Apple lavora a un chip ARM per i Mac

Apple lavora a un chip ARM per i Mac

Scoop di Bloomberg su quanto stanno sviluppando a Cupertino per la prossima generazione dei loro PC. Ma l’addio alle CPU Intel è ancora molto lontano

 

Le fonti anonime di Mark Gurman e Ian King, le cui dichiarazioni sono riportate in un articolo su Bloomberg, parlano chiaro: Apple è impegnata sempre di più a costruire hardware su misura delle proprie esigenze, e questa volta punta a migliorare le performance energetice dei Macbook di prossima generazione. Sono almeno 12 mesi che i tecnici di Cupertino sono al lavoro ma, almeno per ora, quello a cui si applicano è un chip che collaborerà con la CPU Intel per far funzionare al meglio i PC della Mela.

Tra le qualità più pubblicizzate dal marketing Apple c’è già l’autonomia del suo hardware: i MacBook sono i laptop che riescono a spremere più di tutti la singola carica della batteria integrata, con una durata di moltissime ore e funzioni avanzate per l’aggiornamento delle email e del software presente a bordo anche mentre il coperchio è chiuso e il dispositivo è in standby. Power Nap, così si chiama la funzione che permette di mantenere attivo il Mac a schermo spento, con un consumo minimo di batteria, e che alla riaccensione mostra materiale e app aggiornate all’utente.

Quello a cui stanno lavorando gli ingegneri è un chip ARM che sovrintenda agli stati di power management del Mac, proprio durante lo standby: nome in codice T310, verrebbe montato sulla logic board dei portatili (la mother board da sempre si chiama così nei prodotti Apple), per funzionare in collaborazione con la tradizionale CPU prodotta da Intel e il chipset che gestisce in parallelo anche tutti i vari canali di input/output. È già stato fatto un esperimento in tal senso: la Touch Bar presente sull’ultima generazione di Macbook, lanciata a ottobre 2016, è gestita appunto da un chip ARM sviluppata dalla stessa Apple allo scopo.

Un anno di lavorazione alle spalle è abbastanza per pensare, secondo le fonti di Bloomberg, per un debutto di questo chip direttamente nell’aggiornamento 2017 dei MacBook: oltre agli aggiornamenti consueti di CPU (Kaby Lake) e RAM (si arriverà a 32GB?), ci potrà essere anche una nuova modalità Power Nap che consumi ancora meno e permetta di lasciare il Mac in standby per tantissimo tempo pur garantendo di trovarlo perfettamente aggiornato alla riaccensione. Per sfruttare al meglio il nuovo hardware sarebbe indispensabile anche adeguare il software: ma con la piattaforma software che ha messo in piedi Apple, Swift in primis, potrebbe essere una questione di pochi clic mettere in piedi estensioni appositamente compilate per sfruttare le qualità del chip ARM.

Naturalmente l’aggiornamento hardware potrebbe coinvolgere anche i desktop, ovvero l’iMac, dove non c’è batteria ma per i quali una diminuzione dei consumi potrebbe essere comunque una bella notizia da verificare poi in bolletta. In ogni caso, è ancora presto per pensare alla autarchia hardware e software: per molto tempo ancora i Mac continueranno a girare su piattaforma Intel, con l’ausilio soltanto dell’hardware ARM.

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OS X El Capitan su Mac App Store

OS X El Capitan su Mac App Store

OS X El Capitan da oggi disponibile come aggiornamento gratuito su Mac App Store

Il nuovo sistema operativo della Mela è ora disponibile per tutti i Mac dal 2009 in poi e come aggiornamento diretto e gratuito da Mac OS X 10.6. Il pacchetto pesa 6GB.

OS X El Capitan

Da oggi è disponibile il nuovo sistema operativo OS X El Capitan (Mac OS X 10.11) che viene rilasciato in forma di aggiornamento gratuito per tutti i sistemi introdotti sul mercato dal 2009 in poi e per alcuni modelli introdotti nel 2007 e nel 2008.

Craig Federighi, Senior Vice President Software Engineering per Apple, ha commentato: “El Capitan perfeziona l’esperienza Mac e migliora le prestazioni in tanti piccoli modi che fanno una grande differenza. Il riscontro ricevuto dal nostro programma beta OS X è stato incredibilmente positivo e pensiamo che i clienti ameranno i loro Mac ancora di più con El Capitan”.

El Capitan si basa sulle funzioni e sul design già introdotti in Yosemite, inserendo una serie di aggiornamenti relativi alla gestione delle finestre, alle app integrate e alla ricerca Spotlight, e miglioramenti nelle prestazioni. Tra le novità, un Mission Control che semplifica la gestione di tutte le app aperte sul Mac e la nuova funzione Split View che posiziona automaticamente due app una accanto all’altra in full screen quando occorre lavorare in parallelo su entrambe. El Capitan estende inoltre le funzionalità di Spotlight, che già da Yosemite aveva ricevuto un sostanziale rimaneggiamento, con l’ampliamento dei suoi domini di ricerca.

