FBI, operazione Fappening

FBI, operazione Fappening

Raid a Chicago con sequestro di computer e smartphone. Si dovrebbe trattare di dispositivi sfruttati abusivamente dai veri autori degli attacchi ai VIP.

FBI,

L’FBI ha fatto irruzione in un edificio di Chicago e sequestrato diversi computer e dispositivi mobile sospettati di essere collegati al cosiddetto “The Fappening”, la doppia ondata di immagini molto private rubate alle VIP e diffuse in Rete lo scorso ottobre.

Tutti i dispositivi sembrano di proprietà di un solo uomo, Emilio Herrera, che secondo l’FBI, tuttavia, per il momento non è tra i sospettati.
In ogni caso il mandato per il raid è stato emesso perché sembrano esserci sufficienti prove che documentano l’origine di alcuni degli attacchi informatici e dei conseguenti accessi ai dispositivi dei VIP contenenti le immagini rubate.
Tali dispositivi, dunque, insieme alle email di Herrera, sarebbero stati utilizzati da cracker terzi per compiere i loro attacchi: nel dettaglio le autorità parlano ora di oltre 572 account violati per almeno 6 volte e 5mila tentativi di resettare 1.987 altre password iCloud.

Apple era stata inizialmente il soggetto maggiormente coinvolto nello scandalo (a causa della presunta insicurezza di iCloud) insieme a 4Chan e Reddit, e le prime conseguenze erano poi sorte per Google, minacciata di denuncia per 100 milioni di dollari se non avesse rimosso le immagini sottratte e pubblicate anche su YouTube e pagine di Blogger.
Da parte sua Apple ha dimostrato di voler fare il possibile per riscattarsi e da ultimo, nel corso della WWDC 2015, ha presentato per iCloud la nuova interfaccia per l’autenticazione in due passaggi (two-step verification) introdotta e consolidata proprio in seguito all’affaire Fappening.

Apple Music, alla buonora

Apple Music, alla buonora

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Uno e trino, il servizio della Mela dedicato allo streaming offrirà libertà di scelta, radio e opportunità social. Dopo una lunga attesa, nulla di nuovo rispetto alla concorrenza?

Il debutto lungamente anticipato di Apple sul mercato dello streaming musicale si è concretizzato nella “one more thing” del keynote della WWDC 2015: Cupertino ha descritto un mercato disordinato e frammentario, servizi ancora incapaci di imboccare l’utente con la musica che vorrebbe consumare. Una premessa per presentare Apple Music: un servizio olistico, capace di giustificare il proprio ritardo su un mercato già sulla via della maturità con la promessa della “rivoluzione” di “aggregare le migliori funzioni per un’esperienza che ogni amante della musica apprezzerà”.

La dispendiosa acquisizione della piattaforma Beats aveva già tradito la necessità di Apple di allinearsi con un’offerta sempre più rigogliosa e fruttuosa, che dall’avvento di piattaforme indipendenti come Spotify è arrivata a coinvolgere colossi come Google: non un’intuizione, come fu per l’avvento di iTunes, ma piuttosto di un’esigenza dettata dai numeri. In linea con le tendenze del mercato, anche Cupertino ha iniziato a soffrire di una contrazione del fatturato totalizzato con i download di musica. Ed ecco che il 30 giugno Apple Music si proporrà in oltre 100 paesi, inizialmente per iPhone, iPad, iPod touch, piattaforme Mac e PC, raggiungendo in autunno anche Apple TV e Android.
Come provvederà Apple a colmare il distacco rispetto alla piattaforme che si sono avvantaggiate conquistando progressivamente basi di utenza sempre maggiori?

