strisce.

 

Lenovo, software persistenti installati sfruttando Windows

Lenovo, software persistenti installati sfruttando Windows

Sfruttando una funzionalità in origine pensata per i sistemi anti-theft, Lenovo ha installato programmi di dubbia utilità e di impossibile rimozione sui suoi sistemi desktop e notebook da ottobre 2014 ad aprile 2015.

Lenovo

I sistemi operativi Windows 8 e Windows 10 incorporano una funzionalità che consente ai produttori di PC di integrare un eseguibile di Windows all’interno del firmware di sistema. Questo eseguibile potrà essere estratto durante il boot e avviato, permettendo così al produttore di installare un proprio software anche nel momento in cui un computer viene “piallato” e viene eseguita una installazione ex-novo.

Se la maggior parte degli OEM non sembra fare uso di questa funzionalità, Ars Technica ha recentemente scoperto che Lenovo l’ha invece sfruttata tra ottobre 2014 e aprile 2015 per installare un software in alcuni dei suoi sistemi desktop e notebook. Si tratta del software Lenovo Service Engine, che compie attività differenti a seconda che sia installato su un sistema desktop o su un notebook.

Nel primo caso il software raccoglie solamente alcune informazioni di base (il modello di PC, la regione geografica, la data e l’ID di sistema) e le invia ai server Lenovo solo al momento della prima connessione del sistema ad Internet. Le informazioni raccolte non dovrebbero consentire alcun tipo di identificazione dell’utente, anche se l’ID di sistema è un codice unico per ciascun dispositivo.

Quando LSE è installato su un notebook, provvede ad installare un’altra applicazione chiamata OneKey Optimizer. Si tratta di un software che pur occupandosi di alcune attività utili, come ad esempio l’aggiornamento dei driver, svolge anche altre funzioni la cui utilità è invece dubbia, come “ottimizzazione” del sistema e “pulizia” di file.

Il problema, però, è che LSE e/o OKO non sono software affidabili, avendo mostrato una serie di problemi (tra cui buffer overflow e connessioni di rete non sicure) che sono stati resi noti a Lenovo e a Microsoft negli scorsi mesi dal ricercatore di sicurezza Roel Schouwenberg. A seguito delle notifiche ricevute da Schouweberg, Lenovo ha deciso di non includere più LSE nei nuovi sistemi (i prodotti in commercio da giugno non dovrebbero più presentare il software) e ha rilasciato un aggiornamento firmware sia per notebook, sia per desktop.

Legato ad LSE, però, è stato scoperto un problema ancor più fastidioso e che riguarda inaspettatamente il sistema operativo Windows 7. In questo caso LSE pare andare a sostituire un file di sistema di Windows, autochk.exe, che esegue un controllo del disco all’avvio. Il finto autochk.exe crea servizi di sistema che riportano file su una connessione HTTP non cifrata.

Le indicazioni di Lenovo parlano della possibile sovrascrittura di file di sistema, ma non è chiaro come ciò possa avvenire su Windows 7 dal momento che la capacità di avviare eseguibili stoccati nel firmware è una caratteristica inserita solo da Windows 8 in poi e non è nemmeno chiaro per quale motivo debba sovrascrivere un file di sistema.

Lo scopo principale della funzionalità di avvio di eseguibili dal firmware è pensata principalmente per poter installare in maniera automatica le soluzioni software anti-theft. Questo tipo di software fa una serie di cose che richiedono la connettività, come ad esempio comunicare la propria posizione o consentire il blocco da remoto. Dato che è abbastanza frequente che i portatili si vedano il disco cancellato, la funzionalità è stata pensata per consentire di ristabilire il software anti-theft anche a seguito della cancellazione del disco e poter così segnalare che il sistema è stato rubato.

Non è l’unica tecnica che viene utilizzata nel settore per iniettare nel sistema operativo soluzioni anti-theft: nel caso ad esempio di una delle soluzioni anti-theft più usate, LoJack/Computrace, viene impiegata una porzione di codice BIOS che va a modificare i file di sistema Windows, incluso autochk.exe. E’ quindi possibile che anche LSE usi una tecnica simile quando si esegue l’avvio si sistemi operativi meno recenti come Windows 7.

Limitatamente ai sistemi anti-theft si tratta di una funzionalità sensata e utile che lascia a tutti gli effetti al proprietario di un sistema la decisione di determinare un adeguato livello di protezione in caso di furto. LoJack/Computrace, per esempio, è di norma presente in stato “disabilitato” e richiede un intervento dell’utente per poter essere reso operativo. Molto differente è il caso di LSE: non si tratta di un software realmente utile, mostra problemi di sicurezza e, per di più, è abilitato di default.

 

 

Acer, il Cloudbook monta Windows 10

Acer, il Cloudbook monta Windows 10

acer Cloudbook

Il produttore taiwanese presenta i propri Cloudbook, dispositivi dalle caratteristiche hardware modeste e dalla forte propensione ad appoggiarsi ai server remoti del cloud. Windows 10 è in versione completa.

