Lampi di Cassandra/ Maledetti Hacker reloaded

Lampi di Cassandra/ Maledetti Hacker reloaded

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Borse ferme e aerei a terra: i giornalisti della TV estiva invocano maledetti hacker. Mentre le conseguenze della violazione ai danni dei sistemi di maledetti cracker al soldo dei governi passano quasi inosservate.

Settimana calda per i 24 incombustibili lettori: non ovviamente in senso meteorologico. Non interessa più di tanto parlare nello specifico degli eventi “digitali” che hanno reso la settimana incandescente in senso informatico.
In primis la diffusione di “informazioni riservate” di una nota ditta milanese specializzata nella produzione di… beh, di “captatori informatici”, che è stata appunto hackerata da dei maledetti hacker, che hanno messo in giro un interessante file di 400 GB; sulle possibili conseguenze della divulgazione di questo materiale, ha ben argomentato Matteo Flora.

Non interessa nemmeno direttamente la notizia che la borsa di New York sia andata in tilt e si sia bloccata per ore a causa di problemi informatici.

Non interessa nemmeno che la United Airlines abbia per motivi simili dovuto mettere a terra i suoi aerei per la seconda volta in un mese.

L’attenzione di Cassandra è stata attratta da quello che è passato in TV (le testate giornalistiche stavolta si sono comportate meno peggio).
Della sfrenata ricerca (non caccia) dei maledetti hacker.

Dotti tuttologi denunciavano che erano stati gli hacker, e che comunque se non lo erano stati lo sarebbero stati la prossima volta perché “tutto è hackerabile” (interessante concetto, scaturito probabilmente per caso come nella storiella della scimmia che batte sulla macchina da scrivere).
Giornalisti che intervistavano chiunque, pregandolo quasi in ginocchio, per favore, di dire che erano stati i maledetti hacker. O se non loro i cyberterroristi. Di non rispondere che fosse stato un bug di un software od il guasto di un router in sistemi ormai ipercomplessi e difficilmente gestibili, come quelli del trading ad alta velocità o dello smistamento bagagli. Per carità, che non fosse un “semplice” guasto.

Niente notizia per i “giornalisti”, in questo caso.
Più che di caccia ai maledetti hacker, si potrebbe parlare di questua per un hacker, anche piccolo piccolo e nemmeno tanto cattivo, da poter mettere in prima pagina… Invece niente! Poveri giornalisti con tutte quelle pagine e tutti quei minuti da riempire…

Nel frattempo, quello che era successo alla nota ditta milanese gravitava tra gli addetti ai lavori, ma le conseguenze della violazione rimanevano estranee, benché facilmente comprensibili anche ai non informatici.
È un po’ come se avessero rubato qualche quintale di plutonio già confezionato in semisfere cave.

Ma son dettagli. Date a quei poveri giornalisti qualche maledetto hacker.
Lo hanno chiesto persino ad Obama!

OpenSSL, bug critico di giornata

OpenSSL, bug critico di giornata

open-sslOpenSSL, bug critico di giornata..

I ricercatori identificano l’ennesimo bug critico di OpenSSL, libreria vitale e super-bucata per le comunicazioni sicure su canali HTTP. Il rischio, in questo caso, non è a livello di Heartbleed.

OpenSSL ha un nuovo bug, una vulnerabilità potenzialmente sfruttabile per bypassare la protezione crittografica delle comunicazioni HTTPS. Almeno questa volta, però, il rischio non è così grave e i cyber-criminali non avranno a disposizione una nuova arma di “distruzione di massa telematica” sul genere di Heartbleed e piaghe similari.

Il nuovo baco (CVE-2015-1793) consiste in un controllo errato della legittimità di un certificato di sicurezza SSL/TLS, un mancato check-up che potrebbe portare all’abuso di un certificato autentico per la generazione di uno fasullo: il secondo certificato verrebbe considerato come autentico, e il cyber-criminale in questione potrebbe sfruttarlo per impersonare un qualsiasi sito Web per compromettere le comunicazioni e i dati dell’utente.