La strategia di Cupertino non sembra poter fare leva sui prezzi: a differenza di quanto prospettato dalle indiscrezioni dei mesi scorsi, che suggerivano che Apple intendesse proporre abbonamenti nell’intorno dei 5 dollari, pari a 60 dollari all’anno cioè alla media della disponibilità di spesa su iTunes degli utenti più appassionati, o comunque al ribasso rispetto al resto dell’offerta, Apple ha annunciato abbonamenti che per gli States costeranno 9,99 dollari al mese, dopo tre mesi di prova gratuita (non è ancora dato conoscere le tariffe per gli altri mercati). Il servizio “costerà quanto un album”, ha sottolineato Eddy Cue dal palco del Moscone Center di San Francisco: quello che ha omesso di rimarcare è che 9,99 dollari al mese è esattamente quanto richiesto dai concorrenti come Spotify, Xbox Music, Google Play Music. Ad avvantaggiare Apple Music nell’agone dei servizi di streaming musicale, l’idea dei piani familiari per la fruizione del servizio: per 14,99 dollari, Apple Music sarà disponibile per 6 diversi account personali e personalizzati, a patto che per tutti gli account sia attivo iCloud Family Sharing. Anche Spotify offre un pacchetto familiare, ma a più caro prezzo.

Il modello di business freemium, inviso a certa parte dell’industria ed estraneo alle logiche di quella che è un’azienda che sull’advertising non punta direttamente, non trova spazio nell’offerta di Apple: le proposte a disposizione gratuitamente, con il solo ID, si limitano ad alcune funzioni social per mettersi in contatto con gli artisti, e alla fruizione della musica che Apple seleziona e promuove a mezzo radio. I servizi gratuiti, peraltro, sembrano differire da paese a paese.

Se a trainare le sottoscrizioni non saranno né l’offerta freemium, né una politica di prezzi particolarmente aggressiva, Apple confida nella qualità del proprio servizio e nella razionalizzazione di diverse offerte e diversi strumenti per fruire della musica.
In primo luogo c’è iTunes, con i brani caricati dagli utenti nelle rispettive librerie, il catalogo che conta oltre 30 milioni di brani, contenuti aggiuntivi come immagini e video, e ascolti offline, così da potersi confrontare alla pari con Spotify, con l’offerta di Google e di altri operatori. Apple assicura inoltre il supporto della fallibile Siri e promette, a partire dalle abitudini e dalle preferenze dell’utente, contando su sistemi automatici e sulle competenze di umani, di saper suggerire brani e playlist graditi nella sezione For You.

L’offerta olistica di Apple Music, poiché le tendenze del mercato mostrano che la fruizione musicale si va configurando sempre più come casuale, complementare ad altre attività e sotto forma di adesione a un servizio, annovera poi la radio Beats 1, live 24 ore al giorno in tutti i paesi, con musica, selezioni di DJ blasonati, interviste e approfondimenti per un pubblico evidentemente generalista e interessato al “meglio di quello che sta accadendo nel mondo della musica”.
D’altro canto, Cupertino sembra concedere ancora un’opportunità ai generi, di cui Spotify ha paventato la morte: Apple Music Radio offrirà stazioni musicali sotto forma di playlist incentrate proprio sui generi, offrendo la possibilità agli utenti paganti di saltare brani e di concentrarsi su quelli più graditi, fra le tracce selezionate, Apple lo sottolinea ancora una volta, da curatori umani.

Il terzo aspetto della proposta della Mela, come prevedibile, è incentrato sulle funzioni social ereditate da Ping, che in passato non si è dimostrato all’altezza delle aspettative, lanciato proprio quando modelli come MySpace iniziavano a declinare a favore di alternative generaliste come Facebook: Connect, aperto anche ad artisti che non abbiano un contratto, permetterà ai musicisti di aprire una vetrina sulla piattaforma e un canale di comunicazione con gli utenti.

Apple, con la propria offerta una e trina, punta a conquistare tutto il mercato, aprendo per la prima volta anche agli utenti Android con una applicazione nativa: un segno del fatto che Cupertino sta puntando a sfidare concorrenti come Spotify rinunciando all’esclusività del proprio ecosistema in vista della sterminata platea potenziale rappresentata dagli utenti mobile in forze a Google.
Ma in attesa del lancio e quindi della prova sul campo, secondo numerosi osservatori, la soluzione di Apple non sembra in grado di spiccare sulle offerte della concorrenza, delle quali si limiterebbe ad accorpare gli elementi di successo, apparentemente rinunciando a mettersi in luce con tratti distintivi quali il bitrate dei brani, al quale non si è fatto alcun accenno nel corso del keynote, o le tanto vociferate esclusive sui contenuti, frangente sul quale Cupertino sembra ancora indaffarata.