Molte delle app integrate sono state aggiornate e arricchite con nuove funzionalità e, sotto la scocca, la tecnologia Metal va ad accelerare Core Animation e Core Graphics per incrementare la velocità di rendering dell’interfaccia grafica e incrementare l’efficienza del sistema operativo. Infine El Capitan offre un supporto migliore alle lingue internazionali, fra cui un nuovo sistema di font per gli alfabeti a ideogrammi.

OS X El Capitan è scaricabile tramite la funzione aggiornamento all’interno di Mac App Store. Il peso del pacchetto è di circa 6GB e può essere utilizzato per creare una chiavetta di boot per reinstallare il sistema operativo in situazioni di emergenza o su altre macchine. L’aggiornamento può essere condotto direttamente da tutti i sistemi operativi Mac OS X 10.6 e successivi.

 

Huawei Nexus 6P, annunciato il primo Nexus con scocca interamente in alluminio

Huawei Nexus 6P, annunciato il primo Nexus con scocca interamente in alluminio

Google e Huawei hanno finalmente ufficializzato il nuovo Nexus 6P, variante phablet con sistema operativo “puro” e decisamente curato sul fronte del design.

Huawei Nexus 6P 0

LG Nexus 5X non è stato l’unico smartphone che Google ha annunciato martedì 29 settembre. Al modello “tradizionale” da 5,2″ se ne affianca, come del resto già anticipato da molte fonti, uno da 5,7″ e a sviluppare questa variante phablet è Huawei. Huawei Nexus 6P si basa su un display AMOLED a risoluzione Quad HD (1440×2560 pixel) con una densità di pixel pari a 518PPI protetto da una lastra di Gorilla Glass 4.

Nonostante l’ampio display, il rapporto screen-to-body ridotto dovrebbe garantire dimensioni complessive non troppo accentuate per l’intero terminale. Si parla di 159,3 x 77,8 mm per la sua superficie, con uno spessore di 7,3mm. Sul fronte del design Nexus 6P è il primo modello della famiglia ad annoverare una scocca interamente in alluminio proposta in tre colori differenti: bianco, alluminio e grafite, mentre un ulteriore colore, rose gold, è previsto solo per il mercato giapponese.

La piattaforma hardware del nuovo smartphone è incentrata sul SoC Qualcomm Snapdragon 810 v2.1 (più freddo rispetto alle prime versioni) portato alla frequenza operativa di 2GHz. La CPU è supportata da 3GB di RAM, mentre saranno 3 i tagli previsti per lo storage integrato: 32, 64 e 128GB in nessun caso espandibili via microSD. Il connettore integrato è un USB Type-C reversibile e pertanto non è compatibile con i vecchi cavi microUSB.

Come su Nexus 5X lo smartphone ha due altoparlanti stereo rivolti verso la parte frontale del dispositivo, mentre troviamo anche un LED RGB per le notifiche in arrivo. Sulla parte posteriore c’è anche Nexus Imprint, un sensore biometrico per la scansione delle impronte digitali per sbloccare lo smartphone e accedere ai suoi contenuti. Ad alimentare il tutto troviamo una generosa batteria da 3.450mAh.

Il comparto fotografico di Huawei Nexus 6P è simile a quello del suo fratellino minore. Il sensore del modulo posteriore è lo stesso e scatta a 12,3 megapixel (con pixel grandi 1,55μm) ed è assistito da un auto-focus al laser e un obiettivo con apertura f/2.0. Cambia invece la fotocamera frontale, da 8 megapixel sul modello di Huawei con pixel grandi 1,4μm e apertura f/2.4. La fotocamera posteriore registra video alla risoluzione 4K e slo-mo fino a 240fps.

Lo smartphone viene dotato di un caricabatterie da 3A a 5V, che riesce a consegnare ben 7 ore d’utilizzo in soli 10 minuti di ricarica. Per via del corpo interamente in metallo, Huawei Nexus 6P non supporta però alcuna tecnologia di ricarica wireless.

Prezzi e disponibilità: Nexus 6P è già in pre-order in alcuni paesi selezionati (Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda e Giappone) ad un prezzo di 499$ per il modello base da 32GB sino ad arrivare a 649$ per il modello da 128GB. In Europa il prezzo potrebbe partire da 649€ per il modello base, anche se i prezzi locali non sono stati annunciati ufficialmente.

Specifiche tecniche:

  • Sistema Operativo: Android 6.0 Marshmallow
  • Processore: Qualcomm Snapdragon 810 v2.1 da 2.0 GHz
  • Display: 5,7 pollici AMOLED Quad HD (2560 x 1440 / 518ppi)
  • Memoria: 3GB RAM / 32 – 64 – 126 GB ROM
  • Fotocamera: Posteriore: Fino a 12,3MP con apertura focale f/2.0 – Frontale: 8MP con apertura focale f/2.4
  • Connettività: 4G LTE Cat. 6 / Wi-Fi 802.11 a, b, g, n, ac / Bluetooth 4.2 / NFC / USB Type-C
  • Batteria: 3.450mAh (integrata)
  • Dimensioni: 159,4 x 77,8 x 7.3mm
  • Peso: 178g
  • Altro: Video 4K / Dual Flash / Auto-Focus Laser / Sensore di impronte digitali

 

 

 

 

 

Marshmallow, il lato dolce di Android

Marshmallow, il lato dolce di Android

Con l’annuncio del nome ufficiale della release M, fa il suo esordio anche l’SDK 6.0 per gli sviluppatori.

