Material Terminal

Material Terminal

Material Terminal

Sotto l’interfaccia colorata e reattiva di Android si nasconde un cuore Linux ed un sistema flessibile, confezionato per un’accurata gestione delle risorse.

Molti non dimenticano questo aspetto, in buona parte programmatori e sistemisti che sono interessati a vivere il Robottino Verde dall’interno e per questo necessitano di un terminale che permetta di muoversi nel sistema come in una comune distribuzione Linux: Material Terminal fa al caso loro.

L’applicazione è curata da vari punti di vista: ha un’interfaccia personalizzabile per aggiustare la leggibilità secondo le proprie necessità, dispone di finestre multiple e delle codifiche di caratteri UTF-8 in modo da permettere la compatibilità con gli alfabeti più vari.

Il suo funzionamento è quello di un vero terminale che permette di attivare comandi, verificare la disposizione delle risorse memorizzate, monitorare processi o, se si è dei programmatori, interagire con quanto si è salvato su disco con la propria app, ad esempio, su un database Sqlite o su file.

Importante notare che il software è finalizzato a scopi perfettamente legali, non al rooting del dispositivo, tantomeno a contraffazioni: il fatto che si possa operare al suo interno senza passare per l’interfaccia non significa che Android abbassi le difese ma semplicemente che offre delle vie di dialogo diverse.

 

Windows 10, notifiche aggiornate

Windows 10, notifiche aggiornate

Windows 10, notifiche aggiornate

Microsoft rinnoverà l’Action Center del nuovo sistema operativo con funzionalità cloud, compatibilità Android e altro ancora. Obbligatorio usare un account di Redmond, indispensabile Cortana.

Oltre a inglobare un sottosistema Linux necessario al funzionamento della shell Bash, Windows 10 potrà presto contare su un Action Center dotato di funzionalità a tutto mobile. Di particolare rilevanza, la compatibilità con i gadget Android, sebbene la novità non sia proprio adatta agli utenti che preferiscono la privacy alla messaggistica anche su computer.

L’Action Center di Windows 10 è già dotato di funzionalità “cloud” con la possibilità di sincronizzare diversi dispositivi che fanno uso dell’OS, e l’upgrade in arrivo per l’Anniversary Edition del sistema collegherà questa possibilità con i gadget Android per mezzo dell’assistente digitale Cortana.

Accedendo ad Android e Cortana con un account Microsoft, gli utenti di Windows 10 potranno visualizzare o interagire in maniera completa con le notifiche Android. Un modo per facilitare ulteriormente la vita di chi divide le proprie attività hi-tech tra l’ecosistema per computer più popolare e l’OS mobile più usato al mondo.

In futuro l’Action Center di Windows 10 sarà del tutto rinnovato, e tra le novità preannunciate da Microsoft c’è un nuovo stile di notifiche per le app universali (UWP) ridotte a icona sulla barra delle applicazioni; anche qui l’update è “mobile”, e consiste nella visualizzazione contestuale del numero di notifiche accanto all’icona delle singole app social o di messaggistica.

Fotor Photo Editor

Fotor Photo Editor

Fotoritocco multipiattaforma con filtri preconfezionati, ma con funzioni interessanti. Provato per OSX.

Fotor Photo Editor

Con Apple, si sa, per avere la migliore integrazione tra computer, mobile e cloud, occorre utilizzare i prodotti di Cupertino; ma proprio a Cupertino hanno ideato il concetto di App Store, che porta con sé la possibilità di utilizzare molte più applicazioni per realizzare quel che si vuole, e questo concetto vale anche per i software di fotoritocco, campo in cui la casa della Mela si è sempre distinta.
L’applicazione di cui parliamo oggi è Fotor, software che non ha certo la pretesa di volersi sostituire a Foto di Apple (il cui scopo è principalmente quello di archiviare le proprie foto e permetterne la condivisione in cloud con tutti i dispositivi Apple) ma piuttosto quello di realizzare delle operazioni complementari rispetto a ciò che può fornire il software incluso in OSX.

