WWDC 2015, Apple è tutta software e servizi

WWDC 2015, Apple è tutta software e servizi

WWDC 2015

Da El Capitan a iOS 9, passando per WatchOS 2, all’atteso streaming musicale e all’offerta per gli editori: Cupertino scopre le carte nel keynote di apertura della conferenza dedicata agli sviluppatori.

Un keynote con pochi fronzoli ma comunque ricco di novità importanti è quello che si è tenuto ieri sera in occasione dell’apertura della WWCC 2015, la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple. Con pochi fronzoli perché si è parlato quasi esclusivamente di quel che interessa agli sviluppatori, cioè delle future versioni si OSX, iOS e WatchOS, l’ultimo arrivato tra i sistemi operativi di Cupertino.
Prima di parlare dei dettagli di queste novità, val forse la pena di ricordare un’altra delle grosse novità annunciate ieri sera, cioè che la nuova versione di Swift, il linguaggio di programmazione presentato da Apple proprio in occasione della precedente WWDC, diventerà Open Source. I perché di questa scelta sono molteplici, alcuni (probabilmente) anche di pura convenienza, sia a livello tecnico che d’immagine, ma resta il fatto che si tratta di una scelta apprezzata da tutti, in primis dagli stessi sviluppatori del mondo Open Source, che sembrano apprezzare Apple e il suo “ecosistema”.

Ma percorriamo l’ordine di presentazione utilizzato ieri sera da Apple, ovvero partendo da OSX. La prossima versione di OSX, la 10.11, che si chiamerà El Capitan, è di fatto un miglioramento dell’attuale Yosemite, miglioramento incentrato sull’esperienza utente e sul miglioramento delle prestazioni. Anche il nome sottolinea questa caratteristica: El Capitan è una delle montagne simbolo del parco di Yosemite.

I miglioramenti nell’interfaccia sono piccoli ma numerosi e partono da perfezionamenti in Spotlight e Mission Control (il sistema utilizzato da OSX per avere sotto controllo tutte le applicazione aperte ed organizzare al meglio le finestre nei vari desktop), fino ad arrivare a piccoli dettagli come cambi nel font di sistema, l’ingrandimento del puntatore del mouse e la cosiddetta “Split View” di due applicazioni nello stesso desktop (caratteristica che ritroveremo più avanti anche sull’iPad). Non mancheranno miglioramenti anche nelle applicazioni di sistema, per esempio in Safari, in Foto, che ritroverà alcune delle funzioni mancanti rispetto all’ormai dismesso iPhoto, o in Note, che verrà potenziato per includere nuove potenzialità di annotazione, tanto sul Mac quanto sugli iDevice (visto che le note vengono poi sincronizzate tramite iCloud su tutti i dispositivi).

Se queste migliorie sono considerate poco rilevanti per alcuni, più interessante dal punto di vista tecnico è sicuramente l’introduzione di Metal su OSX: introdotte lo scorso anno su iOS, le librerie Metal rimpiazzano di fatto le librerie OpenGL, offrendo una migliore integrazione con l’hardware Apple e quindi migliori prestazioni. Se su iOS sono utilizzate principalmente per i videogiochi, su OSX offriranno qualcosa in più, perché combineranno insieme OpenGL e OpenCL, le librerie che consentono di sfruttare la potenza della GPU anche per altri compiti.
OSX 10.11 “El Capitan” è disponibile da subito in una beta per gli sviluppatori, verrà rilasciato come beta pubblica il prossimo mese, ed arriverà in versione finale nel corso dell’autunno. Nel complesso, in base alle dichiarazioni di Apple, El Capitan risulta essere sensibilmente più veloce dei Yosemite in quasi tutti i compiti, con punte di miglioramento molto elevato nel caso di utilizzo di Metal (che però, verosimilmente, non sarà supportato su tutte le macchine più vecchie, ma solo su quelle con determinate schede grafiche).

Passando ad iOS, la prossima release sarà la versione numero 9, che arriverà in tempo per i prossimi iPhone e iPad. Anche qui le parole d’ordine dell’aggiornamento riguardano l’esperienza utente e l’ottimizzazione, un’ottimizzazione che parte della fondamenta per assicurare più autonomia, più prestazioni, più sicurezza, e anche una minore dimensione degli update.

A livello di interfaccia, iOS 9 presenterà delle grosse novità sull’iPad, dove il multitasking troverà spazio con tre nuove modalità di interazione: SlideOver, SplitView, e Picture in Picture. La prima di queste permette di accedere ad un seconda applicazione senza lasciare quella che stiamo usando, semplicemente “aprendola” da un lato per richiuderla non appena si desidera tornare all’applicazione principale. La seconda (disponibile solo per gli ultimi modelli di iPad) consentirà invece di aprire sullo schermo dell’iPad due applicazioni in contemporanea, consentendo anche di agire su di esse in modo indipendente, ma sempre in contemporanea. L’ultima, Picture in Picture, consente infine di riprodurre un flusso video (chiamata FaceTime o riproduzione di un filmato) in un rettangolo riposizionabile a piacere.