La vulnerabilità che si presta ad attacchi di tipo man-in-the-middle è stata scoperta dagli sviluppatori di BoringSSL, implementazione alternativa di OpenSSL con cui gli ingegneri di Google vorrebbero porre fine ai tanti problemi di sicurezza emersi in questi mesi e anni nella libreria crittografica più (ab)usata di Internet.

Fortunatamente per la sicurezza della suddetta Internet, però, la vulnerabilità CVE-2015-1793 è presente all’interno di versioni di OpenSSL usate raramente nei sistemi operativi enterprise e in particolare nelle release 1.0.2c, 1.0.2b, 1.0.1n e 1.0.1o.

Questa volta la superficie di attacco risulta essere ridotta, sul fronte del Web, mentre rischi sussistono per quelle app e quei software sviluppati individualmente e quindi potenzialmente basati su una versione di OpenSSL vulnerabile. In casi del genere la responsabilità dell’aggiornamento è ovviamente tutta dello sviluppatore.

 

Software house di Star Citizen apre nuova sede

Software house di Star Citizen apre nuova sede di sviluppo a Francoforte per CryEngine

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Il nuovo ufficio tedesco contribuirà allo sviluppo di Star Citizen e di Squadron 42. I veterani di questo team costituiranno un valore aggiunto dai punti di vista della programmazione, del gameplay per la parte da FPS e per la componente.

Cloud Imperium Games annuncia ufficialmente l’apertura di una nuova sede di sviluppo a Francoforte, in Germania. In questa sede lavorano ingegneri, artisti e designer, e molti di loro hanno diretta responsabilità sulla tecnologia grafica CryEngine su cui Star Citizen è basato. Non a caso la software house responsabile di CryEngine, Crytek, ha anch’essa sede a Francoforte.

“Alcuni tra i principali sviluppatori al mondo si trovano in questa città”, ha detto il direttore del progetto, oltre che creatore di Wing Commander e Freelancer, Chris Roberts. “Siamo estremamente lieti di averli nella nostra squadra. La loro esperienza con CryEngine per noi si concretizzerà in risultati molto importanti in futuro. Il loro contributo è già evidente nella parte single player di Star Citizen, Squadron 42, e nei primi elementi da FPS”.

La sede di Francoforte dunque sembra essere orientata principalmente alla collaborazione con il fornitore della tecnologia grafica, Crytek. Ma sicuramente anche per sopperire alle difficoltà incontrate nello sviluppo della parte da sparatutto in prima persona di Star Citizen, che a oggi risulta fortemente in ritardo rispetto alle promesse iniziali.

L’ufficio si trova nella parte ovest di Francoforte in un nuovo complesso commerciale vicino al centro congressi della città. Attualmente è formato da 21 persone, ma si prevede che tale numero salga a 50 entro la fine dell’anno.

“È un sogno che diventa realtà per tutto il nostro team”, ha dichiarato Brian Chambers, direttore dello sviluppo presso la nuova sede tedesca. “È eccitante lavorare su un progetto ambizioso come Star Citizen. Il nostro team è piccolo ma stiamo crescendo rapidamente, reclutando in tutta Europa. Abbiamo alcune idee molto interessanti sulla tecnologia, che pensiamo saranno molto gradite dai nostri fan. Ne parleremo molto presto!”

Star Citizen viene finanziato tramite crowdfunding e da ottobre 2012 ad oggi ha raccolto oltre 84 milioni di dollari. Viene riconosciuto dal Guinness World Record come il progetto che ha raccolto più soldi in assoluto dal pubblico. Cloud Imperium Games Corporation è invece una sussidiaria della Roberts Space Industries Corp. fondata nell’aprile 2012. Conta due sedi principali: a Los Angeles e ad Austin.

Microsoft annuncia Minecraft: Windows 10 Edition Beta

Microsoft annuncia Minecraft: Windows 10 Edition Beta

Minecraft

La nuova versione dedicata a Windows 10 sarà disponibile dal prossimo 29 luglio e potrà essere scaricata gratuitamente da tutti coloro che possiedono già la versione basata su Java.