Compatibile per OS X 10.6 e successivi (64 bit), Fotor consente fondamentalmente di effettuare tre tipi di operazione: modificare un’immagine, realizzare un collage di più foto, o eseguire un’operazione “batch” capace di applicare una serie di modifiche ad un insieme di foto. L’editor offre un’interfaccia molto semplice ed immediata che consente di scegliere tra numerose opzioni di regolazione dell’immagine e un numero anche più ampio di filtri ed effetti per ogni gusto. Il rovescio della medaglia è che questi effetti non offrono alcuna opzione di personalizzazione, se non sull’intensità dell’applicazione del filtro stesso. Rispetto a Foto di OSX ci sono molti più filtri, ma sono tutti preconfezionati senza opzione di scelta: prendere o lasciare, soluzione che sicuramente farà storcere il naso a chi preferisce un approccio più personale alla post-produzione fotografica.La seconda modalità di lavoro di Fotor è quella che offre la possibilità di realizzare una composizione fotografica con più immagini, opzione totalmente preclusa in Foto (a meno di realizzare album o calendari da stampare). Anche qui le opzioni sono semplici e immediate, ed è anche possibile effettuare dei piccoli aggiustamenti sulle foto utilizzate nel collage.L’ultima modalità di lavoro di Fotor è quella forse più potente: in un colpo solo potete dare in pasto al software una cartella di immagini e richiedere che vengano applicate a tutte le foto che essa contiene una serie di modifiche, che possono riguardare sia le comuni operazioni di ridimensionamento o conversione, sia l’applicazione di uno o più effetti di quelli messi a disposizione dell’applicazione. Si tratta una funzione estremamente utile in molte circostanze, per esempio quando si deve preparare una lunga serie di immagini per il web, secondo determinati standard di formato e dimensione.

Infine, una delle caratteristiche apprezzabili di Fotor è che possiamo trovarlo su tutte le piattaforme, fra cui iOS e Android per il mobile, e Windows: chi apprezza gli strumenti che offre, li può ritrovare pressoché identici in ogni sistema.

Pepsi, Android al gusto Lollipop

Pepsi, Android al gusto Lollipop

Il marchio della bevanda assocerà il suo nome ad un dispositivo destinato al mercato cinese: si chiamerà Pepsi P1 e si collocherà fascia media.

Pepsi, Android al gusto Lollipop

Anticipato da diverse indiscrezioni, PepsiCo. ha annunciato il prossimo lancio di un proprio smartphone con sistema operativo Android sul mercato cinese.

Il marchio della cola si limiterà ad associarsi al device “come già fatto con altri prodotti ed accessori recentemente commercializzati col marchio Pepsi”. A partire dal nome, Pepsi P1: la produzione rimarrà in capo ad un’azienda locale.

A livello di caratteristiche, il dispositivo non dovrebbe discostarsi dagli altri dispositivi Android 5.1 Lollipop di fascia media: ad un prezzo di circa 200 dollari, avrà uno schermo da 5,5 pollici e 1080p, un processore 1,7 GHz, memoria interna da 16 GB, 2GB di RMA ed una batteria da 3,000mAh.

Pepsi, Android al gusto Lollipop2

Il terminale Android brandizzato Pepsi arriverà sul mercato entro la fine di ottobre (si parla del 20) e non può che far pensare alla versione del sistema operativo di Google soprannominata Kit Kat: un marchio che, in questo caso, ha legato il proprio nome direttamente a quello del sistema operativo sviluppato a Mountain View.

 

Huawei Nexus 6P, annunciato il primo Nexus con scocca interamente in alluminio

Huawei Nexus 6P, annunciato il primo Nexus con scocca interamente in alluminio

Google e Huawei hanno finalmente ufficializzato il nuovo Nexus 6P, variante phablet con sistema operativo “puro” e decisamente curato sul fronte del design.

Huawei Nexus 6P 0

LG Nexus 5X non è stato l’unico smartphone che Google ha annunciato martedì 29 settembre. Al modello “tradizionale” da 5,2″ se ne affianca, come del resto già anticipato da molte fonti, uno da 5,7″ e a sviluppare questa variante phablet è Huawei. Huawei Nexus 6P si basa su un display AMOLED a risoluzione Quad HD (1440×2560 pixel) con una densità di pixel pari a 518PPI protetto da una lastra di Gorilla Glass 4.