Marshmallow

Google non lascia sulla graticola gli appassionati, e dopo aver presentato le principali novità della prossima realese del suo sistema operativo mobile, fa esordire ufficialmente Android 6.0 SDK per lo sviluppo delle app pensate per esso e svela cosa si nasconde dietro alla M che contraddistingue il suo nome: Marshmallow.

Con il nome in codice, come nei casi precedenti, arriva anche una nuova statua nelle strade del quartier generale di Mountain View: l’Androide verde ha stavolta in braccio un enorme toffoletta, di quelle che nei film made in USA si vedono spesso arrostire sulla punta di un bastoncino mentre ci si trova attorna al fuoco.

Si tratta solo dell’ultima nota di colore del nuovo SO atteso per il prossimo ottobre e che era peraltro già stato mostrato lo scorso maggio nel corso della M Developer Preview durante il Google I/O: tra le principali novità esso è caratterizzato da un approccio più semplice ai permessi che dà anche un maggiore controllo agli utenti sulle informazioni a cui le app possono avere accesso, dalla presenza della nuova piattaforma per i pagamenti mobile di Google Android Pay e dal supporto USB Type C.

Mancavano il nome per esteso, che senza sorprese continua la tradizione dolciaria perseguita in rigoroso ordine alfabetico, e gli strumenti a dispozione degli sviluppatori terzi per arricchirne l’offerta: esordisce dunque ora Android 6.0 SDK, scaricabile dall’SDK Manager di Android Studio. Permetterà l’accesso alla versione finale delle API di Android e alle ultime build dei tool di sviluppo.

Sony – primo smartphone con schermo a 4K

Sony – primo smartphone con schermo a 4K

Si vocifera che all’IFA di Berlino, a inizio Settembre, Sony presenterà un proprio smartphone da 5,5 pollici con una risoluzione di 4K, per la prima volta abbinata ad un device mobile di questo tipo. Tanti numeri, ma saranno utili.

Sony smartphone

L’indiscrezione proviene dal sito Xperiablog, e riporta la possibilità che Sony presenti in occasione dell’IFA 2015 di Berlino il primo smartphone abbinato a schermo capace di una risoluzione 4K. Il modello che per primo potrebbe debuttare con questa caratteristica è indicato con il nome di Xperia Z5+.

Si ipotizza che un prodotto di questo tipo possa utilizzare uno schermo dalla diagonale di 5,5 pollici. Una diagonale di questo tipo con risoluzione di 4K è del resto quanto Sharp ha annunciato alcuni mesi fa, presentando il proprio pannello IGZO dotato proprio di queste caratteristiche.

Se confermato, un prodotto di questo tipo raggiungerebbe una densità di 801 PPI, Pixels per Inches, che rappresenterebbe un nuovo record per i prodotti consumer. D’altro canto ci si può lecitamente domandare quali siano le ricadute pratiche di una tecnologia di questo tipo per l’utente, vista la già elevatissima densità ottenibile al momento con gli smartphone dotati di display QHD.

Alcuni anni fa è stata lanciata una vera e propria rincorsa tra i produttori di smartphone verso lo schermo più grande e con la risoluzione più alta. Tutto questo ha portato a prodotti oggettivamente molto belli, e in grado di restituire una risposta a schermo di elevatissima qualità. Spingersi però sino a 4K con un pannello così piccolo come quello di uno smartphone ci pare essere un eccellente risultato dal punto di vista tecnologico, ma allo stesso tempo qualcosa privo di una effettiva utilità.

Una risoluzione così elevata, inoltre, impone un carico di lavoro supplementare al sottosistema video integrato nel SoC dello smartphone, chiamato a gestire un numero di pixel estremamente elevato e per i quali debba garantire una riproduzione sempre fluida. Resta da capire se con i SoC attuali, e per questo smartphone Sony si parla del chip Qualcomm Snapdragon 810 (MSM8944), si possa arrivare a questo risultato con 3.840×2.160 pixel da gestire.

 

Samsung Unpacked 2015 – S6 Edge+ e Note 5

Samsung Unpacked 2015 – S6 Edge+ e Note 5

Il colosso coreano presenta i nuovi phablet che faranno concorrenza ad iPhone nella stagione delle vendite natalizie. Poco di nuovo sotto la scocca, con qualche piccola miglioria qua e là. Debutta inoltre il nuovo servizio di pagamenti mobile Samsung Pay che può essere sfruttato con tutti i terminali POS in grado di leggere una carta di credito tradizionale.

