Oculus Rift, aspettative e attese

Oculus Rift, aspettative e attese

Oculus Rift

Il caschetto per la realtà virtuale giungerà con ritardo per una parte di coloro che lo hanno ordinato, a causa di problemi logistici. Nel frattempo c’è chi si intrattiene analizzandone le condizioni d’uso

Le ordinazioni sono state aperte nel mese di gennaio, i primi esemplari di Oculus Rift destinati al mercato consumer sarebbero dovuti essere consegnati nei primi giorni di aprile, con le spedizioni in partenza alla fine di marzo. Qualcosa, però, è andato storto nella catena logistica.
Coloro che hanno stanziato 600 dollari (o oltre 740 euro) per aggiudicarsi un esemplare del caschetto per la VR, nei giorni scorsi sono stati informati del fatto che avrebbero ricevuto una notifica nel momento in cui l’ordine sarebbe stato evaso. I mormorii, sull’onda delle aspettative deluse, si sono trasformati in polemiche e l’intervento su Twitter e su Reddit del fondatore di Oculus Palmer Luckey non è servito a placarle, anzi.

Coloro che hanno effettuato gli ordini hanno ricevuto nelle scorse ore una email nella quale si attribuisce il ritardo ad una non meglio precisata “inattesa indisponibilità di componenti” e a mo di risarcimento il CEO di Oculus ha promesso la spedizione gratuita a tutti coloro che abbiano ordinato Rift tra gennaio e il primo giorno di aprile.

Facebook, che ha acquisito Oculus nel 2014, stima di conquistare entro il 2016 600mila utenti per Oculus Rift, 2,7 milioni entro il 2017, nel contesto di un mercato che si sta popolando di offerte per i consumatori della prima ora.
Le sfide che i dispositivi per la realtà virtuale dovranno dimostrare di vincere per affermarsi sul mercato di massa sono ancora numerose, e non solo puramente tecnologiche: immergersi in scenari virtuali, come dimostrano le condizioni d’uso di Oculus, potrebbe dare origine a nuovi attriti con questioni trasversali come il diritto alla privacy.

HP Spectre x360 promosso nella prova d’uso

Bello, ben fatto e comodo da usare in quasi tutte le sue funzioni, lo Spectre x360 si conferma uno dei migliori ibridi in circolazione.

HP Spectre x360

Difficilmente chi vede nuovi notebook tutti i giorni si lascia entusiasmare da una linea attraente, ma nonostante questo quando si toglie dalla scatola lo Spectre x360 c’è l’effetto wow. È uno dei notebook più belli in circolazione, elegante, raffinato e adatto a qualsiasi situazione.

Sull’aspetto esteriore dello Spectre x360 diamo ragione ai colleghi statunitensi: è un intelligente mix delle peculiarità degli ultrabook di maggior successo. Il colore e il tipo di verniciatura ricordano il MacBook Air; il peso mi fa venire in mente gli Zenbook: dopo avere ammirato lo spessore a lametta ci si aspetta qualcosa di più leggero. Sia chiaro: sta in una borsetta senza problemi e si lascia portare in giro per tutto il giorno senza tediare, ma oggettivamente ci sono ultrabook delle stesse dimensioni che pesano un pochino meno.

Le cerniere lucide fanno venire in mente le soluzioni ultramobili di Toshiba, e sono una piacevole interruzione a una linea altrimenti monotona. Probabilmente è proprio per creare movimento che HP ha optato per uno stile differente sulla parte anteriore e posteriore della base. Apprezzo quella posteriore arrotondata, per poter installare un meccanismo di conversione in tablet che non sporge e non si nota.

Forse riportarlo anche davanti sarebbe stato monotono, però il profilo squadrato del poggiapolsi non è granché comodo: francamente avrei preferito una linea più morbida su cui appoggiare i polsi. È un dettaglio sia chiaro: questo portatile è talmente bello che per trovare un difetto bisogna cercare il pelo nell’uovo.

Schermo e conversione in tablet

Uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato è lo schermo luminosissimo: si riescono a leggere perfettamente i contenuti anche sotto alla luce diretta del Sole. Personalmente ho apprezzato l’idea della risoluzione Full HD, che è ben leggibile quando si lavora e permette di riprodurre video Full HD: i palloncini di Up! Sono uno spettacolo da ammirare e qualsiasi contenuto è brillante e dettagliato. Peccato per le ditate che restano impresse sul touch: se non vi portate dietro una pezza da passare ogni tanto l’effetto wow si affloscia dopo un paio d’ore che lo maneggiate.

Come gli altri prodotti che funzionano allo stesso modo tastiera (retroilluminazione compresa) e touchpad si disattivano quando convertite il notebook in tablet. Nella prova d’uso ho notato che la disattivazione impiega meno di un paio di secondi, quindi anche se chiudete al volo il coperchio e agguantate subito il tablet non finite per fare qualche selezione. Ottimo.

Il componente migliore del prodotto sono le cerniere: sono talmente scorrevoli che si riesce a ruotare lo schermo praticamente senza alcuno sforzo. Però se si dispone il notebook in modalità stand o notebook e si effettuano selezioni con il touch lo schermo vibra (cosa che succede con tutti i prodotti) ma non cambia posizione.

Una cosa che lascia un po’ perplessa è che è capitato spesso di sollevare l’x360 in modalità tablet facendo alzare involontariamente il coperchio dalla base. Paradossalmente quando il coperchio è chiuso in modalità notebook le due parti aderiscono talmente bene che non si separano facilmente. Il motivo è nella progettazione: sia la base sia il coperchio nella parte interna hanno profili con un taglio angolare netto, esternamente entrambi sono leggermente arrotondati. Ne segue che la chiusura come notebook è perfetta, come tablet no. È una piccola sbavatura a un design altrimenti perfetto.