Parlando di iOS in termini più generali, i miglioramenti maggiori si avranno da Siri, e dall’intelligenza del sistema stesso, che sarà in grado di proporre e di fare molte più cose, come ricercare tra le mail un numero di telefono che ci sta chiamando ma non è presente in rubrica, o far partire automaticamente la nostra canzone preferita quando inseriamo il jack delle cuffie. Anche qui non mancheranno miglioramenti sulle app fornite da sistema, una su tutte Mappe, che includerà anche i percorsi dei mezzi pubblici (inizialmente solo per alcune città) ma anche News, la nuova app della quale parleremo più avanti. Pare inoltre che iOS 9 possa includere un’app dedicata all’esplorazione di iCloud Drive, app che sarebbe sicuramente molto gradita alla maggior parte degli utenti e che regalerebbe un pizzico di libertà in più nella gestione dei file in iCloud.

Arriviamo infine a WatchOS.

Previsto per il prossimo autunno, la seconda release del sistema realizzato da Apple per il proprio smartwatch, presenterà una novità molto importante, cioè la possibilità di far funzionare delle applicazioni indipendenti dall’iPhone, che girano in modalità nativa sull’orologio della Mela. Si aprono così nuove opportunità per gli sviluppatori, ma WatchOS 2 includerà anche nuovi temi orologio, una modalità notturna che fa da sveglia, e nuove modalità di interazione, sia tramite la corona (per esempio Time Travel, per scorrere tutti gli eventi passati, presenti e futuri) che tramite Siri. Anche a livello di sicurezza, WatchOS 2 integrerà delle novità, come il blocco attivazione, che richiederà ID e password dell’account iCloud associato all’orologio per sbloccare il dispositivo.

Pur in mancanza di nuovo hardware, le novità di ieri sera non si sono limitate a quanto già descritto: scartato l’atteso aggiornamento di Apple TV (come preannunciato qualche giorno fa dal New York Times), Apple rilancia i suoi servizi musicali facendo finalmente fruttare l’ormai non più recente acquisizione di Beats Music.

Apple Music arriverà a fine giugno con iOS 8.4 in 100 paesi (tra cui anche l’Italia) e darà un volto allo streaming musicale di Cupertino. Apple Music vivrà fianco a fianco con la propria librerie musicali, così da proporre nuove tracce in base ai propri gusti; a fianco della libreria globale, ci saranno anche delle radio gestite 24 ore su 24 da DJ in carne ed ossa, che trasmetteranno live da Los Angeles, New York e Londra; Apple, con Connect, tenta anche una sorta di rilancio di Ping, il suo vecchio e defunto social network musicale basato sull’interazione tra fan e artisti. Apple Music costerà 9,99 dollari al mese, con i primi tre mesi in prova gratuita e l’app per Android in arrivo nell’autunno. L’accesso tramite Apple ID (senza alcun pagamento) consente di ascoltare la stazione radio Beats 1, mentre l’abbonamento consentirà di ascoltare tutte le radio, nonché di accedere all’intero catalogo di Apple Music, e di salvare le tracce nelle propria libreria per l’ascolto offline. Il tutto esteso a sei membri della famiglia, cioè a sei differenti account. Sulla carta il servizio sembra molto interessante, e i tre mesi di prova gratuita daranno modo di testare con mano la validità dell’offerta messa a punto da Cupertino per rivitalizzare la propria offerta di musica digitale, quella che tramite iPod e iTunes aveva contribuito alla rinascita di Apple.

A metà strada tra app e servizi, resta da segnalare l’arrivo di News, un nuovo software incluso in iOS 9 che sostituirà l’applicazione Edicola e consentirà di visualizzare le news dei nostri argomenti preferiti in uno stile che ricorda quello dell’app Flipboard. La modalità di interazione non è propriamente la stessa, ma simile è il concetto di selezionare gli argomenti di proprio interesse e di visualizzarli in una sorta di rivista creata ad-hoc sui nostri gusti. Alcune importanti testate hanno già annunciato accordi per la realizzazione di contenuti tagliati appositamente per News tramite un’apposita app (News Publisher, e la nuova politica di Cupertino, come anticipato, consentirà loro di trattenere il 100 percento degli introiti, lasciando ad Apple la possibilità di vendere spazi pubblicitari per guadagnare su questi ultimi.