Gli oltre 20 milioni di giocatori che hanno già acquistato la versione originale basata su Java potranno procedere gratuitamente al nuovo download, mentre chi non lo ha ancora fatto troverà Minecraft: Windows 10 Edition Beta su Windows Store a partire dal 29 luglio al prezzo di $10. Si tratta del primo passo verso la creazione di una versione unificata di Minecraft, accessibile allo stesso modo da ogni piattaforma.

Tutte notizie che si apprendono dal blog di Windows e che ovviamente sono propedeutiche all’arrivo della versione definitiva dello stesso Windows 10. Minecraft ora è disponibile su una moltitudine di formati, ovvero Windows, Mac, Windows Phone, iOS, Android, Xbox 360, Xbox One, PS3, PS4 e PS Vita, e su ciascuna di queste piattaforme sono disponibili le due modalità di gioco principali: Creativa e Sopravvivenza. La prima serve a esprimere la creatività dei giocatori, la seconda a costruire al fine di proteggersi dagli attacchi dei mostri.

La nuova versione consente di giocare con altri sette amici all’interno della stessa sessione di gioco, sia online che in multiplayer locale. I giocatori possono scegliere anche il loro schema di controllo preferito, passando in qualsiasi momento dalla modalità touch ai controlli con gamepad o tastiera. All’interno dell Windows 10 Edition c’è anche il GameDVR integrato per condividere online i momenti di gioco e non mancano meccanismi di feedback che i giocatori possono usare per contribuire allo sviluppo di Minecraft.

Ma non sono le uniche novità a proposito di Minecraft, visto che nel fine settimana si è svolto a Londra il Minecon 2015, organizzato da Mojang per condividere con i fan tutti i più recenti sviluppi sulle caratteristiche di gioco di Minecraft.

Mojang si è concentrata soprattutto sulla dimensione finale del gioco, che sarà nettamente ampliata rispetto alla versione attuale. Il Drago dell’End sarà molto più difficile da sconfiggere e potrà essere rianimato creando e collocando dei cristalli sulla sommità di una serie di pilastri. La dimensione finale non si costituirà solo di un’isola, ma di tante isole che sarà possibile raggiungere solo dopo aver trovato quello che Mojang definisce “The End Gateway”.

Molte mod l’hanno già introdotta, ma sarà presto presente anche nella versione di base di Minecraft. Ci riferiamo alla modalità dual-wielding, ovvero alla possibilità di usare due attrezzi o due armi contemporaneamente, uno per mano. I giocatori potranno così andare in giro, ad esempio, con una torcia e un’ascia, con una spada e uno scudo o, ancora, con due scudi.

Le frecce spettrali, invece, permetteranno di evidenziare gli oggetti e di scorgerli dalla distanza. Quando saremo colpiti da una di queste frecce, inoltre, sarà pressoché impossibile scappare dal nemico.

Al Minecon 2015 è stato mostrato anche il trailer di Mincecraft: Story Mode, la nuova serie a episodi di Telltale che conferirà a Minecraft una connotazione narrativa. Mojang e Telltale stanno lavorando insieme su questo progetto, in modo da individuare una storia che possa rispettare il concetto di gioco originale. Anche alcuni storici membri della community di Minecraft stanno offrendo il loro contributo in modo da rendere “la Story Mode il più possibile aderente a Minecraft”.

I giocatori prenderanno il controllo di Jesse, un personaggio inserito nell’universo di Minecraft. Jesse è inesperto in Minecraft e impara a conoscere questo vastissimo universo grazie all’aiuto di altri suoi amici con maggiore esperienza.

Hacking Team, rivelazioni a mezzo cracking

Hacking Team, rivelazioni a mezzo cracking

Hacking Team

L’azienda italiana specializzata in software di sorveglianza cade vittima di un’azione di cracking devastante, con la fuoriuscita di centinaia di Gigabyte di materiale. Tutte le collaborazioni esposte in Rete.