Samsung Unpacked 2015 - S6 Edge+ e Note 5

Si è da pochi minuti concluso l’evento Samsung Unpacked 2015, l’appuntamento annuale con l’azienda Coreana per la presentazione di nuovi smartphone che andranno a battagliare con i nuovi iPhone per la supremazia nel trimestre più importante dell’anno, quello delle vendite legate alle festività natalize e di fine anno.

Durante l’evento Samsung ha ufficialmente presentato il nuovo Galaxy Note 5, l’ultimo nato della linea di phablet Note. L’azienda coreana descrive il nuovo prodotto come l’unione del Galaxy S6 introdotto in precedenza nel corso dell’anno e il Note 4 presentato lo scorso anno.

Galaxy Note 5 rappresenta l’ammiraglia della linea di smartphone Samsung, anche se l’azienda coreana ha deciso di riutilizzare ampiamente molte delle cose già viste con Galaxy S6 a partire dall’impostazione progettuale ed estetica e dai materiali utilizzati come il vetro anteriore e posteriore e l’intelaiatura metallica. Tuttavia l’evoluzione nel design e nei materiali avviene non senza qualche importante perdita: spariscono infatti la batteria rimovibile e il supporto alle schede Micro SD.

Per quanto riguarda le specifiche tecniche, ritroviamo lo stesso SoC Samsung Exynos octa-core usato in Galaxy S6, questa volta però abbinato a 4GB di memoria RAM. Il phablet è disponibile in capienze da 32GB o 64GB e Samsung non prevede di commercializzare una versione con 128GB di spazio di archiviazione. La batteria ha invece una capacità di 3000mAh.

Da Galaxy S6 è tratto anche il modulo fotocamera posteriore, da 16 megapixel e con tecnologia OIS (che ora può effettuare direttamente lo streaming live di riprese video su YouTube grazie all’apposita app), ed il display Super AMOLED da 5,7 pollici di diagonale ha la sessa risoluzione QHD da 2560×1440 pxiel. Le dimensioni fisiche dello schermo sono le stesse dei predecessori Note 3 e Note 4, ma le dimensioni complessive dell’intero dispositivo sono state ridotte: il phablet è infatti leggermente meno largo, più sottile e più corto rispetto a Note 4 offrendo all’utente la possibilità di utilizzarlo agevolmente anche con una sola mano, grazie anche alla forma ricurva della superficie posteriore.

Distintiva della famiglia Note è la presenza del pennino S Pen che trova alloggio in uno slot nell’angolo inferiore destro del dispositivo. Con Note 5 Samsung inserisce un pennino più lungo e dall’aspetto più elegante rispetto ai predecessori. Samsung ha dichiarato di aver migliorato la sensibilità alla pressione ed il comportamento durante la scrittura, oltre ad aver aggiunto una serie di nuove funzionalità come ad esempio la possibilità di estrarre la penna dal suo alloggiamento e iniziare immediatamente a scrivere sul display, senza doverlo accendere manualmente, allo scopo di prendere velocemente nota di qualcosa.

Dal punto di vista software, Samsung Galaxy Note 5 è basato su sistema operativo Android “Lollipop” 5.1 con interfaccia TouchWiz ed una serie di personalizzazioni apportate dal colosso coreano. Il nuovo Samsung Galaxy Note 5 sarà disponibile in commercio il prossimo 21 agosto, ad un prezzo ancora non comunicato ma che sarà verosimilmente corrispondente a quello del modello che va a sostituire, ovvero attorno ai 769 Euro (listino ufficiale) per il modello da 32GB.

Modello

Galaxy S6 Edge Galaxy S6 Edge+ Galaxy Note 4 Galaxy Note 5
SoC Exynos 7420
4xA57 @ 2,1GHz
4xA53 @ 1,5GHz
Exynos 7420
4xA57 @ 2,1GHz
4xA53 @ 1,5GHz
Snapdragon 805
2,7GHz
Exynos 7420
4xA57 @ 2,1GHz
4xA53 @ 1,5GHz
GPU Mali T760MP8 Mali T760MP8 Adreno 420 Mali T760MP8
Memoria sistema 3GB 4GB 3GB 4GB
Storage 32/64/128GB 32/64GB 32GB+microSD 32/64GB
Dimensione schermo 5,1 pollici, dual edge 5,7 pollici, dual edge 5,7 pollici 5,7 pollici
Ridoluzione schermo 2560×1440 2560×1440 2560×1440 2560×1440
Network 2G/3G/4G LTE (Cat 6) 2G/3G/4G LTE (Cat 6/9) 2G/3G/4G LTE (Cat 6) 2G/3G/4G LTE (Cat 6/9)
Dimensioni 143,4×70,5×6,8 mm 154,4×75,8×6,9 mm 153,5×78,6×8,5 mm 153,2×76,1×7,6 mm
Peso 138gr 153gr 176gr 171gr
Fotocamera posteriore 16MP, f/1,9 16MP, f/1,9 16MP, f/2 16MP, f/1,9
Fotocamera frontale 5MP, f/1,9 5MP, f/1,9 3,7MP, f/1,9 5MP, f/1,9
Batteria 2.550mAh 3000mAh 3220mAh 3000mAh
OS Android 5
TouchWiz
Android 5.1
TouchWiz
Android 4.4.4
TouchWiz
Android 5.1
TouchWiz
WiFi 802.11a/b/g/n/ac 802.11a/b/g/n/ac 802.11a/b/g/n/ac 802.11a/b/g/n/ac
NFC si si si si