A contorno di tutti ciò ci sono anche state alcune novità “minori”, come l’arrivo di Apple Pay in Europa (per la precisione nel Regno Unito) a partire dal mese prossimo, o l’unificazione dei programmi sviluppatori che consentiranno in un colpo solo di accedere a tool, SDK, sviluppare e distribuire software per tutti i prodotti Apple. Ma mentre qualcuno si lamenta della mancata presentazione di nuovo hardware (a mio avviso pienamente giustificata e prevedibile) c’è da chiedersi, partendo da una direzione completamente opposta, se e come il nuovo servizio di Apple Music riuscirà a rivoluzionare la nuova era dello streaming musicale, così come a suo tempo iTunes rivoluzionò quello della musica digitale da acquistare online: considerando che l’app verrà realizzata anche per Android, e facendo il parallelo con iTunes per Windows, viene naturale pensare all’assistente per la migrazione da Android a iOS, Move to iOS, che ufficialmente non è stato presentato ma che sembra trasparire dalla pagina di presentazione di iOS 9.

 

Ecco l’accessorio Bluetooth per il miglior selfie di Facebook

Ecco l’accessorio Bluetooth per il miglior selfie di Facebook

Selfie+ è un buffo aggeggio che potrebbe spopolare e fare la fortuna dei suoi ignoti inventori cinesi.

Bluetooth selfie di Facebook

Rassegniamoci al selfie. Cafonata dell’anno o nuova frontiera del social? In attesa che i garanti del bon ton si esprimano in merito, l’autoscatto con lo smartphone è stato ormai sdoganato da Obama e Papa Francesco. Persino il compassato e blasonato Oxford Dictionary è stato costretto a prenderne atto. Selfie è il neologismo dell’anno..

Ultimo indizio. Già un milione di download per l’applicazione CamMe della software house israeliana PointGrab, che aiuta a scattare selfie. Ha vinto pure il Global Mobile Awards nella categoria app più innovativa al Mobile World Congress di Barcellona. Così scrive, enfatica, la giuria : – Un’app che cambia per sempre il modo in cui scattiamo foto. Usando intelligentemente i gesti della mano, questa app cool e ingegnosa è destinata a segnare una nuova era nell’epoca dei Selfie.

E nessuno ha ancora visto la vera killer application del selfie! Solo noi di Tom’s Hardware possiamo rivelarvela in anticipo. L’abbiamo scovata tra gli stand più nascosti del MWC di Barcellona. Trespolo o canna da pesca Bluetooth? Quando arriverà nei negozi, il mondo non sarà più lo stesso.

Xiaomi YI, l’action cam con il selfie stick

Xiaomi YI, l’action cam con il selfie stick

Xiaomi è famosa per i suoi smartphone, ma sta portando in Italia anche altri dispositivi, come una videocamera di sicurezza e anche un’action cam. Quest’ultima si chiama YI, un nome difficilmente pronunciale per un prodotto che costa poco più di 100 euro. Le action cam in questa fascia di prezzo scendono a ovvi compromessi sull’ottica e soprattutto sull’audio, e il modello Xiaomi non fa differenza. L’audio è infatti pessimo, mentre per quanto riguarda le immagini non se la cava male.

Xiaomi YI

Differentemente dai modelli GoPro o altri modelli di fascia bassa, la YI è sprovvista di qualsiasi schermo. Alcune sono dotate di veri e propri schermi LCD, in grado di mostrare oltre alle informazioni di ripresa anche l’immagine catturata, mentre altre, come le GoPro, hanno piccoli schermi che mostrano informazioni sulla modalità di registrazione. L’unico modo per vedere queste informazioni con la Xiaomi è usare uno smartphone, scaricare l’App e connettere cam e telefono tramite una connessione Wi-Fi. Fatto questo sarà possibile vedere un’anteprima dell’immagine catturata o selezionare la modalità: ripresa video o scatto di foto.

In verità è ancora possibile cambiare la modalità interagendo su uno dei pulsanti presenti sulla cam, ma bisogna comunicare tramite beep e segnali luminosi, insomma, non è la modalità più comoda e sicura da usare.

La qualità video non è male, e soddisfacente per chi si avvicina al mondo delle Action Cam e non vuole spendere troppo, mentre potrebbe essere insufficiente per un appassionato. Nella parte inferiore c’è un foro filettato, che permette di collegare la cam agli accessori per fotografia compatibili, o a un selfie stick apposito, già incluso nella confezione della versione “travel”. È disponibile in due colori.

 

Canon Connect : Condividere e catturare foto e filmati

Condividere e catturare foto e filmati

canon connect

Nel corso degli anni, avrete indubbiamente raccolto centinaia di preziosi ricordi fotografici, archiviandoli su diverse fotocamere e schede di memoria o su diversi dispositivi. Per gestire e utilizzare i vostri scatti con la massima semplicità quando ne avete bisogno, è un’ottima idea riunirli tutti in un unico posto.