A quanto pare Hacking Team risulta irrimediabilmente compromessa, con 400 Gigabyte di dati a spasso per Internet (sui file locker come Mega, su BitTorrent, ovunque…) contenenti record audio, email, codice sorgente, credenziali di accesso e chi più ne ha più ne scarichi.
Un’autentica débâcle, insomma, che solleva più di un dubbio sull’affidabilità di una proposta commerciale impiegata da soggetti coinvolti nel monitoraggio dei cittadini di mezzo mondo.

Hacking Team, inoltre, si “vende” come proponente di una sicurezza di tipo “offensivo”, sebbene l’azienda precisi che tale pratica esclude i governi oppressivi e i regimi totalitari. Dai 400 succitati Gigabyte emerge che fra i partner di HT figurano le autorità di Egitto, Arabia Saudita, Oman, Libano, Mongolia, Russia, Stati Uniti (Datagate) e anche Sudan, rapporto commerciale che al momento risulta “not officially supported” e che l’azienda aveva pubblicamente negato di intrattenere anche perché per il paese vigono particolari sanzioni commerciali. Anche l’Italia, assieme a Germania, Spagna e Svizzera, compare tra i clienti di HT.

Non bastasse questo ad attentare alla reputazione di una società già definita da Reporter Senza Frontiere come “nemica” di Internet, il materiale comparso online – e diffuso tra l’altro dall’account Twitter di HT, anch’esso compromesso fino a poco fa – evidenzia una tendenza all’uso di pratiche di opsec a dir poco lasche da parte dei dipendenti di HT, con password non troppo sofisticate usate a protezione degli account email. Gustosa, infine, una lista di link a YouPorn, segno evidente che gli ingegneri dell’azienda erano abituati a unire il dovere al piacere.

Da un account Twitter, colui che si presenta come il dipendente di Hacking Team Christian Pozzi sembra essere intervenuto per abbozzare delle prime risposte: l’account è però stato compromesso e ora risulta rimosso.

Sitecom annuncia il modem router WLM-7600, top di gamma pronto per la fibra

Sitecom annuncia il modem router WLM-7600, top di gamma pronto per la fibra

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La società ha annunciato un nuovo modello di router per utenti evoluti con supporto alle reti wireless AC da 1600Mbps e modem con velocità di trasmissione da 200Mbps sia in download che in upload.

Sitecom ha introdotto sul mercato il modem router WLM-7600 Gigabit WiFi AC1600, dotato della tecnologia AC e compatibile con lo standard VDSL2. Mantiene la retrocompatibilità con le ADSL tradizionali, pur integrando il supporto alle Very-high-rate Digital Subscriber Line di seconda generazione fino a velocità di trasferimento dati pari a 200Mbps, sia in download che upload. A questo, aggiunge un router Wi-Fi in grado di trasferire dati a 1600Mbps.

Come abbiamo già visto in molte soluzioni della categoria, una velocità così sostenuta è possibile unendo le due bande da 5 e 2,4GHz, in cui nel caso del nuovo WLM-7600 la prima può arrivare a trasferimenti dell’ordine dei 1300Mbps, mentre la seconda si ferma a 300Mbps. Con queste specifiche, sicuramente di assoluto rilievo, il nuovo router di Sitecom si configura come una soluzione per lo streaming multimediale, oltre che per il gaming online e trasferimenti di file di grosse dimensioni.

Alle capacità wireless, WLM-7600 aggiunge la disponibilità di quattro porte Gigabit Ethernet cablate, accesso alla rete da parte di client ospiti, supporto per client VPN, due porte USB 2.0, un server DLNA integrato e piena compatibilità allo standard AirPrint che dà l’accesso diretto alle stampanti della rete ai dispositivi iPhone, iPad e Mac. La porta WAN integrata consente inoltre di collegare un modem esterno, ed utilizzare il dispositivo esclusivamente come router.