Acer ha comunicato le caratteristiche dei suoi nuovi Aspire One Cloudbook, un paio di sistemi ultraeconomici basati su hardware Intel e sistema operativo Windows 10. L’OS è completo ma lo storage non è granché, e non a caso i Cloudbook sono stati pensati soprattutto per un uso connesso in concomitanza con i servizi cloud.

I due modelli base di Aspire One Cloudbook includono un sistema con display (LCD-LED, risoluzione HD) da 11,6″ e uno da 14″, la CPU/SoC è in entrambi i casi un dual-core Intel Celeron N3050 così come la memoria di 2 Gigabyte, e sono equipaggiati con porte USB (una 3.0 e una 2.0), porta HDMI, connettività WiFi/Bluetooth, speaker e due microfoni integrati.

La batteria varia da quella a 4200 mAh e 2 celle del modello minore alla 4780 mAh (3 celle) del modello da 14″, mentre lo storage a stato solido (eMMC) integrato è configurabile fra i 16 e i 32 Gigabyte ed espandibile tramite scheda di memoria SD. Windows 10 Home, da solo, occupa in ogni caso 10 Gigabyte.

Per un sistema chiamato Cloudbook – marchio d’altronde non esattamente nuovissimo – è ovviamente prevedibile la disponibilità di un’offerta integrata di servizi telematici ad abbonamento, e i due nuovi dispositivi Acer includono giustappunto una sottoscrizione annuale a Office 365 Personal e un quantitativo di storage cloud su OneDrive variabile fra i 100GB e 1 Terabyte.

I “Chromebook killer” di Acer offrono l’esperienza “completa” di Windows 10 con in più l’accesso ai servizi remoti del cloud. La corporation asiatica ha deciso di commercializzarli con prezzi aggressivi: Aspire One Cloudbook 11 sarà disponibile in Europa da settembre con prezzi a partire da 269 euro, mentre Aspire One Cloudbook 14 sarà in vendita da ottobre a partire da 299 euro.

Windows 10, il giorno del lancio

Windows 10, il giorno del lancio

windows 10

Microsoft rispetta i piani fissati nelle scorse settimane avviando la distribuzione e la commercializzazione di Windows 10, un sistema operativo carico di aspettative, soprattutto dalle parti di Redmond. E, con ogni probabilità, ancora pieno di bug da scovare.

Il 29 luglio 2015 era la data prevista da tempo per il lancio ufficiale di Windows 10, e come da programma Microsoft ha messo in moto i server dedicati alla distribuzione del nuovo sistema operativo universale. Un sistema prevalentemente gratuito, per chi giù usa una versione “moderna” di Windows (dalla 7 in poi), o anche a pagamento (dai 119 dollari della variante “Home”) nelle confezioni disponibili nei negozi o sui nuovi PC, laptop e preassemblati.

Il lancio di Windows 10 riguarda qualcosa come 190 paesi in contemporanea, comunica Microsoft, anche se sui PC degli utenti che avevano “riservato” una copia dell’OS il download è cominciato anche prima della data ufficiale del 29 luglio. Il sistema è disponibile sia come upgrade incrementale di una vecchia release di Windows che come immagine ISO da cui creare un disco DVD o una chiavetta USB per l’installazione da zero.

Windows 10 è il miglior Windows di sempre, dichiara trionfalmente Microsoft nel presentare il nuovo OS, dotato delle caratteristiche familiari della genìa Windows (desktop, taskbar, il famigerato menu Start 2.0) ma anche di innovazioni sostanziali in quanto a sicurezza (la biometria di Windows Hello), un nuovo browser avanzato e al passo con gli standard del Web (Edge), l’assistente digitale Cortana, le librerie grafiche DirectX 12, l’integrazione con Xbox One, le funzionalità per le aziende, le app monofunzionali e giocose più popolari e tutto quanto è già stato ampiamente sviscerato in questi mesi.

Windows 10 è stato realizzato grazie al contributo di 5 milioni di beta tester del programma Insider e di alcuni, selezionati partner di terze parti della corporation di Redmond, rivela Mohammed Samji di Microsoft, cerca di accogliere i feedback ricevuti durante il periodo di sviluppo e apre, secondo il CEO Satya Nadella, una nuova era non solo per Microsoft ma anche per l’intera industria informatica.

Il nuovo Windows contribuirà a rendere “felici” gli sviluppatori e a far recuperare terreno al brand nel mercato dei gadget mobile, sostiene ancora Nadella, ma in realtà il compito principale di Windows 10 consiste soprattutto nel far dimenticare al mondo la venuta di Windows 8, sistema operativo bipolare che ha fatto discutere come e quasi più di Vista, con le sue funzionalità indesiderate, la doppia interfaccia e un menu Start a pieno schermo accolto con entusiasmi a dir poco scarsi.

Windows 10 dovrà risollevare Microsoft, in un modo o nell’altro, e la corporation dispensa volentieri le ragioni teoricamente capaci di giustificare l’upgrade del sistema al day one: riflessioni più prudenti mirano invece a consigliare un aggiornamento dilazionato nel tempo, visto che il nuovo OS è giocoforza destinato a sperimentare la sua bella percentuale di incompatibilità software/hardware e a manifestare la presenza di bug non ancora emersi fra i tester del programma Insider.