Un utile consiglio per tenere traccia delle vostre foto è quello di rivederle subito dopo lo scatto. In questo modo, eviterete di archiviare nella vostra raccolta foto che non guarderete mai più in futuro. Pensate bene a quali desiderate tenere, visualizzandole su uno schermo grande, per vedere meglio i dettagli e selezionare gli scatti migliori.

Connect Station di Canon offre un modo estremamente semplice per archiviare foto e filmati in un’unica soluzione e mostrarli a tutta la famiglia su una TV HD nel massimo comfort. Utilizzate la fotocamera Canon con Dynamic NFC per trasferire le immagini in modalità wireless o importare i file utilizzando una scheda di memoria o un cavo USB. Potete utilizzare Connect Station per condividere con estrema semplicità le vostre foto sui social media o sulla piattaforma irista, stampare in modalità wireless e organizzare i vostri preziosi ricordi da diversi dispositivi.

Firefox, pubblicità con rispetto

firefox_logo_newMozilla cerca la remunerazione attraverso inserzioni da mostrare nelle nuove schede, basate sulle cronologie di navigazione. Promette il rispetto della trasparenza e possibilità di controllo da parte degli utenti

Roma – Mozilla ha annunciato l’introduzione di una nuova forma di advertising basata ancora sull’utilizzo delle schede di navigazione di Firefox: questa volta, gli annunci proposti saranno basati sulle abitudini di navigazione degli utenti.
Quello di cercare nuovi metodi per monetizzare è in realtà un pensiero che sta decantando da diverso tempo in quel di Mozilla: già da un anno circolano le ipotesi dell’apertura di nuove schede a fini pubblicitari e ancor prima era stata avanzata la possibilità di una forma peculiare di advertising attraverso i riquadri mostrati ogni volta che si apre una nuova tab sul browser.

Il tutto si era concretizzato sei mesi fa con i Riquadri Catalogo in Firefox, una sorta di suggerimenti/consigli per la navigazione verso siti dei propri inserzionisti e promotori di iniziative a cui Mozilla aderisce. Ora – per il momento solo in versione Beta, a partire dagli USA – la strategia di Mozilla assume le forme dei Riquadri Consigliati, scelti e proposti sulla basedelle cronologie settimanali di navigazione degli utenti e sulla base di categorie di interesse secondo cui gli URL visitati vengono classificati.

Si tratta di tile che compaiono all’apertura di una nuova scheda e che contengono inserzioni di possibile interesse per l’utente. Il punto centrale, secondo quanto riferisce Mozilla, è ilrispetto delle modalità di utilizzo dei dati degli utenti, così come prescritto dalle sue licenze e ben chiaro dai suoi principi: un impegno alla trasparenza all’ottenimento del necessario consenso, e con semplici possibilità di opt-out.

Da un lato questo significa escludere la profilazione a mezzo supercookie e analoghi meccanismi, limitare la raccolta dei dati e gestirli in forma cifrata e anonimizzata, dall’altra significa garantire controllo sui dati e chiarezza sul tipo di contenuti mostrati e sull’inserzionista.

Blackberry spera nella potatura

Blackberry spera nella potatura

L’azienda canadese taglia per tornare a crescere, nonostante il colossale ridimensionamento degli anni passati abbia iniziato a dare i propri frutti. Nel mentre, si levano le solite voci che prospettano l’acquisizione.

Blackberry

Blackberry ha dichiarato di voler crescere: per farlo, ha scelto di tagliare sui dipendenti. Quella che l’azienda canadese non presenta come una strategia di riduzione dei costi, ma come una soluzione per “creare efficienza nella gestione della forza lavoro” è un ridimensionamento dei dipendenti a cui deve ancora attribuire la portata.

Blackberry, solo lo scorso anno, aveva comunicato la fine della propria crisi, dopo i drastici tagli operati a partire dal 2012 che hanno determinato una riduzione del personale da 16mila a poco più di 6mila dipendenti: l’ottimismo che sembrava essere confermato dal ritorno in positivo dell’ultima trimestrale lascia ora spazio ad una propositiva cautela.

La divisione dedicata ai dispositivi, nonostante le nuove proposte sul mercato, verrà così ridimensionata in termini di forza lavoro, affinché torni al profitto. Al contempo, Blackberry si ripropone di aumentare i fatturati per il comparto software, dedicandosi ai mercati della sicurezza e della IoT, e per il licensing delle proprie soluzioni enterprise: saranno queste le divisioni per cui l’azienda canadese investirà con nuove assunzioni.