Sitecom offre anche la possibilità di installare e configurare router e rete in maniera semplice, grazie all’uso dell’app MyWiFi. Una volta installato il terminale nella rete domestica, l’app consentirà di modificare credenziali d’accesso, creare reti per gli ospiti, verificare la disponibilità di un nuovo aggiornamento firmware e molto altro ancora. Supportata la tecnologia OPS (One-Push-Setup) per collegare un adattatore di rete esterno attraverso la pressione di un pulsante su entrambe le periferiche.

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Sitecom WLM-7600 VDSL2/ADSL Modem Router Gigabit WiFi AC1600 è già disponibile in commercio in Italia al prezzo di 159 € ed è proposto con una garanzia della casa madre estendibile a 10 anni. All’acquisto verranno offerti anche sei mesi d’abbonamento gratuito al servizio Sitecom Cloud Security.

 

Kaspersky è vittima di un cyber-attacco

Kaspersky è vittima di un cyber-attacco

La security enterprise moscovita denuncia di avere subito un attacco estremamente sofisticato, evidentemente condotto da un non meglio precisato stato nazionale allo scopo di appropriarsi delle tecnologie della società.

Kaspersky

La cattiva notizia è che siamo stati attaccati sui nostri stessi network interni, ha spiegato il CEO e presidente di Kaspersky Eugene Kaspersky, ma la buona è che non c’è stata (apparente) compromissione dei potenziali bersagli degli attaccanti. La security enterprise russa ha battezzato l’attacco “Duqu 2.0”, classificandolo come l’iniziativa di un gruppo ben organizzato con alle spalle un governo nazionale “ostile” e che gioca sporco.

Esattamente come l’attacco originale risalente al 2011, Duqu 2.0 è un attacco estremamente sofisticato pensato per sfruttare diverse vulnerabilità zero-day, una minaccia che si pone “una generazione avanti a qualsiasi cosa” Kaspersky abbia mai visto, e con spiccata vocazione all’invisibilità.

Gli autori di Duqu erano interessati a scoprire i “segreti” dietro le tecnologie di sicurezza più avanzate sviluppate o in via di sviluppo nei Kaspersky Lab, dice la società; gli ignoti cracker hanno poi sfruttato lo stesso malware per infettare altri obiettivi sensibili come i partecipanti ai negoziati internazionali sul programma nucleare iraniano.

L’operazione di cyber-spionaggio Duqu 2.0, almeno nel caso di Kaspersky, non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati e i segreti della security enterprise sono rimasti tali, stando almeno a quanto sostiene Eugene Kaspersky. Positivo, poi, è il fatto che gli analisti si siano accorti dell’esistenza della minaccia nonostante la sua complessità e raffinatezza.

Quello che invece risulta essere “semplicemente oltraggioso”, dice ancora Kaspersky, è che un governo abbia finanziato una squadra di cracker per compromettere un’azienda che fa della difesa della sicurezza informatica il suo focus esclusivo: Kaspersky condivide informazioni cruciali per combattere il cyber-crimine con le autorità internazionali. Nuove regole globali contro il cyber-spionaggio e il cyber-warfare sono vieppiù necessarie, conclude il fondatore della security company.

Surface Hub, megaschermo con Windows 10

Surface Hub, megaschermo con Windows 10

Microsoft ha presentato ufficialmente uno dei prodotti in arrivo assieme a Windows 10, dispositivo dotato di schermo a dir poco generoso, dedicato alle aziende.

Surface Hub

Di Surface Hub si conosce l’esistenza già da tempo, e ora Microsoft è tornata sulla questione con una campagna promozionale indirizzata al tipo di utenza per cui il colossale “PC da parete” con mega-schermo è nato: Hub è per le aziende, dice Redmond, e favorisce la collaborazione tra gruppi di lavoro. E magari l’acquisto di nuovi prodotti e servizi marcati Microsoft.