Nonostante l’ampio display, il rapporto screen-to-body ridotto dovrebbe garantire dimensioni complessive non troppo accentuate per l’intero terminale. Si parla di 159,3 x 77,8 mm per la sua superficie, con uno spessore di 7,3mm. Sul fronte del design Nexus 6P è il primo modello della famiglia ad annoverare una scocca interamente in alluminio proposta in tre colori differenti: bianco, alluminio e grafite, mentre un ulteriore colore, rose gold, è previsto solo per il mercato giapponese.

La piattaforma hardware del nuovo smartphone è incentrata sul SoC Qualcomm Snapdragon 810 v2.1 (più freddo rispetto alle prime versioni) portato alla frequenza operativa di 2GHz. La CPU è supportata da 3GB di RAM, mentre saranno 3 i tagli previsti per lo storage integrato: 32, 64 e 128GB in nessun caso espandibili via microSD. Il connettore integrato è un USB Type-C reversibile e pertanto non è compatibile con i vecchi cavi microUSB.

Come su Nexus 5X lo smartphone ha due altoparlanti stereo rivolti verso la parte frontale del dispositivo, mentre troviamo anche un LED RGB per le notifiche in arrivo. Sulla parte posteriore c’è anche Nexus Imprint, un sensore biometrico per la scansione delle impronte digitali per sbloccare lo smartphone e accedere ai suoi contenuti. Ad alimentare il tutto troviamo una generosa batteria da 3.450mAh.

Il comparto fotografico di Huawei Nexus 6P è simile a quello del suo fratellino minore. Il sensore del modulo posteriore è lo stesso e scatta a 12,3 megapixel (con pixel grandi 1,55μm) ed è assistito da un auto-focus al laser e un obiettivo con apertura f/2.0. Cambia invece la fotocamera frontale, da 8 megapixel sul modello di Huawei con pixel grandi 1,4μm e apertura f/2.4. La fotocamera posteriore registra video alla risoluzione 4K e slo-mo fino a 240fps.

Lo smartphone viene dotato di un caricabatterie da 3A a 5V, che riesce a consegnare ben 7 ore d’utilizzo in soli 10 minuti di ricarica. Per via del corpo interamente in metallo, Huawei Nexus 6P non supporta però alcuna tecnologia di ricarica wireless.

Prezzi e disponibilità: Nexus 6P è già in pre-order in alcuni paesi selezionati (Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda e Giappone) ad un prezzo di 499$ per il modello base da 32GB sino ad arrivare a 649$ per il modello da 128GB. In Europa il prezzo potrebbe partire da 649€ per il modello base, anche se i prezzi locali non sono stati annunciati ufficialmente.

Specifiche tecniche:

  • Sistema Operativo: Android 6.0 Marshmallow
  • Processore: Qualcomm Snapdragon 810 v2.1 da 2.0 GHz
  • Display: 5,7 pollici AMOLED Quad HD (2560 x 1440 / 518ppi)
  • Memoria: 3GB RAM / 32 – 64 – 126 GB ROM
  • Fotocamera: Posteriore: Fino a 12,3MP con apertura focale f/2.0 – Frontale: 8MP con apertura focale f/2.4
  • Connettività: 4G LTE Cat. 6 / Wi-Fi 802.11 a, b, g, n, ac / Bluetooth 4.2 / NFC / USB Type-C
  • Batteria: 3.450mAh (integrata)
  • Dimensioni: 159,4 x 77,8 x 7.3mm
  • Peso: 178g
  • Altro: Video 4K / Dual Flash / Auto-Focus Laser / Sensore di impronte digitali

 

 

 

 

 

Nextbit, c’è un nuovo smartphone in città

Nextbit, c’è un nuovo smartphone in città

Ex-Google ed ex-HTC assieme per un nuovo modello di sviluppo. L’annuncio del primo terminale il prossimo settembre.

Nextbit

Provare a scalare la vetta del mercato seguendo una strada diversa: i proclami del management di Nextbit, azienda sconosciuta ai più che ha ottenuto però già un buon successo con un software per il backup su Android venduto in Giappone, sono sfrontati e arrembanti. Puntano diritto a scardinare l’attuale equilibrio dell’ecosistema mobile, al momento dominato da Samsung ed Apple con quest’ultima l’unica a fare davvero tanti quattrini con la vendita di smartphone.