Quanto a tastiera e touchpad, chi deve lavorare tutto il giorno apprezzerà molto questo Spectre. Persino le frecce direzionali nella “disposizione HP” che non è del tutto standard si trovano alla cieca senza bisogno di prenderci l’abitudine. Merito della mancanza del tastierino numerico, che dà un punto di riferimento facile da trovare. Notevole il fatto che quando la retroilluminazione è disattivata resta acceso il tasto F5 che serve per accenderla: se iniziate a lavorare al buio troverete subito il riferimento per illuminare la tastiera.

I tasti emettono un clic secco che è indispensabile per capire che la battuta è andata a buon fine. Per scrivere basta sfiorare i tasti, e la base è sufficientemente ampia da alloggiare una tastiera larga e confortevole con cui ho preso la mano in pochi minuti. Ottimo.

Il touchpad è semplicemente spettacolare. Dire che è grande è un eufemismo, rispetto alla media è enorme e c’è abbastanza spazio per tracciare le gesture con ben più di 4 dita. Avere una superficie di 14 centimetri di larghezza in un poggiapolsi da 32,5 centimetri significa abbassare le mani a caso da qualsiasi posizione sulla tastiera e trovare il touchpad.

In sostanza con questo equipaggiamento ho lavorato agevolmente, come se fosse il mio notebook da tempo, sia alla scrivania in ufficio che sul divano a casa. Capita raramente ed è un plus da non sottovalutare.

Il rivestimento in alluminio ha una controindicazione comune a tutti i notebook che sfruttano questa soluzione, compreso lo Spectre: si scalda. Finché ho usato lo Spectre appoggiato sulla scrivania non mi sono quasi accorta del calore, perché viene sprigionato da una griglia sul fondo e da una seconda nella parte alta del lato sinistro.  Ho provato poi ad appoggiarlo sulle gambe per le due ore che ho impiegato a testare una web app: il calore sul fondo è salito a livelli fastidiosi. Colpa mia che ho ostacolato la ventilazione otturando la griglia sul fondo: sconsiglio di farlo.

Per compensare il sistema ha chiamato in causa spesso le ventole di raffreddamento, che sulla scrivania non si erano proprio sentite, mentre dopo 20 minuti sulle gambe restavano quasi sempre accese emettendo un sibilo ben percettibile.

Grazie alla versatilità del prodotto la soluzione è a portata di mano: se volete riprodurre contenuti multimediali sul divano disponete lo Spectre in modalità a tenda o stand. Le griglie resteranno libere, la base fresca e le ventole in silenzio. In questa modalità inoltre beneficerete di un altro vantaggio: sentirete l’audio in maniera decente. HP infatti ha posizionato gli altoparlanti sotto alla base, quindi tenendolo sulle gambe il suono che vi arriva è sordo. Se usate la modalità a tenda o stand il problema non si pone.

Per questo ho trovato molto utili le due modalità appena descritte, oltre a quella notebook, mentre non ho amato quella tablet sia perché l’aggancio fra base e coperchio non è stabile, sia perché il prodotto non è così maneggevole in modalità tablet.

La configurazione basata sulla CPU Core i5 è ampiamente sufficiente per lavorare senza problemi. Ho usato a batteria un paio di documenti di Word, Spotify e i browser Chrome e Firefox con una ventina di tab aperte per ciascuno senza notare alcun rallentamento.

L’unica incertezza – ma non è una questione di potenza di elaborazione – si verifica puntualmente quando si passa da una modalità d’uso all’altra: la rotazione dello schermo impiega qualche secondo ad attivarsi.

L’aspetto che ho apprezzato maggiormente è che ho lavorato con questo notebook con Wi-Fi attivo per un paio di giorni lasciandolo in standby durante gli spostamenti e le interruzioni dell’attività e la batteria aveva ancora un po’ di carica residua. Ovviamente ho regolato il sistema di risparmio energetico in modo che display e disco fisso potessero spegnersi nei momenti di inattività. Inoltre ho impostato una luminosità dello schermo più bassa quando dovevo lavorare al chiuso perché, risparmio energetico a parte, se non si è sotto al Sole la luminosità massima è quasi fastidiosa tanto che è intensa.

Ottimo il fatto che a prescindere da come si è usato il portatile l’ultima volta, quando si riprende dallo standby ha sempre la tastiera spenta per default. In tutte le modalità d’uso poi i connettori sono comodi da trovare. Ho trovato intelligente l’idea di non mettere il pulsante Windows sulla cornice del display, perché con altri prodotti ho spesso finito per selezionarlo involontariamente. In questo caso è sul lato destro e si trova facilmente al tatto perché sul lato opposto non ci sono pulsanti e accanto c’è il bilanciere del volume che è molto più lungo.

Applausi anche per la presenza di un connettore HDMI standard: se c’è un aspetto odioso delle prove d’uso è dover leggere tutto il giorno sullo schermo del portatile perché puntualmente manca l’adattatore giusto per collegare il monitor dell’ufficio. Le due USB a sinistra sono un po’ troppo vicine per usarle insieme con pendrive voluminosi, ma la presenza di un terzo connettore a destra mi ha sempre risolto il problema.

Se oggi dovessi comprare un ultrabook ibrido sarei molto indecisa fra questo Spectre x360 e lo Yoga e Pro di Lenovo, che metto sullo stesso piano per versatilità, luminosità dello schermo. Preferirei il Lenovo per la migliore chiusura in modalità tablet e per la tastiera, lo Spectre per il touchpad, l’autonomia e le prestazioni di un Core i5 rispetto a un Core M.