La storia di Surface Hub parte dall’acqusizione di Perceptive Pixel avvenuta qualche anno fa, e include uno sforzo ingegneristico non indifferente votato a trasformare in realtà la “vision” del responsabile del progetto Jeff Han: Hub è dotato di uno schermo multi-touch di dimensioni che raramente si vendono anche sui TV-set più costosi, e per di più dietro il suddetto schermo c’è un vero e proprio computer dotato di tutto il necessario per gestire Windows 10 in risoluzione Ultra HD/4K.

Surface Hub è il sistema ideale per lavorare in gruppo nelle aziende grandi e piccole, sostiene Microsoft, permette di prendere appunti con le stilo digitali direttamente sullo schermo-parete, di condividere dati e app con gli altri dispositivi appartenenti all’ecosistema Microsoft e anche di supportare i prodotti tecnologici e il software pensato per girare su computer.

Che Surface Hub rappresenti un prodotto esclusivamente destinato al mercato enterprise è evidente anche dal prezzo, visto che si parla di un esborso minimo di 7mila dollari per la versione da 55″ o di ben 20mila dollari per la variante “gigante” con schermo da 84 pollici. Nessuno vieta l’acquisto di un “mostro” del genere ai privati dotati di fondi sufficienti, mentre per quanto riguarda la disponibilità si parla dell’arrivo quasi in contemporanea con Windows 10 presso Windows Store fisici.

Nonostante i fondi e gli sforzi non indifferenti (con tanto di unità produttiva speciale aperta nell’Oregon) che sono stati necessari alla sua realizzazione, Surface Hub è prevedibilmente destinato a essere un prodotto di nicchia con vendite ridotte: la speranza di Microsoft è che, oltre ai ricavi provenienti dalla vendita diretta, il mega-tablet da parete invogli le aziende a usare sempre più servizi e prodotti di Redmond in futuro.

Build 2015, in diretta la tappa di Milano

Build 2015, in diretta la tappa di Milano

build

Tutte le novità dell’anno racchiuse in un appuntamento esclusivo: la tappa milanese del tour Build 2015 è fissata per domani, 10 giugno. Sul palco degli East End Studios del capoluogo lombardo si avvicenderanno evangelist e tecnici provenienti direttamente dal campus di Redmond di Microsoft, per raccontare tutte le novità relative a Windows 10, la nuova Universal Windows Platform, il browser Edge e tutto quanto costituisce lo stato dell’arte dell’ecosistema software più popolare al mondo.

I biglietti sono andati rapidamente esauriti, ma per chi non potrà essere a Milano domani non tutto è perduto: su questa stessa pagina sarà disponibile a partire dalle 9 la diretta streaming della giornata, e seguiremo l’evento con un live-blogging che coprirà il keynote d’apertura tenuto da Andrew Wigley, uno degli evangelist di punta di Redmond specializzato in piattaforme mobile e la convergenza di queste ultime con l’universo desktop.

Tra gli altri speaker di giornata figurano Nikola Metulev e David Rousset: il primo è volato a Milano direttamente da Redmond, dove si occupa di quelle applicazioni cross-platform che sempre più importanza ricopriranno con il lancio di Windows 10 e la sua estensione a dispositivi mobile e form-factor più tradizionali. Il secondo arriva dalla Francia, ed è uno specialista del Web: tra i suoi lavori figura il framework WebGL Babylon.js.

Durante la giornata si alterneranno sessioni demo ed esempi di programmazione per la piattaforma Windows, condite con momenti nei quali il pubblico potrà porre le proprie domande ed esporre i propri dubbi agli speaker. Per tutta la durata della conferenza è previsto un servizio di traduzione simultanea, che vi proporremo nella diretta streaming.

L’appuntamento è per domattina alle ore 9, qui su questa pagina, per seguire live la fitta agenda di Build Milano 2015.

Facebook, tutti gli Sgarbi all’Origine della Vita

Facebook, tutti gli Sgarbi all’Origine della Vita

Nuovo blocco per il capolavoro di Courbet, giudicato ancora una volta troppo esplicito dal social network. Stavolta a farne le spese è la pagina del politico e critico d’arte italiano che ora minaccia querele.

