NVIDIA, primo trimestre superiore alle previsioni

NVIDIA, primo trimestre superiore alle previsioni

I risultati trimestrali per il primo quarto dell’anno fiscale 2016 sono superiori alle previsioni della compagnia ma non centrano le stime degli analisti. Le vendite PC in rallentamento per il secondo trimestre in vista di Windows 10.

 

pc NVIDIA

NVIDIA ha pubblicato i risultati finanziari per il primo trimestre dell’anno fiscale 2016 che si è concluso lo scorso 26 aprile. Nel periodo in esame l’azienda californiana registra un fatturato di 1,15 miliardi di dollari, in crescita del 4% rispetto agli 1,10 miliardi di dollari registrati nel medesimo periodo di un anno fa, ed in calo dell’8% rispetto agli 1,25 miliardi di dollari registrati nel trimestre precedente.

Gli utili GAAP per azione diluita ammontano a 24 centesimi di dollari, invariati rispetto al primo trimestre dello scorso anno e con un calo del 31% rispetto ai 35 centestimi di dollari dell’ultimo trimestre fiscale 2015. Gli utili non-GAAP per azione diluita ammontano invece a 33 centesimi di dollaro, in crescita del 14% rispetto ad un anno fa e in calo del 23% rispetto al trimestre precedente. L’utile netto GAAP ammonta a 134 milioni di dollari, in calo del 2% anno su anno, mentre se si considera l’utile non-GAAP abbiamo una crescita del 13% a 187 milioni di dollari.

Il CEO di NVIDIA, Jen-Hsun Huang, ha commentato: “L’importanza del visual computing è evidente attorno a noi. La nostra competenza in questo campo ci permette di prendere una posizione di dominio per avanzare nel deep learning, nella realtà virtuale e nelle auto a guida autonoma. La nostra attenzione sul visual computing è allineata con alcune delle più entusiasmanti opportunità di crescita oggi presenti nel mondo computing”.

La crescita del fatturato è stata supportata dalle vendite delle schede GeForce per il gaming e Tesla per la computazione parallela, oltre che dai sistemi per infotainment automobilistico. Se si osserva il fatturato generato dalle GPU, pari a 940 milioni di dollari, si evince una crescita del 5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. In particolare il fatturato generato dalle GPU di classe GeForce per i sistemi da gioco desktop e notebook cresce del 14%, grazie alla crescita nel comparto PC gaming anche per quanto riguarda le GPU Maxwell di fascia alta. Nvidia osserva inoltre una crescita nel fatturato proveniente dalle GPU Tesla e un calo invece per i prodotti Quadro, sebbene non fornisca il dettaglio specifico per queste categorie di prodotti. Il fatturato generato dai processori Tegra cresce invece del 4%, principalmente grazie al mercato automotive e ai dispositivi SHIELD.

L’azienda di Santa Clara ha inoltre annunciato, questo già nei giorni passati, la decisione di portare a termine le operazioni per quanto riguarda i modem cellulari Icera con la prospettiva di cercare possibili acquirenti per la divisione. NVIDIA prevede costi compresi tra 100 e 125 milioni di dollari per la chiusura delle operazioni della divisione che si occupa di Icera.

Colette Kress, CFO di NVIDIA, ha commentato a margine della presentazione dei risultati finanziari: “Vediamo un mercato poco vivace in direzione del secondo trimestre”. Il riferimento è ad una serie di fattori che si stanno sovrapponendo e vanno a porre un freno alle vendite di PC: lo stagionale rallentamento del mercato e l’attesa in vista del lancio del sistema operativo Windows 10. Il CEO Jen-Husun Huang ha comunque osservato come vi siano molti elementi a dimostrazione del fatto che il gaming PC sta crescendo, grazie alla crescita del digital gaming e degli e-sport. L’attenzione verso i display 4K potrebbe inoltre stimolare ulteriore domanda per le schede grafiche e i dispositivi di gioco, così come per la realtà virtuale.

HP: il Cloud è un viaggio che muta in itinere

HP: il Cloud è un viaggio che muta in itinere

Il passaggio verso il Cloud è un processo complesso, che promette molto ma nasconde delle insidie. La chiave, secondo HP, è l’approccio ibrido per unire i vantaggi del cloud pubblico e del cloud privato e mantenere la giusta agilità e flessibilità”.