Anche la concorrenza, in un turbinio di commenti, ostenta sicurezza: da Spotify, con il tweet presto rimosso dall’annoiato CEO Daneil Ek, al sarcastico benvenuto di Rdio, che echeggia una vecchia pubblicità Apple che si faceva beffa di IBM, passando per l’affondo di Slacker, che sottolinea come l’umanità dell’opera di curation non sia certo un’esclusiva della Mela.

Ma Apple ha dalla sua parte la simpatia delle etichette, il marketing, fatto di promozione ed emozioni, ma soprattutto la fedele base di utenti registrati ai propri servizi con le loro generose carte di credito. Il 30 giugno è ormai vicino: presto ogni dubbio verrà dissipato e si comincerà ad intravedere la strategia su cui Apple ha profuso tanto tempo e denaro.

WWDC 2015, Apple è tutta software e servizi

WWDC 2015, Apple è tutta software e servizi

WWDC 2015

Da El Capitan a iOS 9, passando per WatchOS 2, all’atteso streaming musicale e all’offerta per gli editori: Cupertino scopre le carte nel keynote di apertura della conferenza dedicata agli sviluppatori.

Un keynote con pochi fronzoli ma comunque ricco di novità importanti è quello che si è tenuto ieri sera in occasione dell’apertura della WWCC 2015, la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple. Con pochi fronzoli perché si è parlato quasi esclusivamente di quel che interessa agli sviluppatori, cioè delle future versioni si OSX, iOS e WatchOS, l’ultimo arrivato tra i sistemi operativi di Cupertino.
Prima di parlare dei dettagli di queste novità, val forse la pena di ricordare un’altra delle grosse novità annunciate ieri sera, cioè che la nuova versione di Swift, il linguaggio di programmazione presentato da Apple proprio in occasione della precedente WWDC, diventerà Open Source. I perché di questa scelta sono molteplici, alcuni (probabilmente) anche di pura convenienza, sia a livello tecnico che d’immagine, ma resta il fatto che si tratta di una scelta apprezzata da tutti, in primis dagli stessi sviluppatori del mondo Open Source, che sembrano apprezzare Apple e il suo “ecosistema”.

Ma percorriamo l’ordine di presentazione utilizzato ieri sera da Apple, ovvero partendo da OSX. La prossima versione di OSX, la 10.11, che si chiamerà El Capitan, è di fatto un miglioramento dell’attuale Yosemite, miglioramento incentrato sull’esperienza utente e sul miglioramento delle prestazioni. Anche il nome sottolinea questa caratteristica: El Capitan è una delle montagne simbolo del parco di Yosemite.

I miglioramenti nell’interfaccia sono piccoli ma numerosi e partono da perfezionamenti in Spotlight e Mission Control (il sistema utilizzato da OSX per avere sotto controllo tutte le applicazione aperte ed organizzare al meglio le finestre nei vari desktop), fino ad arrivare a piccoli dettagli come cambi nel font di sistema, l’ingrandimento del puntatore del mouse e la cosiddetta “Split View” di due applicazioni nello stesso desktop (caratteristica che ritroveremo più avanti anche sull’iPad). Non mancheranno miglioramenti anche nelle applicazioni di sistema, per esempio in Safari, in Foto, che ritroverà alcune delle funzioni mancanti rispetto all’ormai dismesso iPhoto, o in Note, che verrà potenziato per includere nuove potenzialità di annotazione, tanto sul Mac quanto sugli iDevice (visto che le note vengono poi sincronizzate tramite iCloud su tutti i dispositivi).