La scorsa primavera con il rilascio di Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge, Samsung ha mostrato un cambio abbastanza radicale nella filosofia estetica e progettuale. A cinque mesi di distanza l’azienda coreana presenta Galaxy S6 Edge+, che al primo impatto somiglia in maniera impressionante al suo diretto predecessore. Cambiano di pochissimo le dimensioni, con il nuovo S6 Edge+ che è di 12mm più lungo e di 5mm più largo di S6 Edge, e con uno spessore praticamente identico (6,9mm contro i 7mm di S6 Edge).

Anche all’interno troviamo elementi familiari con il medesimo processore Exynos octa-core utilizzato in S6 e che, come accade nel caso del nuovo Note 5, viene corredato di 4GB di memoria RAM. Stesso modulo fotocamera da 16 megapixel e sistema operativo Android 5.1 Lollipop. Insomma, Samsung pare aver seguito in maniera pedissequa il vecchio adagio secondo il quale “squadra che vince non si cambia”.

Due però sono gli elementi su cui l’azienda coreana è intervenuta nello sviluppo di S6 Edge+. Anzitutto la batteria che pur restando non rimovibile, cresce dai 2550mAh di S6 Edge ai 3000mAh di Edge+ e regala un po’ più di autonomia operativa. L’altra novità riguarda una piccola miglioria al software che permette di avere un grande impatto sull’uso del telefono: si tratta di “App Edge“, veloci collegamenti alle applicazioni che vengono collocate sul profilo dell’home screen allo stesso modo in cui vengono visualizzati i contatti “People Edge” che Samsung ha introdotto con S6 Edge. Il tab dei collegamenti veloci non è però una funzionalità riservata solamente all’home screen in quanto è possibile configurarla affinché si mostri in ogni circostanza.

Anche per S6 Edge+ Samsung sceglie di integrare la funzionalità che permette di eseguire il live streaming (fino a [email protected]) di riprese video su YouTube tramite l’app nativa della fotocamera. L’utente può decidere di programmare trasmissioni o di avviarle live sul momento, così come di creare sessioni private su invito o sessioni pubbliche da condividere tramite i canali social.

Samsung Galaxy S6 Edge+ sarà disponibile in livrea nera o dorata a partire dal 21 agosto nelle varianti da 32GB e da 64GB. Anche in questo caso il prezzo non è ancora stato comunicato, ma è verosimile supporre un ordine di grandezza simile a quello S6 Edge, per un esborso complessivo che dovrebbe assestarsi sugli 889 Euro per la versione a 32GB.

Accanto ai due nuovi telefoni Samsung ha inoltre annunciato il nuovo servizio Samsung Pay che a differenza di altri vari servizi simili venuti alla ribalta negli ultimi mesi (Apple Pay, Google Wallet e l’imminente Android Pay) non richiede un terminale di lettura NFC apposito ma può essere utilizzato con qualsiasi terminale in cui si possa “strisciare” una carta di credito. Lo stratagemma inventato da Samsung riguarda una piccola bobina magnetica che è in grado di emettere lo stesso tipo di codice magnetico che i lettori rilevano quando leggono una carta di credito.

Si tratta di Magnetic Secure Trasmission, MST, ed è presente in Galaxy S6, S6 Edge e nei nuovi S6 Edge+ e Note 5. Samsung Pay permette comunque di effettuare pagamenti tramite NFC e di conservare carte fedeltà, tessere punti e voucher.

Per usare Samsung Pay è sufficiente effettuare uno swipe dalla cornice inferiore del telefono: apparirà una carta di credito virtuale che può essere sbloccata a seguito della verifica dell’impronta digitale. A questo punto si può effettuare il pagamento tramite NFC (come Apple Pay o Android Pay) o avvicinare il telefono vicino alla zona dove si passerebbe la carta di credito. A differenza di soluzioni concorrenti, come Apple Pay, che avvia il pagamento autonomamente quando si avvicina iPhone al POS, è necessario che l’operazione di pagamento sia avviata da un’azione dell’utente.

Sul fronte della sicurezza Samsung Pay si basa su un meccanismo a token, ovvero non invia direttamente i dati della carta di credito ma quelli di una carta temporanea creata da Visa o da Mastercard, le cui informazioni sono conservate in un ambiente sicuro, isolato da qualsiasi app che tentasse di accedervi.