Che Windows 10, come tutti i Windows precedenti, sia un sistema operativo ancora carico di incognite lo dicono anche le prime recensioni comparse online, apparentemente concordi con Microsoft nel descrivere Windows 10 come “il miglior Windows di sempre” ma anche nell’identificare bug e controindicazioni per l’aggiornamento precoce a tappe forzate come vorrebbe Microsoft.

Windows 10, è bene sottolinearlo, è un sistema operativo progettato per imporre l’installazione degli update agli utenti consumer: la nuova impostazione ha già causato problemi prima ancora del debutto ufficiale, ed è quindi facile ipotizzare un lancio non esattamente indolore per tutti gli utenti di PC desiderosi di fare la conoscenza del nuovo Windows. Una fretta, prevedono gli analisti, che potrebbe essere temperata dal massiccio traffico di rete destinato a raggiungere picchi da 40 Terabit al secondo

Uber, tregua newyorchese e dubbi europei

Uber, tregua newyorchese e dubbi europei

uber

Il sindaco della Grande Mela rinuncia alle restrizioni con cui pensava di colpire l’app. E decide di studiarne comportamenti ed effetti prima di prendere decisioni a riguardo. La Spagna, invece, chiede aiuto all’Europa.

New York, la città iconograficamente collegata ai taxi gialli, ha deciso di non chiudere la portiera in faccia alle nuove auto di Uber, cercando di capire se si tratti effettivamente di un nuovo servizio utile alla collettività o di un escamotage per entrare in concorrenza con i tassisti senza avere le necessarie licenze, aggravando i problemi di traffico.

Dunque, mentre in California le autorità competenti minacciano lo stop ed una multa salata per l’app del car sharing se non si adeguerà ad alcune richieste del regolatore rendendosi disponibile alla condivisione dei dati legati agli autisti ed alle corse offerte, New York ha scelto la strada della diplomazia per affrontare la sfida rappresentata dai servizi di Uber.

A decidere di ammorbidire la linea anti-Uber è stato il sindaco De Blasio, che ha fatto cadere il piano che prevedeva l’imposizione di una diminuzione del numero di veicoli Uber per le strade di New York e che rappresentava la conclusione di un duro scontro che proseguiva da diversi giorni e che aveva visto il sindaco strattonato fra le proteste dei tassisti e l’aggressiva contropubblicità di Uber che lo aveva tirato direttamente in ballo, con anche diverse celebrità schierate con il servizio di car sharing.

Il tutto si risolve, per il momento, con un accordo con Uber per monitorare la situazione per quattro mesi e condurre uno studio sui suoi effetti sul traffico di New York ed in generale sull’offerta di trasporto della città.

In base all’accordo sottoscritto con il Sindaco, Uber dovrà fornire all’amministrazione comunale una serie di dati circa le sue attività, ma potrà continuare a circolare senza le minacciate restrizioni sul numero di vetture della sua flotta.

Almeno uno studio sugli effetti di Uber, peraltro, già c’è, finanziato proprio dalla compagnia di car sharing: secondo quanto vi si legge, portando a testimonianza gli orari di maggior utilizzo, sono i taxi ad offrire il 90 per cento delle loro corse a Manhattan (che rimane inesorabilmente imbottigliata) negli orari di punta, contro circa la metà degli autisti Uber che servono piuttosto le zone meno centrali.

Approfondendo un aspetto di tali numeri, peraltro gli osservatori notano che pur essendo una percentuale minore rispetto ai tassisti, Uber infila nel traffico esasperato di Manhattan nell’ora di punta poco più di 1900 autisti, che si sommano ad una situazione già critica.
La domanda, dunque, in realtà, resta: in mancanza di Uber i passeggeri di queste autovetture si muoverebbero con taxi, con le proprie auto o con i mezzi pubblici?

Nel frattempo, almeno una compagnia di taxi newyorkese è fallita, anche a causa della concorrenza diretta di Uber: nel presentare domanda per la procedura di fallimento Chapter 11, Evgeny Freidman – proprietario di una delle flotte più grandi di taxi di New York – nomina più volte Uber, riconoscendola come causa del suo fallimento.

Quella della California e lo studio newyorkese non rappresentano certo l’unica minaccia per Uber, ormai conscio di tutti i possibili ingorghi amministrativi e legali che incombono sul suo tragitto: in Europa, per esempio, oltre ai blocchi tedeschi, a quello italiano ed all’interessamento da parte delle istituzioni di Bruxelles alla questione, per esempio, se la deve vedere con un processo spagnolo che ha richiesto l’intervento dei tribunali europei.

Il caso vede Uber chiamata in tribunale da un tassista di Barcellona e ora i giudici catalani si sono rivolti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiedere se Uber può essere equiparato ad un mero servizio di trasporto o rappresenta un servizio digitale, come vorrebbe la startup a stelle e strisce.

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