Se queste migliorie sono considerate poco rilevanti per alcuni, più interessante dal punto di vista tecnico è sicuramente l’introduzione di Metal su OSX: introdotte lo scorso anno su iOS, le librerie Metal rimpiazzano di fatto le librerie OpenGL, offrendo una migliore integrazione con l’hardware Apple e quindi migliori prestazioni. Se su iOS sono utilizzate principalmente per i videogiochi, su OSX offriranno qualcosa in più, perché combineranno insieme OpenGL e OpenCL, le librerie che consentono di sfruttare la potenza della GPU anche per altri compiti.
OSX 10.11 “El Capitan” è disponibile da subito in una beta per gli sviluppatori, verrà rilasciato come beta pubblica il prossimo mese, ed arriverà in versione finale nel corso dell’autunno. Nel complesso, in base alle dichiarazioni di Apple, El Capitan risulta essere sensibilmente più veloce dei Yosemite in quasi tutti i compiti, con punte di miglioramento molto elevato nel caso di utilizzo di Metal (che però, verosimilmente, non sarà supportato su tutte le macchine più vecchie, ma solo su quelle con determinate schede grafiche).

Passando ad iOS, la prossima release sarà la versione numero 9, che arriverà in tempo per i prossimi iPhone e iPad. Anche qui le parole d’ordine dell’aggiornamento riguardano l’esperienza utente e l’ottimizzazione, un’ottimizzazione che parte della fondamenta per assicurare più autonomia, più prestazioni, più sicurezza, e anche una minore dimensione degli update.

A livello di interfaccia, iOS 9 presenterà delle grosse novità sull’iPad, dove il multitasking troverà spazio con tre nuove modalità di interazione: SlideOver, SplitView, e Picture in Picture. La prima di queste permette di accedere ad un seconda applicazione senza lasciare quella che stiamo usando, semplicemente “aprendola” da un lato per richiuderla non appena si desidera tornare all’applicazione principale. La seconda (disponibile solo per gli ultimi modelli di iPad) consentirà invece di aprire sullo schermo dell’iPad due applicazioni in contemporanea, consentendo anche di agire su di esse in modo indipendente, ma sempre in contemporanea. L’ultima, Picture in Picture, consente infine di riprodurre un flusso video (chiamata FaceTime o riproduzione di un filmato) in un rettangolo riposizionabile a piacere.

Parlando di iOS in termini più generali, i miglioramenti maggiori si avranno da Siri, e dall’intelligenza del sistema stesso, che sarà in grado di proporre e di fare molte più cose, come ricercare tra le mail un numero di telefono che ci sta chiamando ma non è presente in rubrica, o far partire automaticamente la nostra canzone preferita quando inseriamo il jack delle cuffie. Anche qui non mancheranno miglioramenti sulle app fornite da sistema, una su tutte Mappe, che includerà anche i percorsi dei mezzi pubblici (inizialmente solo per alcune città) ma anche News, la nuova app della quale parleremo più avanti. Pare inoltre che iOS 9 possa includere un’app dedicata all’esplorazione di iCloud Drive, app che sarebbe sicuramente molto gradita alla maggior parte degli utenti e che regalerebbe un pizzico di libertà in più nella gestione dei file in iCloud.

Arriviamo infine a WatchOS.

Previsto per il prossimo autunno, la seconda release del sistema realizzato da Apple per il proprio smartwatch, presenterà una novità molto importante, cioè la possibilità di far funzionare delle applicazioni indipendenti dall’iPhone, che girano in modalità nativa sull’orologio della Mela. Si aprono così nuove opportunità per gli sviluppatori, ma WatchOS 2 includerà anche nuovi temi orologio, una modalità notturna che fa da sveglia, e nuove modalità di interazione, sia tramite la corona (per esempio Time Travel, per scorrere tutti gli eventi passati, presenti e futuri) che tramite Siri. Anche a livello di sicurezza, WatchOS 2 integrerà delle novità, come il blocco attivazione, che richiederà ID e password dell’account iCloud associato all’orologio per sbloccare il dispositivo.