Samsung Pay sarà lanciato in Corea il prossimo 20 agosto e negli Stati Uniti il 28 settembre (alcuni utenti selezionati potranno avere l’opportunità di partecipare ad un beta test del servizio che prenderà il via il 25 agosto). Il servizio sarà inoltre lanciato, sebbene non siano state fornite date a riguardo, in Regno Unito, Spagna e Cina.

Infine appuntamento all’IFA di Berlino per il lancio del nuovo smartwatch Samsung Gear S2

 

 

 

 

 

Thunderstrike 2, rootkit per Mac

Thunderstrike 2, rootkit per Mac alla riscossa

Thunderstrike 2, rootkit per Mac

I ricercatori aggiornano un attacco già presentato a inizio anno e lo rendono ancora più pericoloso. Difendersi è molto complicato se non impossibile, e Apple non aiuta: le patch latitano, o sono poco efficaci, come mostrano gli ultimi exploit.

I Mac possono essere molto più insicuri dei PC, soprattutto in fase di boot; la dimostrazione di questa poco invidiabile qualità arriva da Thunderstrike 2, attacco in via di presentazione alle conferenze hacker di agosto (DEF CON, Black Hat) progettato per sfruttare le vulnerabilità di sicurezza nel firmware EFI per la gestione a basso livello della piattaforma informatica di Apple. Una piattaforma oramai costantemente sotto attacco nonostante le patch di Cupertino.

I ricercatori che hanno creato la nuova minaccia includono quelli già attivi su Thunderstrike, una prima versione dell’attacco presentata a inizio anno e che viene resa ancora più pericolosa grazie alla capacità di agire da remoto, tramite email di phishing o altre strategie utili a incoraggiare il download e l’installazione di codice malevolo su sistemi locali tramite Internet.

Thunderstrike 2 installa il proprio codice malevolo nella “Option ROM” inclusa in taluni accessori per porta Thunderbolt, un codice che viene poi eseguito durante il boot del Mac (qualora l’accessorio infetto fosse connesso al PC) subito dopo il caricamento della Boot ROM e prima ancora dello stesso firmware EFI.

Il codice proof-of-concept di Thunderstrike 2 è in sostanza un rootkit praticamente invisibile, impossibile da identificare con i più sofisticati software di sicurezza moderni e resistente a qualsiasi tentativo di “pulizia”, reinstallazione del sistema operativo, sostituzione del disco fisso e tutto quanto. L’attacco corregge le vulnerabilità sfruttate per compromettere il sistema, quindi anche in questo caso non è possibile agire per risolvere il problema.

Thunderstrike sfruttava vulnerabilità parzialmente corrette da Apple, mentre Thunderstrike 2 fa uso di bug ancora aperti e che coinvolgono tutti i sistemi Mac dotati di una porta Thunderbolt. Cupertino, dal canto suo, non si mostra particolarmente veloce ad aggiornare Mac e OS X, come la circolazione di exploit e minacce informatiche in grado di sfruttare la recentemente scoperta vulnerabilità della variabile d’ambiente DYLD PRINT TO FILE stanno a dimostrare.

Non che Thunderstrik 2 rappresenti il primo caso conclamato o teorico di rootkit invisibile, beninteso, o che il problema riguardi solo la piattaforma Mac/OS X: da tempo i ricercatori fanno i conti con minacce apparentemente inafferrabili e difficili persino da definire con precisione, e l’intelligence americana è oramai nota per fare uso di rootkit in grado di rendersi invisibili infettando il firmware dell’hard disk.

Apple e Samsung lavorano alla SIM virtuale

Apple e Samsung lavorano alla SIM virtuale

Apple-Sim

I due colossi del mobile sarebbero impegnati nella definizione di uno standard comune per le schede SIM virtuali, hardware “embedded” presumibilmente destinato a sostituire le schede-operatore rimuovibili nei prossimi anni.

Stando alle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, Apple e Samsung avrebbero avviato un’iniziativa di standardizzazione per le SIM card virtuali, una tecnologia ancora poco diffusa che promette maggior praticità d’uso all’utente e (soprattutto) un controllo ancora più stringente sull’hardware ai produttori.

Con la SIM virtuale direttamente integrata in un gadget mobile, infatti, le configurazioni necessarie a passare da un operatore cellulare all’altro verrebbero gestite via software e il design del dispositivo non dovrebbe prendere in considerazione la necessità dell’alloggiamento per una scheda sostituibile dall’utente.

Lo standard “e-SIM” su cui lavorano Apple e Samsung dovrebbe essere pronto entro il 2016, dicono le succitate indiscrezioni, e dal gruppo industriale GSM Association arriva la conferma che, oltre i due produttori di cellulari e gadget mobile, sono della partita anche i carrier internazionali più importanti come AT&T, T-Mobile, Deutsche Telekom, Vodafone, Telefonica, Orange e via elencando.

La partecipazione di Apple e Samsung non è però ancora garantita, e con l’azienda americana ci sarebbero in particolare ancora in corso colloqui per un accordo “formale” sullo standard. La SIM virtuale è d’altronde una tecnologia su cui Cupertino ha già investito, con i primi gadget (iPad Air 2) dotati di SIM virtuale in commercio dal 2014.