Insieme allo spettro dei licenziamenti, su Blackberry torna ad aleggiare anche la prospettiva dell’acquisizione, ipotesi ventilata ufficialmente nel mese di agosto 2013 e archiviata con un ribaltone assestato ai vertici e alla strategia aziendale. Le indiscrezioni che riemergono ora citano la solita Lenovo, il cui andamento le consentirebbe di mettere a segno un’operazione periodicamente chiacchierata e puntualmente smentita, ma anche Microsoft, il cui destino è già appaiato con quello della canadese in ambito automotive, e le cinesi Xiaomi e Huawei.

Google I/O, i nuovi Nexus e Android M

Google I/O, i nuovi Nexus e Android M

Ancora indiscrezioni sulle novità che Mountain View presenterà nel corso della conferenza per gli sviluppatori, un appuntamento che dovrebbe sancire il debutto di nuovi Android, nuovi terminali e molto altro ancora.

Nexus e Android M

A pochi giorni dall’avvio della conferenza I/O, appuntamento annuale che Google dedica agli sviluppatori e alla presentazione delle novità tecnologiche prossime venture, le ultime indiscrezioni parlano di nuovi terminali e (presunte) funzionalità della prossima release di Android.

Di cose nuove da dare in pasto a programmatori, aziende di terze parti e utenti ve ne saranno in gran quantità, suggeriscono le previsioni, ma a occupare un posto d’onore tra le notizie provenienti da Google I/O saranno prevedibilmente i terminali Nexus in arrivo entro quest’anno.

Nel 2015 Mountain View lancerà ben due smartphone della linea Nexus, dicono i bene informati, uno realizzato da LG (“Angler”) e l’altro prodotto da Huawei (“Bullhead”): il primo terminale avrà uno schermo da 5,2″, una batteria 2700mAh e un chip SoC Snapdragon 808, mentre il secondo sarà equipaggiato con schermo da 5,7″, batteria da 3500mAh e SoC Spandragon 810.

Niente tablet Nexus, almeno per quest’anno, così come è ignota la possibilità di far debuttare la nuova versione di Android con i suddetti smartphone next-gen: Android M sarebbe al momento noto con il nome in codice interno (soggetto a modifica prima della release pubblica) di Macadamia Nut Cookie (MNC), e tra le novità più significative includerà un nuovo piano di supporto integrato per gli OS Android su terminali vecchi e nuovi.

Google si impegna a rilasciare aggiornamenti per il sistema operativo fino a 2 anni dall’uscita, dicono le indiscrezioni, mentre gli aggiornamenti di sicurezza “garantiti” si dovrebbero protrarre per 3 anni o 18 mesi per i gadget meno recenti acquistati direttamente da Google.

La prospettiva che infine non stupisce, viste le continue lamentele degli utenti, è che per Android “MNC” M Mountain View pare si sia concentrata soprattutto sul fronte del consumo della batteria e della RAM integrata sul terminale.

Huawei P8

Anteprima Huawei P8, ottimo hardware ma software imperfetto

Il nuovo top di gamma Huawei si è rivelato un telefono dall’ottimo design, realizzato con materiali pregiati, con una valida fotocamera e una buona piattaforma. Purtroppo però il software si rivela ancora molto immaturo e castra un prodotto che altrimenti sarebbe molto buono.

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Huawei è una delle aziende più grandi nel settore delle telecomunicazioni ma il suo nome in Occidente non è conosciuto quanto quello di concorrenti come LG, Samsung o HTC. Il gigante cinese sta comunque cercando con forza il proprio spazio anche in Europa e nel difficile mercato statunitense. Quest’anno lo strumento di tale campagna sarà lo Huawei P8.

L’azienda ha abbandonato il vecchio marchio “Ascend”, migliorato la dotazione hardware e optato per un assemblaggio totalmente in metallo. La speranza di Huawei è di accostarsi a modelli di fascia alta come l’iPhone, il Galaxy S6, l’HTC One M9 e altri che hanno caratteristiche simili. E in effetti durante la presentazione a Londra non sono mancati confronti più o meno diretti proprio con i prodotti citati.

Come quasi tutti i produttori Android poi Huawei sviluppa anche la propria personalizzazione di Android, ma risulta evidente che EMUI è creata prima di tutto per il pubblico cinese – un mercato nel quale Google è assente e dove individuare applicazioni affidabili può rivelarsi difficile. Quando questo software deve convivere con i servizi e le applicazioni Google però le cose si fanno un po’ complicate. Si può sintetizzare così il P8: hardware fantastico abbinato a un software che farà venire il mal di testa ai puristi di Android.

 

Tesla: fortissima domanda di Powerwall

Le ordinazioni di Tesla Powewall, di cui abbiamo parlato recentemente, hanno superato le più rosee aspettative dell’azienda. Ora resta da capire se vi sarà la capacità di produrle in tempi ragionevoli.