Pur in mancanza di nuovo hardware, le novità di ieri sera non si sono limitate a quanto già descritto: scartato l’atteso aggiornamento di Apple TV (come preannunciato qualche giorno fa dal New York Times), Apple rilancia i suoi servizi musicali facendo finalmente fruttare l’ormai non più recente acquisizione di Beats Music.

Apple Music arriverà a fine giugno con iOS 8.4 in 100 paesi (tra cui anche l’Italia) e darà un volto allo streaming musicale di Cupertino. Apple Music vivrà fianco a fianco con la propria librerie musicali, così da proporre nuove tracce in base ai propri gusti; a fianco della libreria globale, ci saranno anche delle radio gestite 24 ore su 24 da DJ in carne ed ossa, che trasmetteranno live da Los Angeles, New York e Londra; Apple, con Connect, tenta anche una sorta di rilancio di Ping, il suo vecchio e defunto social network musicale basato sull’interazione tra fan e artisti. Apple Music costerà 9,99 dollari al mese, con i primi tre mesi in prova gratuita e l’app per Android in arrivo nell’autunno. L’accesso tramite Apple ID (senza alcun pagamento) consente di ascoltare la stazione radio Beats 1, mentre l’abbonamento consentirà di ascoltare tutte le radio, nonché di accedere all’intero catalogo di Apple Music, e di salvare le tracce nelle propria libreria per l’ascolto offline. Il tutto esteso a sei membri della famiglia, cioè a sei differenti account. Sulla carta il servizio sembra molto interessante, e i tre mesi di prova gratuita daranno modo di testare con mano la validità dell’offerta messa a punto da Cupertino per rivitalizzare la propria offerta di musica digitale, quella che tramite iPod e iTunes aveva contribuito alla rinascita di Apple.

A metà strada tra app e servizi, resta da segnalare l’arrivo di News, un nuovo software incluso in iOS 9 che sostituirà l’applicazione Edicola e consentirà di visualizzare le news dei nostri argomenti preferiti in uno stile che ricorda quello dell’app Flipboard. La modalità di interazione non è propriamente la stessa, ma simile è il concetto di selezionare gli argomenti di proprio interesse e di visualizzarli in una sorta di rivista creata ad-hoc sui nostri gusti. Alcune importanti testate hanno già annunciato accordi per la realizzazione di contenuti tagliati appositamente per News tramite un’apposita app (News Publisher, e la nuova politica di Cupertino, come anticipato, consentirà loro di trattenere il 100 percento degli introiti, lasciando ad Apple la possibilità di vendere spazi pubblicitari per guadagnare su questi ultimi.

A contorno di tutti ciò ci sono anche state alcune novità “minori”, come l’arrivo di Apple Pay in Europa (per la precisione nel Regno Unito) a partire dal mese prossimo, o l’unificazione dei programmi sviluppatori che consentiranno in un colpo solo di accedere a tool, SDK, sviluppare e distribuire software per tutti i prodotti Apple. Ma mentre qualcuno si lamenta della mancata presentazione di nuovo hardware (a mio avviso pienamente giustificata e prevedibile) c’è da chiedersi, partendo da una direzione completamente opposta, se e come il nuovo servizio di Apple Music riuscirà a rivoluzionare la nuova era dello streaming musicale, così come a suo tempo iTunes rivoluzionò quello della musica digitale da acquistare online: considerando che l’app verrà realizzata anche per Android, e facendo il parallelo con iTunes per Windows, viene naturale pensare all’assistente per la migrazione da Android a iOS, Move to iOS, che ufficialmente non è stato presentato ma che sembra trasparire dalla pagina di presentazione di iOS 9.

 

Huawei P8

Anteprima Huawei P8, ottimo hardware ma software imperfetto

Il nuovo top di gamma Huawei si è rivelato un telefono dall’ottimo design, realizzato con materiali pregiati, con una valida fotocamera e una buona piattaforma. Purtroppo però il software si rivela ancora molto immaturo e castra un prodotto che altrimenti sarebbe molto buono.