Per ottenere questo risultato, che c’è da dire è piuttosto ambizioso, Nextbit ha messo insieme una squadra completa: ci sono ex-googler che arrivarono a Mountain View con l’acquisizione di Android, dunque conoscono meglio di molti altri le qualità e le capacità del sistema operativo mobile del robottino verde. Poi c’è l’ex-HTC Scott Croyle, uno dei designer artefice dell’apprezzato One M7: si tratta di uno dei primi smartphone in circolazione interamente realizzato in metallo, ed è facile immaginare che anche lo smartphone Nextbit sarà realizzato in materiali pregiati.

In una intervista rilasciata a ZDNet, il CEO di Nextbit Tom Moss non si sbilancia troppo per quanto attiene le caratteristiche tecniche ed estetiche dello smartphone: però mette in chiaro che l’azienda punterà molto sullo sviluppo software della piattaforma anche e soprattutto dopo la messa in vendita. In un certo senso il terminale migliorerà col tempo, visto che il team di sviluppo continuerà a elaborare modifiche e miglioramenti per il dispositivo: al contrario di quanto accade normalmente oggi nella maggioranza dei casi, l’idea di Nextbit è di cercare di staccarsi dalla base di Android per migliorare performance e funzioni, senza tuttavia perdere di vista l’esperienza utente elaborata a Mountain View in questi anni.

Tutto questo dovrebbe servire a rendere il prodotto Nextbit meno incline a una obsolescenza precoce, senza tuttavia inserirlo in un universo parallelo come accaduto al Fire di Amazon. Questo assieme al design dovrebbe convincere gli utenti a sborsare una cifra superiore alla media, riconducibile comunque nella fascia di mercato compresa tra 300 e 400 dollari: con un prezzo simile ci dovrebbero essere margini bastanti a ripagare i costi di sviluppo e generare anche un profitto, indispensabile per tenere a galla le ambizioni di Nextbit.

L’annuncio del primo smartphone dell’azienda, che conta anche Google Ventures tra i suoi investitori, avverrà il 1 settembre prossimo.

Marshmallow, il lato dolce di Android

Marshmallow, il lato dolce di Android

Con l’annuncio del nome ufficiale della release M, fa il suo esordio anche l’SDK 6.0 per gli sviluppatori.

Marshmallow

Google non lascia sulla graticola gli appassionati, e dopo aver presentato le principali novità della prossima realese del suo sistema operativo mobile, fa esordire ufficialmente Android 6.0 SDK per lo sviluppo delle app pensate per esso e svela cosa si nasconde dietro alla M che contraddistingue il suo nome: Marshmallow.

Con il nome in codice, come nei casi precedenti, arriva anche una nuova statua nelle strade del quartier generale di Mountain View: l’Androide verde ha stavolta in braccio un enorme toffoletta, di quelle che nei film made in USA si vedono spesso arrostire sulla punta di un bastoncino mentre ci si trova attorna al fuoco.

Si tratta solo dell’ultima nota di colore del nuovo SO atteso per il prossimo ottobre e che era peraltro già stato mostrato lo scorso maggio nel corso della M Developer Preview durante il Google I/O: tra le principali novità esso è caratterizzato da un approccio più semplice ai permessi che dà anche un maggiore controllo agli utenti sulle informazioni a cui le app possono avere accesso, dalla presenza della nuova piattaforma per i pagamenti mobile di Google Android Pay e dal supporto USB Type C.

Mancavano il nome per esteso, che senza sorprese continua la tradizione dolciaria perseguita in rigoroso ordine alfabetico, e gli strumenti a dispozione degli sviluppatori terzi per arricchirne l’offerta: esordisce dunque ora Android 6.0 SDK, scaricabile dall’SDK Manager di Android Studio. Permetterà l’accesso alla versione finale delle API di Android e alle ultime build dei tool di sviluppo.

Sony – primo smartphone con schermo a 4K

Sony – primo smartphone con schermo a 4K

Si vocifera che all’IFA di Berlino, a inizio Settembre, Sony presenterà un proprio smartphone da 5,5 pollici con una risoluzione di 4K, per la prima volta abbinata ad un device mobile di questo tipo. Tanti numeri, ma saranno utili.