Abbiamo parlato recentemente della “batteria da casa” Tesla Powerwall, di fatto un accumulatore di energia per abitazioni e aziende in grado di caricarsi ed alimentare, in un secondo momento o quando richiesto, gli spazi lavorativi o casalinghi.

Sulla carta risulta utile a chi possiede sistemi di autoproduzione di energia, come i pannelli solari, ma anche per chi intende risparmiare, caricando Powerwall quando l’energia costa meno per poi utilizzarla in momenti in cui i prezzi della normale rete distributiva salgono. A prescindere o meno dai reali vantaggi, che possono dipendere da mille fattori, a Tesla va riconosciuto il merito di portare sul mercato un dispositivo garantito 10 anni con un prezzo di acquisto inferiore a quello della concorrenza.

Così devono aver pensato in molti negli USA, visto che in pochissime ore i pre-ordini hanno superato la soglia delle 38.000 unità. Sono circa 2500 le aziende che hanno prenotato Powerwall, con una media di 10 pezzi a ordine, mentre i rimanenti sono variamente assortiti fra l’utenza privata. Se da una parte Tesla non può che essere soddisfatta, dall’altra il CEO Elon Musk ha affermato che si potranno evadere tutti gli ordinativi solo a metà 2016. Qualora anche in futuro il trend fosse consolidato, la nuova fabbrica Gigafactory (che verrà completata al 100% nel 2017) basterebbe appena a soddisfare ordini di questo tipo, e solo per questo prodotto.

Insomma, sulla carta sembra un successo. Tesla è un marchio che gode di ottima reputazione e sicuramente la cosa ha giocato a favore, specie fra le aziende USA attente alle tematiche green (sebbene vadano valutati tutti i parametri per ritenere green o meno un prodotto di questo genere, smaltimento compreso).  Non resta che attendere le prime consegne e i primi pareri dei possessori per farsi un’idea più chiara.

iOS e Windows Phone forti in Europa, sensibile declino per Android nel Q1 2015

iOS e Windows Phone forti in Europa, sensibile declino per Android nel Q1 2015

Kantar Worldpanel ha rilasciato le statistiche del mercato smartphone per il primo trimestre del 2015. Android in declino in tutto il mondo in attesa dei risultati di Galaxy S6 ed S6 Edge.

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Continua il trend positivo per Apple che, dopo il rilascio di iPhone 6 e iPhone 6 Plus, è riuscita almeno per un trimestre a primeggiare nelle classifiche delle consegne globali. Sebbene con volumi di vendita inferiori, nel primo trimestre 2015 la società di Cupertino ha rosicchiato terreno ad Android in Italia, Europa e in molti stati internazionali, con anche Windows Phone che è riuscita a crescere in maniera consistente ai danni del robottino verde.

I nuovi dati di mercato sono stati rilasciati da Kantar Worldpanel, una delle firme più affidabili nel settore: “Nel primo trimestre del 2015, iPhone 6 e iPhone 6 Plus hanno continuato ad attrarre i clienti in tutta Europa, incluso quelli che prima utilizzavano uno smartphone Android”, ha osservato Carolina Milanesi per Kantar. “In media, nelle prime cinque nazioni europee il 32,4% dei nuovi clienti Apple è passato ad iOS da Android“.

Nello specifico, in Italia Android mostra un sensibile declino pari al 4,6% delle complessive consegne avvenute, laddove iOS cresce del 4,6% e Windows dello 0,5% (rispetto al Q1 2014). Il grosso del mercato lo occupa ancora Google, che continua a dominare dall’alto del suo 66,2%. Nonostante la crescita, infatti, sono ancora molto indietro sia iOS che Windows Phone, che dispongono rispettivamente del 17,5 e del 14,4% della torta continuando a lottare da vicino per la seconda e terza posizione.

Windows Phone continua a mostrarsi forte in Italia, anche grazie all’eredità di Nokia ottenuta da Microsoft con l’acquisizione. Il gigante di Redmond fa registrare un +1,8% anche nei paesi dell’EU5 (Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna), con ottimi risultati anche in Francia, oltre che nel Belpaese. Anche iOS è positivo in tutti i cinque mercati europei più importanti, ad eccezione della Spagna che si pone ancora una volta come terreno difficile per Apple.

Per quanto riguarda i mercati internazionali, la situazione appare piatta negli Stati Uniti in cui Android è l’unico in positivo con un +0,2% ai danni di iOS (-0,2%) e Windows Phone (-0,1%). Cina e Australia sono invece positive per Apple, che guadagna parecchio terreno nei confronti di Android, laddove invece Microsoft non è riuscita a guadagnare troppi proseliti durante l’anno preso in esame. Da valutare più attentamente la situazione in Giappone, territorio che Google estorce ad Apple con un perentorio +10,2%, quasi tutti ai danni della società di Cupertino.