Nella giornata di sabato Facebook ha bloccato per 24 ore e poi riattivato il profilo di Vittorio Sgarbi: al centro di tutto, l’Origine della Vita, opera del 1866 di Gustave Courbet che rappresenta quasi anatomicamente un organo genitale femminile.
Per lo stesso quadro, peraltro, Facebook si trova già sul banco degli imputati in Francia, dove a far ricorso contro la sua decisione di blocco di un account che aveva pubblicato un’immagine dell’opera di Courbert è stato il professore Fréderic Durand-Baïssas che aspetta ancora di avere giustizia: per quanto la denuncia sia stata depositata ormai da 4 anni, il caso è ancora fermo alle questioni di giurisprudenza, con Facebook che ha fatto appello contro la sentenza del Tribunale francese che ha dichiarato di poter decidere del caso nonostante Facebook sia un’azienda statunitense.

Come il professore francese, anche il politico, commentatore televisivo e critico d’arte italiano Vittorio Sgarbi aveva pubblicato una foto dell’opera d’arte (scattata riprendendo anche se stesso al Museo d’Orsay): a quanto pare tale immagine ha infastidito qualcuno, tanto da diventare oggetto di segnalazione e poi di censura da parte del social network, il cui sistema ha ritenuto che l’immagine fosse troppo esplicita e quindi in violazione delle sue policy.

Il blocco della pagina di Sgarbi, a differenza di quella del professore francese, è durato solo 24 ore. Tuttavia il critico d’arte, peso massimo delle polemiche, non si è certo accontentato del tornare online, ma ha attaccato il social network: “Come sempre la censura di Facebook introduce elementi di astratto moralismo (tra cristiano e islamico), sottoponendo la libertà dell’arte a una insopportabile censura. È l’equivoco tra contenuto e forma. I Bronzi di Riace sono nudi come Rocco Siffredi, ma appartengono all’arte, non alla pornografia!”
“Censurare una fotografia – ha riferito inoltre – non in una camera da letto in atti intimi, ma davanti al capolavoro di Courbet al Museo d’Orsay, è un crimine contro la civiltà. È una gravissima censura all’arte che Facebook dovrà pagare”.

Così adesso sotto la foto tornata online sul profilo di Sgarbi è comparso un commento in cui si spiega che il suo avvocato Giampaolo Cicconi si è mosso per chiedere 50mila euro di danni al social network per la censura subita per la foto che in poco tempo aveva raggiunto secondo il legale “un milione di visualizzazioni”.
Secondo l’avvocato non sarebbero sussistiti i presupposti per la rimozione, in quanto si tratta di “pubblicazione di nudi pittorici e non di nudi fotografici, pubblicazione, in simili casi, consentita dal vostro regolamento interno”.

False CPU AMD vendute su Amazon: una truffa ingegnosa

False CPU AMD vendute su Amazon: una truffa ingegnosa

Su Amazon UK alcuni acquirenti di APU AMD A8-7600 si sono visti recapitare un prodotto diverso, nonostante avesse scatola e apparenti sembianze del chip desiderato. AMD e Amazon stanno già indagando.

Non ci sono casi segnalati in Italia, almeno che ci siano “giunti all’orecchio”, ma alcuni acquirenti di processori AMD su Amazon (in Regno Unito) si sono visti recapitare un modello sbagliato – o meglio dire contraffatto – rispetto al loro acquisto. Al centro della vicenda l’AMD A8-7600, una APU Kaveri dalle buone prestazioni.

Alcuni clienti del noto shop online hanno comprato il chip di AMD, ma una volta ricevuto hanno constatato che non funzionava. Un modello difettoso? No, almeno non sempre; semplicemente non era l’APU desiderata ma un altro prodotto. Osservando la disposizione dei pin sul fondo del processore gli acquirenti si sono accorti che non combaciavano in alcun modo con il socket della motherboard (FM2+).

processori amd

CPU falsa (a sinistra) e originale (a destra)

Secondo il sito tedesco Computer Base qualcuno (il chip è venduto direttamente da Amazon, che tuttavia l’avrà acquistato da terzi, per ora ignoti) ha preso delle vecchie e meno costose CPU, scoperchiandole. Poi ha preso le nuove CPU, ha fatto altrettanto e ha posizionato l’heatspreader della nuova CPU su quella vecchia – un Athlon 64 X2 5200+ (Brisbane) compatibile con socket AM2 – rivendendola al prezzo della APU (con tanto di scatola apparentemente corretta). Una vera e propria truffa.