Apple Music può guadagnare dallo streaming altrui?

Apple Music può guadagnare dallo streaming altrui?

Apple-musicApple Music può guadagnare dallo streaming altrui?

La fetta del 30 per cento che Cupertino pretende dai servizi di streaming concorrenti su App Store potrebbe essere una pratica lesiva della concorrenza, ora che Apple Music ha iniziato a suonare.

Apple si è finalmente dotata di un servizio di streaming musicale tutto suo, Apple Music, continua ad offrire sul proprio store le applicazioni concorrenti, quali Spotify, Deezer e via dicendo. Ad esse impone il canonico 30 per cento sulle transazioni degli utenti: da ogni abbonamento stipulato dagli utenti con la mediazione dell’app, Apple racimola una parte cospicua delle entrate dei concorrenti.

Questo apparente conflitto di interessi venutosi a creare dopo l’avvento di Apple Music, per il quale Apple sarebbe in grado di avvantaggiarsi rispetto alla concorrenza contando non solo sulla propria offerta ma anche sulle regole del proprio store, era già stato segnalato da Spotify: nei giorni scorsi il servizio di streaming aveva invitato i propri utenti al risparmio, sottoscrivendo o rinnovando i propri abbonamenti senza passare dall’app, ma operando a mezzo web. Come spiegato anche nelle FAQ, “Acquistare Spotify tramite iTunes costa il 30% in più rispetto all’acquisto effettuato direttamente su Spotify.com a causa dei costi di intermediazione di Apple”.

Ora, secondo le indiscrezioni raccolte da Reuters da tre differenti fonti, diverse piattaforme di streaming concorrenti di Apple Music si sarebbero rivolte alla Federal Trade Commission statunitense affinché analizzi la situazione e valuti il modo di operare di Cupertino: la fetta richiesta da Apple comprime inevitabilmente i margini di guadagno affatto opulenti delle piattaforme che, come nel caso di Spotify, finiscono per riversare i costi aggiuntivi sui consumatori. La Mela proibisce inoltre di rendere noto, nel contesto dell’applicazione sui dispositivi iOS, l’alternativa dell’abbonamento mediato dal Web e impedisce ai gestori delle app anche un solo link ai rispettivi siti Web. Le costringerebbe così, in cambio della presenza sull’App Store, a rinunciare a competere alla pari con il proprio servizio di streaming, tagliando sui guadagni o indimicandosi i consumatori.
FTC, secondo Reuters, ha ascoltato le ragioni dei concorrenti di Apple ma non avrebbe formalizzato alcun tipo di indagine.

Le autorità antitrust statunitensi, ma anche quelle europee, apre abbiano già iniato a sondare il terreno e lo scenario competitivo in cui Apple Music ha gettato le proprie radici: di recente si è appreso che i procuratori generali dello stato di New York e dello stato del Connecticut si sono consultati con le major del disco per fare chiarezza sui rapoorti che intrattengono con Cupeetino, a potenziale danno dei concorrenti e, di conseguenza, delle platee in ascolto.

 

iPhone 6s, svelate in anticipo le date di presentazione e rilascio

iPhone 6s, svelate in anticipo le date di presentazione e rilascio

iphone-6s

Mancano circa due mesi dal rilascio di iPhone 6s, e già fonti non ufficiali parlano delle possibili date di rilascio dei due nuovi smartphon.

 

Alcune fonti interne di Foxconn, uno dei fornitori principali di Apple, hanno svelato in anticipo le date di rilascio dei nuovi iPhone 6s. Si tratta solo di un aggiornamento incrementale nella line-up di smartphone di Cupertino, tuttavia i due nuovi dispositivi sono fra i più attesi della seconda metà dell’anno insieme alla prossima iterazione della serie Galaxy Note di Samsung.

Secondo quanto rivelato dalle fonti citate, i nuovi iPhone arriveranno nei negozi USA il 18 settembre, mentre il keynote di presentazione si terrà l’11. L’Italia non è solitamente compresa fra i primi paesi che ricevono gli smartphone Apple e per gli acquirenti del Belpaese l’attesa sarà più lunga di qualche settimana. Purtroppo non possiamo confermare l’affidabilità né delle fonti citate né del sito che ha riportato la notizia, poi rimbalzata su più fonti nel web.

Il periodo è comunque quello, con settembre che sarà il mese in cui i nuovi iPhone vedranno molto probabilmente la luce. Dei dispositivi si sanno già alcune informazioni: è trapelata una scocca finita, quasi del tutto identica a quella degli attuali modelli. Cambia esclusivamente lo spessore: iPhone 6s sarà più spesso di 0,1mm, mentre la variante Plus di 0,03mm. Si tratta di variazioni minime che comunque non dovrebbero compromettere la compatibilità con gli accessori per i modelli attuali.