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Huawei è una delle aziende più grandi nel settore delle telecomunicazioni ma il suo nome in Occidente non è conosciuto quanto quello di concorrenti come LG, Samsung o HTC. Il gigante cinese sta comunque cercando con forza il proprio spazio anche in Europa e nel difficile mercato statunitense. Quest’anno lo strumento di tale campagna sarà lo Huawei P8.

L’azienda ha abbandonato il vecchio marchio “Ascend”, migliorato la dotazione hardware e optato per un assemblaggio totalmente in metallo. La speranza di Huawei è di accostarsi a modelli di fascia alta come l’iPhone, il Galaxy S6, l’HTC One M9 e altri che hanno caratteristiche simili. E in effetti durante la presentazione a Londra non sono mancati confronti più o meno diretti proprio con i prodotti citati.

Come quasi tutti i produttori Android poi Huawei sviluppa anche la propria personalizzazione di Android, ma risulta evidente che EMUI è creata prima di tutto per il pubblico cinese – un mercato nel quale Google è assente e dove individuare applicazioni affidabili può rivelarsi difficile. Quando questo software deve convivere con i servizi e le applicazioni Google però le cose si fanno un po’ complicate. Si può sintetizzare così il P8: hardware fantastico abbinato a un software che farà venire il mal di testa ai puristi di Android.

 

iOS e Windows Phone forti in Europa, sensibile declino per Android nel Q1 2015

iOS e Windows Phone forti in Europa, sensibile declino per Android nel Q1 2015

Kantar Worldpanel ha rilasciato le statistiche del mercato smartphone per il primo trimestre del 2015. Android in declino in tutto il mondo in attesa dei risultati di Galaxy S6 ed S6 Edge.

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Continua il trend positivo per Apple che, dopo il rilascio di iPhone 6 e iPhone 6 Plus, è riuscita almeno per un trimestre a primeggiare nelle classifiche delle consegne globali. Sebbene con volumi di vendita inferiori, nel primo trimestre 2015 la società di Cupertino ha rosicchiato terreno ad Android in Italia, Europa e in molti stati internazionali, con anche Windows Phone che è riuscita a crescere in maniera consistente ai danni del robottino verde.

I nuovi dati di mercato sono stati rilasciati da Kantar Worldpanel, una delle firme più affidabili nel settore: “Nel primo trimestre del 2015, iPhone 6 e iPhone 6 Plus hanno continuato ad attrarre i clienti in tutta Europa, incluso quelli che prima utilizzavano uno smartphone Android”, ha osservato Carolina Milanesi per Kantar. “In media, nelle prime cinque nazioni europee il 32,4% dei nuovi clienti Apple è passato ad iOS da Android“.

Nello specifico, in Italia Android mostra un sensibile declino pari al 4,6% delle complessive consegne avvenute, laddove iOS cresce del 4,6% e Windows dello 0,5% (rispetto al Q1 2014). Il grosso del mercato lo occupa ancora Google, che continua a dominare dall’alto del suo 66,2%. Nonostante la crescita, infatti, sono ancora molto indietro sia iOS che Windows Phone, che dispongono rispettivamente del 17,5 e del 14,4% della torta continuando a lottare da vicino per la seconda e terza posizione.

Windows Phone continua a mostrarsi forte in Italia, anche grazie all’eredità di Nokia ottenuta da Microsoft con l’acquisizione. Il gigante di Redmond fa registrare un +1,8% anche nei paesi dell’EU5 (Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna), con ottimi risultati anche in Francia, oltre che nel Belpaese. Anche iOS è positivo in tutti i cinque mercati europei più importanti, ad eccezione della Spagna che si pone ancora una volta come terreno difficile per Apple.

Per quanto riguarda i mercati internazionali, la situazione appare piatta negli Stati Uniti in cui Android è l’unico in positivo con un +0,2% ai danni di iOS (-0,2%) e Windows Phone (-0,1%). Cina e Australia sono invece positive per Apple, che guadagna parecchio terreno nei confronti di Android, laddove invece Microsoft non è riuscita a guadagnare troppi proseliti durante l’anno preso in esame. Da valutare più attentamente la situazione in Giappone, territorio che Google estorce ad Apple con un perentorio +10,2%, quasi tutti ai danni della società di Cupertino.