Negli Stati Uniti, precisa Kantar, iPhone 6 Plus ha scombussolato il settore dei phablet. Al “padellone” della Mela spetta quasi la metà dell’intero mercato (44%) in barba a tutti i dettami lasciati da Steve Jobs che voleva far passare il motto del “piccolo è bello”. Il Plus è stato il primo smartphone di Apple a vantare diagonali così importanti per il display, e la calorosa accoglienza del pubblico ha dato ragione alla Apple di Cook e torto a quella più “think different” di Jobs, almeno sul piano delle vendite.

C’è da notare che i risultati del primo trimestre sono viziati dai “preparativi” per il lancio dei nuovi top di gamma di Samsung, produttore che fa la parte del leone per quanto riguarda il mercato Android. I potenziali acquirenti dei nuovi dispositivi coreani sono stati in attesa di vedere i nuovi Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge all’opera e, considerando l’apparente successo che i due dispositivi stanno già ottenendo, è probabile che nei prossimi tre mesi sarà proprio Google a crescere ai danni di Apple e Microsoft.

 

Apple Watch

Apple Watch provato per voi, le nostre prime impressioni

apple watch

A partire da metà 2013 il mondo della tecnologia ha dato spazio ad una nuova categoria di prodotti che si caratterizzano per il fatto di essere strettamente “personali”. Stiamo ovviamente parlando dei dispositivi definiti indossabili, tra i quali spiccano, sia per funzionalità che per interesse da parte degli utenti, gli smartwatch. Si tratta a tutti gli effetti di orologi che offrono però una serie di funzioni avanzate in grado di semplificare alcuni momenti della nostra vita aiutandoci a compiere determinate operazioni. Fino allo scorso mese di Settembre, il mercato degli smartwatch era popolato per lo più da soluzioni dotate di sistema operativo Android Wear e realizzate da tutti i maggiori produttori tecnologici in ambito smartphone.

Come dicevamo sono prodotti indubbiamente interessanti, strettamente personali e personalizzabili, e in grado di svolgere un numero imprecisato di operazioni in più rispetto ai tradizionali orologi. Tuttavia, vuoi per un design ancora troppo lontano dai classici orologi, o vuoi per uno stato di diffidenza generale nei confronti dell’abbandono del vecchio per il nuovo, la dimensione del successo di questi prodotti non è ancora minimamente paragonabile a quella, ad esempio, degli smartphone. Serviva quindi un prodotto in grado di invertire la rotta e di far fare a questo tipo di dispositivi il salto di qualità necessario a far breccia nel cuore degli utenti.

Chi meglio di Apple avrebbe potuto tentare l’impresa? Per quanto chiunque possa essere legato al mondo Android o Windows è assolutamente fuori discussione che l’appeal dei prodotti Apple sul pubblico consumer ha da sempre sbaragliato quello della concorrenza. Così è stato anche per Apple Watch. Non si tratta di una nostra deduzione: i numeri relativi ai preordini parlano chiaro e pur, non avendo apprezzato sin dall’inizio alcuni aspetti di questo smartwatch, abbiamo dovuto ricrederci anche noi.

Abbiamo potuto provare il nuovo orologio intelligente di casa Apple per qualche ora nei giorni scorsi e nelle prossime righe proveremo a spiegarvi come è andata.

Vuoi per un design che non ricorda esattamente quello di un orologio, vuoi per una silhouette non proprio da top model, le forme di Apple Watch non ci hanno convinto e tutt’ora non possiamo considerarlo in cima alle nostre preferenze considerando il solo fattore estetico. C’è però da dire che visto dal vivo, e dopo averlo indossato, il nostro giudizio, forse estremamente severo, si è abbastanza addolcito. Non è poi così brutto, ci verrebbe da dire, anche se continuiamo a preferire un disegno più classico e simile a quello di un tradizionale cronografo.

Detto questo i materiali sono sicuramente ottimi. Abbiamo avuto con noi sia un Watch Sport che un Watch “normale” e in entrambi i casi, pur con finiture differenti, la qualità dell’assemblaggio e i materiali con cui è realizzata la cassa sono parsi di ottimo livello. Sicuramente più elegante il cinturino in pelle di Apple Watch, ma anche la gomma con cui è realizzato quello di Watch Sport non è affatto cheap e, forse, valutando la comodità, ci verrebbe addirittura da preferirlo a quello in pelle. La meccanica della Digital Crown, la rotella posta sul lato destro del Watch, così come quella del tasto posto poco sotto di essa, sono molto buone. Entrambi si individuano con semplicità e la distanza e la posizione dei due sono studiate per non interferire tra loro nell’utilizzo. Sicuramente migliorabile a livello estetico la placca nella quale sono inseriti i vari sensori nella parte interna della scocca che, tuttavia, resta nascosta alla vista per la maggior parte del tempo.