Nonostante la situazione sembri limitata a quel singolo modello di APU AMD e al Regno Unito, riteniamo giusto avvisare i nostri lettori di questo “precedente”, sperando abbia dimensioni circoscritte. Quella delle “fake CPU” (così sono state ribattezzate dai media statunitensi) potrebbe essere una truffa relativamente facile da imbastire.

Come giustamente fanno notare i colleghi di Tom’s Hardware USA sarebbe piuttosto semplice fare altrettanto con delle CPU Intel Haswell, rimuovendo l’heatspreader da un Core i7 per piazzarlo su un Celeron, con il vantaggio che essendo entrambi compatibili con il socket LGA 1150 l’acquirente potrebbe non accorgersi immediatamente dello scambio.

AMD, vittima di questa vicenda e a cui non si può assolutamente addebitare nulla, ha comunque rilasciato un commento sulla vicenda:

“È evidente che questo incidente isolato non è legato in alcun modo alla produzione o al confezionamento di AMD, tuttavia prendiamo qualsiasi segnalazione di manomissione dei prodotti molto seriamente. Come parte del nostro continuo impegno nel garantire che a consumatori e imprese siano venduti solo processori AMD originali, indaghiamo a fondo su questi rarissimi episodi nel tentativo di determinare l’origine dei prodotti alterati, e consideriamo tutti gli interventi giuridici a disposizione – tra cui denunce sia civili che penali – contro le persone trovate ad aver partecipato ad azioni fraudolente che interessano i prodotti AMD.

Stiamo lavorando in stretta collaborazione con Amazon e le autorità di polizia locali per risolvere rapidamente questo incidente e assicurare i rigorosi standard di qualità e affidabilità che AMD è nota per mantenere. Inoltre, mentre attuiamo già ampie misure di sicurezza per garantire l’autenticità dei nostri prodotti, stiamo valutando ulteriori misure di sicurezza per il futuro”.

AMD ha anche dato alcuni consigli per valutare l’autenticità dei propri prodotti. Ogni AMD PIB (Processor in a box) ha un numero seriale unico che permette all’azienda di tracciarne la distribuzione e assicurarsi che i clienti ricevano prodotti di alta qualità e originali.

I numeri seriali sono anche usati per la verifica dell’autenticità di un processore in sede di garanzia. Ogni PIB ha un ologramma 3D sulla scatola che permette di verificare l’autenticità dei prodotti. L’azienda, infine, ha una guida sul suo sito web per aiutare a verificare la legittimità delle CPU.

Le rimostranze degli utenti britannici, visibili a questo indirizzo, sembrano inserire la truffa in un periodo recente, il mese di gennaio per la precisione, mentre ci sono tre recensioni positive relative all’anno passato. Per quanto riguarda la pagina di vendita su Amazon Italia, nessun acquirente segnala casi simili, per cui si può acquistare con fiducia.

Recensione MacBook 12 (2015), il bello dei compromessi

Recensione MacBook 12 (2015), il bello dei compromessi

Il MacBook è un bellissimo notebook, leggero, compatto e di alta qualità, ma richiede una serie di compromessi che non tutti accetteranno. Tuttavia, se volete il prodotto Apple migliore dalla massima portabilità, è quello che fa per voi.

MacBook 12 (2015)

Con un peso di 907 grammi e uno spessore di 13,1 millimetri il MacBook è uno dei notebook più sottili e leggeri mai realizzati. Ed è anche il primo MacBook da 12 pollici con schermo Retina da 2304 x 1440 pixel.

 

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