Negli Stati Uniti, precisa Kantar, iPhone 6 Plus ha scombussolato il settore dei phablet. Al “padellone” della Mela spetta quasi la metà dell’intero mercato (44%) in barba a tutti i dettami lasciati da Steve Jobs che voleva far passare il motto del “piccolo è bello”. Il Plus è stato il primo smartphone di Apple a vantare diagonali così importanti per il display, e la calorosa accoglienza del pubblico ha dato ragione alla Apple di Cook e torto a quella più “think different” di Jobs, almeno sul piano delle vendite.

C’è da notare che i risultati del primo trimestre sono viziati dai “preparativi” per il lancio dei nuovi top di gamma di Samsung, produttore che fa la parte del leone per quanto riguarda il mercato Android. I potenziali acquirenti dei nuovi dispositivi coreani sono stati in attesa di vedere i nuovi Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge all’opera e, considerando l’apparente successo che i due dispositivi stanno già ottenendo, è probabile che nei prossimi tre mesi sarà proprio Google a crescere ai danni di Apple e Microsoft.

 

Apple Watch

Apple Watch provato per voi, le nostre prime impressioni

apple watch

A partire da metà 2013 il mondo della tecnologia ha dato spazio ad una nuova categoria di prodotti che si caratterizzano per il fatto di essere strettamente “personali”. Stiamo ovviamente parlando dei dispositivi definiti indossabili, tra i quali spiccano, sia per funzionalità che per interesse da parte degli utenti, gli smartwatch. Si tratta a tutti gli effetti di orologi che offrono però una serie di funzioni avanzate in grado di semplificare alcuni momenti della nostra vita aiutandoci a compiere determinate operazioni. Fino allo scorso mese di Settembre, il mercato degli smartwatch era popolato per lo più da soluzioni dotate di sistema operativo Android Wear e realizzate da tutti i maggiori produttori tecnologici in ambito smartphone.

Come dicevamo sono prodotti indubbiamente interessanti, strettamente personali e personalizzabili, e in grado di svolgere un numero imprecisato di operazioni in più rispetto ai tradizionali orologi. Tuttavia, vuoi per un design ancora troppo lontano dai classici orologi, o vuoi per uno stato di diffidenza generale nei confronti dell’abbandono del vecchio per il nuovo, la dimensione del successo di questi prodotti non è ancora minimamente paragonabile a quella, ad esempio, degli smartphone. Serviva quindi un prodotto in grado di invertire la rotta e di far fare a questo tipo di dispositivi il salto di qualità necessario a far breccia nel cuore degli utenti.

Chi meglio di Apple avrebbe potuto tentare l’impresa? Per quanto chiunque possa essere legato al mondo Android o Windows è assolutamente fuori discussione che l’appeal dei prodotti Apple sul pubblico consumer ha da sempre sbaragliato quello della concorrenza. Così è stato anche per Apple Watch. Non si tratta di una nostra deduzione: i numeri relativi ai preordini parlano chiaro e pur, non avendo apprezzato sin dall’inizio alcuni aspetti di questo smartwatch, abbiamo dovuto ricrederci anche noi.

Abbiamo potuto provare il nuovo orologio intelligente di casa Apple per qualche ora nei giorni scorsi e nelle prossime righe proveremo a spiegarvi come è andata.

Vuoi per un design che non ricorda esattamente quello di un orologio, vuoi per una silhouette non proprio da top model, le forme di Apple Watch non ci hanno convinto e tutt’ora non possiamo considerarlo in cima alle nostre preferenze considerando il solo fattore estetico. C’è però da dire che visto dal vivo, e dopo averlo indossato, il nostro giudizio, forse estremamente severo, si è abbastanza addolcito. Non è poi così brutto, ci verrebbe da dire, anche se continuiamo a preferire un disegno più classico e simile a quello di un tradizionale cronografo.