Ma veniamo a quello che è sempre stato il punto di forza dell’azienda di Cupertino, ovvero il software. Il sistema operativo di questo Apple Watch, lo diciamo subito, ci ha piacevolmente sorpreso. Escludendo la componente grafica, su cui sicuramente c’è da lavorare, bastano veramente pochi minuti per familiarizzare con l’interfaccia, le gesture e le funzioni dei tasti fisici.

Per sbloccare Apple Watch e passare dalla Watch Faces alla schermata Home, ovvero quella contenente le applicazioni, è sufficiente una singola pressione della Digital Crown. A quel punto per aprire una delle applicazioni possiamo scegliere tra due modalità. La prima consiste nel centrare l’app desiderata nel quadrante e zoomare ruotando la ghiera della Digital Crown; in questo modo l’icona dell’applicazione verrà ingrandita fino a dissolversi nella schermata principale dell’applicazione stessa. In alternativa è possibile semplicemente premere l’icona corrispondente all’app che vogliamo aprire, esattamente come sul nostro smartphone. Per bloccare il Watch è invece sufficiente coprire lo schermo con il palmo della mano.

L’uscita dalle app è affidata nuovamente alla Digital Crown, fondamentale praticamente per ogni operazione: con una singola pressione è infatti possibile ritornare alla home, esattamente come accade con il tasto home di iPhone. All’interno delle varie App, inoltre, la ghiera serve per navigare scorrendo l’interfaccia, selezionare le voci dei menu e confermare la selezione. Le operazioni appena descritte possono essere effettuate anche utilizzando la funzione touch del display ma abbiamo trovato particolarmente ergonomico l’utilizzo della corona. La stessa ci permette infatti di mantenere sempre la visuale completa del display e di non intaccare lo stesso con ditate antiestetiche.

La risoluzione del display di Apple Watch, nonostante sulla carta non appaia esorbitante, parliamo infatti di 272×340 pixel per la versione da 38 mm e 312×390 pixel per quella da 42, è comunque abbastanza elevata da permettere di visualizzare le informazioni a schermo in maniera ottimale e molto ben definite. Non per nulla si è guadagnato l’appellativo Retina grazie a una sufficientemente alta densità di pixel.

Apple Watch è anche dotato di una sorta di multitasking. Con una doppia pressione rapida del tasto a ghiera è infatti possibile accedere rapidamente all’ultima app aperta o tornare alla Watch Faces pre-impostata. Watch Faces che si possono alternare a piacimento semplicemente effettuando una pressione prolungata sullo schermo e selezionando quella a noi più congeniale.

Effettuando uno swipe dall’alto troviamo a nostra disposizione tutte le notifiche ricevute dal nostro iPhone e quindi dal Watch. Al contrario, con uno swipe dal basso, ecco comparire le Glances, ovvero una serie di schede molto simili ai classici widget, contenenti informazioni riguardo il meteo, gli appuntamenti, l’attività fisica giornaliera e altri argomenti che è possibile configurare dall’app installata sul proprio smartphone.

Microsoft, Edge e l’ultima versione di Windows

Il futuro browser di Redmond non sarà open source, anche se rispetterà appieno gli standard Web. E per il brand Windows Microsoft prepara una rivoluzione, vale a dire la fine delle release progressive
Roma – Dopo la presentazione ufficiale di Edge nel corso della conferenza Build 2015, Microsoft è ora tornata a dispensare rassicurazioni per utenti e sviluppatori sulle qualità “next-gen” del suo prossimo browser. Una piccola rivoluzione a cui si accompagnerà un mutamento ancora più radicale, questa volta per quanto riguarda le future versioni di Windows.

Redmond ha da tempo classificato Edge come un cambio radicale rispetto al passato, e le ultime notizie in tal senso descrivono in dettaglio le tecnologie di cui il nuovo browser farà a meno: via i controlli ActiveX e gli elementi BHO (Browser Helper Object), via i trucchi di codice necessari a mantenere la compatibilità con i siti Web progettati sulla base delle vecchie versioni di Internet Explorer, Edge eliminerà in un sol colpo (almeno in teoria) i rischi di sicurezza e inaffidabilità derivanti dalla proliferazione di applet Java, toolbar, componenti binari “iniettati” all’interno del browser e tutto quanto.

Edge non sarà mai open source perché tale conversione radicale avrebbe costi eccessivi, rivela Microsoft, ma rispetterà da vicino gli standard e le tecnologie Web. Anche per le estensioni, novità assoluta rispetto a IE, che funzionerà più o meno come su Firefox e Chrome sfruttando codice scritto in HTML/JavaScript. Le estensioni arriveranno in seguito alla prima distribuzione pubblica di Windows 10.

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