HPcloud

Durante i primi mesi del 2015 HP ha annunciato a più riprese varie novità per il panorama Cloud, con speciale attenzione al catalogo HP Helion: la società statunitense sta investendo molto nel Cloud, sin dal debutto dei servizi e dei prodotti Helion avvenuto la scorsa primavera. L’obiettivo che HP si prefigge è quello di aiutare le aziende nel difficile passaggio al Cloud, mettendo loro a disposizione tutta la flessibilità necessaria per affrontare la transizione nella maniera più fluida possibile. Flessibilità che per HP si declina nel paradigma di Hybrid Cloud, ovvero la possibilità di sfruttare contemporaneamente cloud privato e cloud pubblico o gestito in quei campi d’applicazione dove ciascuno dei due modelli risulta efficace.

Abbiamo avuto la possibilità di approfondire la strategia che HP sta portando avanti nel panorama Cloud intervistando Andrea Monaci, Cloud Marketing Director HP EMEA, il quale parte dall’assunto che il passaggio al Cloud è, per chi lo intraprende, un viaggio che muta in itinere: si parte con un’idea di percorso che però viene modificato e adeguato nel corso del tempo. Nell’accompagnare i clienti in questo viaggio la strategia di HP non è cambiata e si basa su due grandi pilastri, ovvero l’Hybrid Cloud da una parte e dall’altra parte i partner.

“I partner sono importanti perché il Cloud non è “one company does everything” ma è un gioco di squadra su tutti i clienti. Del resto l’IT è sempre stata così e i nostri partner spesso sono molto più vicini alle esigenze del cliente rispetto a noi che siamo semplici fornitori di tecnologia. Quello che noi dobbiamo fare, però, è far si che i partner siano in grado di fare Cloud per loro e per i nostri clienti. Alla fine è un viaggio anche per i partner, non solo per le aziende. HP dispone di un programma di partner selezionati, chiamato “Cloud Builder”, con i quali possiamo offrire training e bundle pensati appositamente per dare dimostrazione dell’offerta ai clienti, così come un programma di startup veloce con package più piccoli. Si tratta di un grosso investimento per noi, ma che sta portando i suoi frutti con alcuni grandi clienti che hanno compreso le potenzialità e sono passati alla fase operativa della transizione” afferma Monaci.

Monaci osserva come all’interno dell’enterprise esista un punto fisso rappresentato da uno scenario IT che è frutto di una stratificazione di investimenti, che in una maniera o nell’altra devono essere preservati. Questo punto fisso deve inevitabilmente essere armonizzato con gli altri punti fissi rappresentati dai trend consolidati del momento (mobility, social, big data e via discorrendo) che sono a loro volta supportati dal Cloud che funge da loro abilitatore e che hanno, altrettanto inevitabilmente, un impatto profondo sull’azienda. Questi trend vanno a toccare qualsiasi realtà poiché innescano un cambiamento nel modo di pensare dei clienti e nel modo in cui gli utilizzatori usano la tecnologia (anche internamente all’azienda) e affrontarli significa affrontare la digital transformation.

L’IT si trova quindi nella situazione di dover affrontare una trasformazione che coinvolge vari aspetti aspetti: la “mobilizzazione” delle app, le esigenze di sperimentazione veloce del dipartimento di R&D, gli strumenti SaaS per il dipartimento vendite e via discorrendo. L’IT riceve quindi una serie di richieste da tutta l’azienda e la prima cosa che può fare per rispondere a queste richieste è approntare un catalogo di servizi e, spiega Monaci, il Cloud non è altro che un catalogo digitale di servizi: “Vi sono però servizi che possono essere già pronti e preconfezionati sul mercato da parte di un vendor qualsiasi, mentre altri servizi possono avere una complessità tale da non esistere sul mercato. Il catalogo di cui sopra deve essere capace, pertanto, di poter creare quelle infrastrutture abilitanti ai servizi che mi servono in maniera automatica e in maniera ibrida, appoggiandosi cioè al public Cloud da un lato e al private o virtual private Cloud dall’altro”.

Popcorn Time incontra i primi ostacoli legali in Europa

Popcorn Time faceva tremare Hollywood quando iniziava a diventare popolare l’anno scorso. Ma adesso inizia a tremare il team alla base dell’applicazione pirata, dopo che un tribunale ha ordinato il blocco alle pagine web legate al servizio, sulle reti dei più grandi operatori internet del Regno Unito. In questo modo, vengono in qualche modo abbattute le certezze dei ragazzi che hanno progettato e proposto il “Netflix dei pirati”.

popcorn

Al raggiungimento del successo, uno degli sviluppatori sottolineava che il gruppo non manteneva alcuna informazione sui film o sui contenuti ad essi relativi. Tutte le operazioni venivano gestite da API automatizzate e nessun dato veniva salvato sui server proprietari. È stato uno degli aspetti più curati dal team, che ha consentito loro di non preoccuparsi di eventuali azioni legali. Almeno fino ad oggi.