Detto questo i materiali sono sicuramente ottimi. Abbiamo avuto con noi sia un Watch Sport che un Watch “normale” e in entrambi i casi, pur con finiture differenti, la qualità dell’assemblaggio e i materiali con cui è realizzata la cassa sono parsi di ottimo livello. Sicuramente più elegante il cinturino in pelle di Apple Watch, ma anche la gomma con cui è realizzato quello di Watch Sport non è affatto cheap e, forse, valutando la comodità, ci verrebbe addirittura da preferirlo a quello in pelle. La meccanica della Digital Crown, la rotella posta sul lato destro del Watch, così come quella del tasto posto poco sotto di essa, sono molto buone. Entrambi si individuano con semplicità e la distanza e la posizione dei due sono studiate per non interferire tra loro nell’utilizzo. Sicuramente migliorabile a livello estetico la placca nella quale sono inseriti i vari sensori nella parte interna della scocca che, tuttavia, resta nascosta alla vista per la maggior parte del tempo.

Ma veniamo a quello che è sempre stato il punto di forza dell’azienda di Cupertino, ovvero il software. Il sistema operativo di questo Apple Watch, lo diciamo subito, ci ha piacevolmente sorpreso. Escludendo la componente grafica, su cui sicuramente c’è da lavorare, bastano veramente pochi minuti per familiarizzare con l’interfaccia, le gesture e le funzioni dei tasti fisici.

Per sbloccare Apple Watch e passare dalla Watch Faces alla schermata Home, ovvero quella contenente le applicazioni, è sufficiente una singola pressione della Digital Crown. A quel punto per aprire una delle applicazioni possiamo scegliere tra due modalità. La prima consiste nel centrare l’app desiderata nel quadrante e zoomare ruotando la ghiera della Digital Crown; in questo modo l’icona dell’applicazione verrà ingrandita fino a dissolversi nella schermata principale dell’applicazione stessa. In alternativa è possibile semplicemente premere l’icona corrispondente all’app che vogliamo aprire, esattamente come sul nostro smartphone. Per bloccare il Watch è invece sufficiente coprire lo schermo con il palmo della mano.

L’uscita dalle app è affidata nuovamente alla Digital Crown, fondamentale praticamente per ogni operazione: con una singola pressione è infatti possibile ritornare alla home, esattamente come accade con il tasto home di iPhone. All’interno delle varie App, inoltre, la ghiera serve per navigare scorrendo l’interfaccia, selezionare le voci dei menu e confermare la selezione. Le operazioni appena descritte possono essere effettuate anche utilizzando la funzione touch del display ma abbiamo trovato particolarmente ergonomico l’utilizzo della corona. La stessa ci permette infatti di mantenere sempre la visuale completa del display e di non intaccare lo stesso con ditate antiestetiche.

La risoluzione del display di Apple Watch, nonostante sulla carta non appaia esorbitante, parliamo infatti di 272×340 pixel per la versione da 38 mm e 312×390 pixel per quella da 42, è comunque abbastanza elevata da permettere di visualizzare le informazioni a schermo in maniera ottimale e molto ben definite. Non per nulla si è guadagnato l’appellativo Retina grazie a una sufficientemente alta densità di pixel.

Apple Watch è anche dotato di una sorta di multitasking. Con una doppia pressione rapida del tasto a ghiera è infatti possibile accedere rapidamente all’ultima app aperta o tornare alla Watch Faces pre-impostata. Watch Faces che si possono alternare a piacimento semplicemente effettuando una pressione prolungata sullo schermo e selezionando quella a noi più congeniale.

Effettuando uno swipe dall’alto troviamo a nostra disposizione tutte le notifiche ricevute dal nostro iPhone e quindi dal Watch. Al contrario, con uno swipe dal basso, ecco comparire le Glances, ovvero una serie di schede molto simili ai classici widget, contenenti informazioni riguardo il meteo, gli appuntamenti, l’attività fisica giornaliera e altri argomenti che è possibile configurare dall’app installata sul proprio smartphone.

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