Queste caratteristiche potrebbero confermare le indiscrezioni circa la presenza di un display Force Touch più spesso del pannello attuale. Oltre alla scocca abbiamo avuto modo di apprezzare anche la scheda logica dei nuovi modelli. Apple ha deciso di raccorpare tutte le funzionalità degli smartphone in un numero inferiore di chipset, aumentando pertanto l’efficienza e sfruttando le rinnovate tecnologie produttive.

Il prototipo analizzato integra un modulo flash da 16GB, ormai troppo pochi per un top di gamma da oltre 800 euro di listino. Fra le caratteristiche hardware, Apple potrebbe integrare il nuovo chip A9 (di cui non si conoscono ancora le specifiche), 2GB di RAM e una fotocamera principale da 12 megapixel a modulo singolo con supporto ai video 4K.

 

Nokia tornerà a produrre smartphone nel 2016, parola del CEO

Nokia tornerà a produrre smartphone nel 2016, parola del CEO

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Nel corso di una intervista rilasciata ad una rivista tedesca il CEO di Nokia avrebbe affermato la volontà del colosso finlandese di tornare protagonista del mercato smartphone a partire dal prossimo anno.

Nel corso di una intervista rilasciata alla rivista tedesca Manager Magazin, il CEO di Nokia Rajeev Suri avrebbe rivelato i piani futuri della compagnia, che secondo quanto diffuso prevedono un ritorno nel mercato smartphone abbandonato negli ultimi mesi a seguito dell’acquisizione da parte di Microsoft della divisione devices.

Il CEO Rajeev Suri ha così affermato: “Stiamo cercando dei collaboratori importanti, Microsoft produce telefoni. Noi vorremmo curare il deisgn e fornire in licenza il nostro nome”.

Dichiarazioni che portano quindi a pensare un possibile lancio del primo nuovo smartphone Nokia non prima dell’estate del prossimo anno quando l’esclusiva sull’utilizzo del marchio Nokia attualmente nelle mani di Microsoft giungerà al termine. Un progetto sulla falsa riga di quello che lo scorso anno ha portato all’annuncio del primo tablet del produttore finlandese, ovvero Nokia N1. Lo smartphone sarà quindi disegnato e pensato in ogni suo aspetto da Nokia che venderà poi la licenza di produzione a produttori di terze parti come ad esempio Foxconn che provvederà alla realizzazione e commercializzazione dello stesso.

Nonostante le probabilità di vedere il prossimo anno degli smartphone nuovamente marchiati Nokia non siano più così scarse, la compagnia scandinava non sembra minimamente intenzionata a riprendere la produzione di smartphone in prima persona e in casa propria. Intenzioni che potrebbero comunque cambiare nel caso in cui i primi accordi di vendita delle licenze dei suddetti smartphone portino discreti successi.

 

 

BlackBerry Venice, lo smartphone Android della mora avrà schermo QHD e fotocamera da 18 mpx

BlackBerry Venice, lo smartphone Android della mora avrà schermo QHD e fotocamera da 18 mpx

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Nel corso delle ultime settimane le voci riguardanti la possibilità che il colosso canadese possa annunciare uno smartphone Android si sono fatte sempre più insistenti e nelle ultime ore sono comparse anche le prime specifiche del terminale in questione.

Dopo le indiscrezioni diffuse nel corso degli ultimi giorni secondo cui BlackBerry potrebbe avere intenzione di fare il proprio esordio nel mondo Android con uno smartphone dotato proprio del sistema operativo di Google, torniamo in queste ore a parlare di questa possibilità con le ultime notizie relative allo smartphone Venice. Diffuse in queste ore, le ultime indiscrezioni parlano proprio di questo prototipo di smartphone con tastiera slider a comparsa e lo indicano come il principale indiziato a vestire i panni di primo smartphone Android di casa BlackBerry.

Il dispositivo della mora dovrebbe essre dotato di un display da 5,4 pollici a risoluzione Quad HD, ovvero 2560×1440 pixel. Sotto la scocca troveremo invece un processore di produzione Qualcomm, per la precisione uno Snapdragon 808 (proprio quello che troviamo in LG G4), coadiuvato da 3GB di memoria RAM. Le fotocamera saranno rispettivamente da 18 e 5 megapixel, mentre il sistema operativo dovrebbe essere, come anticipato, Android nella sua versione 5.1 Lollipop.

La particolarità di questo dispositivo, oltre al sistema operativo insolito per un terminale BlackBerry, sta poi nel form factor. Erano infatti diversi anni che non vedevamo un prodotti di fascia alta dotato di una tastiera scorrevole che scompare sotto allo schermo quando il display viene fatto scorrere verso il basso.

Il panorama Android potrebbe quindi presto arricchirsi dell’ennesimo concorrente. Venice dovrebbe infatti fare il proprio esordio nel mercato internazionale nel corso del prossimo mese di novembre. Il dispositivo è senza dubbio interessante e particolare e sicuramente il produttore canadese punterà molto su questa soluzione per provare a rilanciare il proprio marchio che, inutile nasconderlo, non gode certo di ottima fama nonostante uno storico di tutto rispetto.

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