Nel Regno Unito la Corte Suprema ha richiesto a Sky, BT, EE, TalkTalk e VirginMedia di impedire ai propri clienti l’accesso alle pagine web relative a Popcorn Time. L’inchiesta è stata voluta dai grossi nomi di Hollywood, e il suo verdetto finale sottolinea che “è evidente che Popcorn Time sia utilizzato per guardare contenuti pirata su internet, ed è altrettanto evidente che questo sia il suo scopo principale”.

E conclude: “Nessuno usa Popcorn Time per guardare contenuti disponibili legalmente”. Il blocco, così come voluto dalla giustizia britannica, appare però quanto meno inadeguato. Popcorn Time si basa su connessioni peer-to-peer fra gli utenti del servizio, e impedire l’accesso ai siti che permettono il download del client, non impedisce a sua volta la possibilità di vedere i contenuti in esso contenuti se già si ha l’applicazione installata.

Popcorn Time ha catturato sin da subito le attenzioni di pirati e dei proprietari di diritti d’autore. Ha aggirato quelli che erano i limiti dello streaming online, offrendo un servizio di elevatissima qualità basato esclusivamente su contenuti illeciti: la qualità audio-video dei contenuti proposti è solitamente molto alta, così come la velocità di download mai deludente. Anche la semplicità di navigazione nell’interfaccia è esemplare, ed è stata proprio questa la caratteristica che subito lo ha messo in diretto confronto con Netflix.

 

Le prime CPU Broadwell per sistemi desktop giungono sul mercato

i7

i7

Intel ha dato il via alla commercializzazione dei primi processori della famiglia Core basati su architettura di quinta generazione e destinati all’abbinamento con le schede madri socket 1150 LGA attualmente presenti in commercio. Vari rivenditori e assemblatori hanno infatti iniziato a fornire informazioni specifiche su configurazioni nelle quali rientrano queste nuove CPU.

Ci riferiamo ai modelli basati su architettura nota con il nome in codice di Broadwell, versioni costruite con tecnologia produttiva a 14 nanometri e in grado di assicurare un funzionamento complessivamente più efficiente, a parità di potenza di elaborazione, rispetto ai modelli Haswell di precedente generazione.

Tra le caratteristiche tecniche di questi processori si segnala in effetti proprio il ridotto consumo: le declinazioni quad core per sistemi desktop vengono infatti proposte con TDP pari a 65 Watt, valore che è già stato utilizzato in passato da Intel per altri modelli desktop. Quello che manca in questo caso sono le versioni con TDP attorno ai 95 Watt, quello che è indicato come consumo standard per un processore destinato a sistemi desktop.

Troveremo quindi presto sugli scaffali i processori Core i7-5775C e Core i5-5675C basati su architettura Broadwell, entrambi caratterizzati da TDP pari a 65 Watt e dall’utilizzo di GPU integrata della famiglia Iris Pro 6200 con 48 Execution units. In termini di specifiche tecniche dettagliate questi i dati dei due nuovi modelli per socket 1150 LGA:

  • Core i7-5775C: 4 cores, 8 threads; clock base 3,3 GHz, clock boost 3,7 GHz; cache L3 6 Mbytes; GPU Iris Pro 6200; TDP 65 Watt.
  • Core i5-5675C: 4 cores, 4 threads; clock base 3,1 GHz, clock boost 3,6 GHz; cache L3 4 Mbytes, GPU Iris Pro 6200; TDP 65 Watt.

Queste specifiche tecniche sono interessanti nel complesso ma nel confronto con i modelli Haswell a listino è evidente come questi ultimi, per quanto riguarda le proposte di fascia più alta, siano capaci di assicurare livelli prestazionali complessivamente più elevati grazie alle frequenze di clock superiori rese possibili proprio dal TDP di 88 Watt.

Ricordiamo come le nuove CPU Broadwell per sistemi desktop richiedano l’abbinamento con schede madri socket 1150 LGA basate su chipset Intel Z97 che siano state preventivamente aggiornate a livello di bios, scegliendone una versione per la quale il produttore abbia certificato la compatibilità con le nuove CPU.

 

1 3 4 5