Sony smartphone

L’indiscrezione proviene dal sito Xperiablog, e riporta la possibilità che Sony presenti in occasione dell’IFA 2015 di Berlino il primo smartphone abbinato a schermo capace di una risoluzione 4K. Il modello che per primo potrebbe debuttare con questa caratteristica è indicato con il nome di Xperia Z5+.

Si ipotizza che un prodotto di questo tipo possa utilizzare uno schermo dalla diagonale di 5,5 pollici. Una diagonale di questo tipo con risoluzione di 4K è del resto quanto Sharp ha annunciato alcuni mesi fa, presentando il proprio pannello IGZO dotato proprio di queste caratteristiche.

Se confermato, un prodotto di questo tipo raggiungerebbe una densità di 801 PPI, Pixels per Inches, che rappresenterebbe un nuovo record per i prodotti consumer. D’altro canto ci si può lecitamente domandare quali siano le ricadute pratiche di una tecnologia di questo tipo per l’utente, vista la già elevatissima densità ottenibile al momento con gli smartphone dotati di display QHD.

Alcuni anni fa è stata lanciata una vera e propria rincorsa tra i produttori di smartphone verso lo schermo più grande e con la risoluzione più alta. Tutto questo ha portato a prodotti oggettivamente molto belli, e in grado di restituire una risposta a schermo di elevatissima qualità. Spingersi però sino a 4K con un pannello così piccolo come quello di uno smartphone ci pare essere un eccellente risultato dal punto di vista tecnologico, ma allo stesso tempo qualcosa privo di una effettiva utilità.

Una risoluzione così elevata, inoltre, impone un carico di lavoro supplementare al sottosistema video integrato nel SoC dello smartphone, chiamato a gestire un numero di pixel estremamente elevato e per i quali debba garantire una riproduzione sempre fluida. Resta da capire se con i SoC attuali, e per questo smartphone Sony si parla del chip Qualcomm Snapdragon 810 (MSM8944), si possa arrivare a questo risultato con 3.840×2.160 pixel da gestire.

 

Samsung Unpacked 2015 – S6 Edge+ e Note 5

Samsung Unpacked 2015 – S6 Edge+ e Note 5

Il colosso coreano presenta i nuovi phablet che faranno concorrenza ad iPhone nella stagione delle vendite natalizie. Poco di nuovo sotto la scocca, con qualche piccola miglioria qua e là. Debutta inoltre il nuovo servizio di pagamenti mobile Samsung Pay che può essere sfruttato con tutti i terminali POS in grado di leggere una carta di credito tradizionale.

Samsung Unpacked 2015 - S6 Edge+ e Note 5

Si è da pochi minuti concluso l’evento Samsung Unpacked 2015, l’appuntamento annuale con l’azienda Coreana per la presentazione di nuovi smartphone che andranno a battagliare con i nuovi iPhone per la supremazia nel trimestre più importante dell’anno, quello delle vendite legate alle festività natalize e di fine anno.

Durante l’evento Samsung ha ufficialmente presentato il nuovo Galaxy Note 5, l’ultimo nato della linea di phablet Note. L’azienda coreana descrive il nuovo prodotto come l’unione del Galaxy S6 introdotto in precedenza nel corso dell’anno e il Note 4 presentato lo scorso anno.

Galaxy Note 5 rappresenta l’ammiraglia della linea di smartphone Samsung, anche se l’azienda coreana ha deciso di riutilizzare ampiamente molte delle cose già viste con Galaxy S6 a partire dall’impostazione progettuale ed estetica e dai materiali utilizzati come il vetro anteriore e posteriore e l’intelaiatura metallica. Tuttavia l’evoluzione nel design e nei materiali avviene non senza qualche importante perdita: spariscono infatti la batteria rimovibile e il supporto alle schede Micro SD.

Per quanto riguarda le specifiche tecniche, ritroviamo lo stesso SoC Samsung Exynos octa-core usato in Galaxy S6, questa volta però abbinato a 4GB di memoria RAM. Il phablet è disponibile in capienze da 32GB o 64GB e Samsung non prevede di commercializzare una versione con 128GB di spazio di archiviazione. La batteria ha invece una capacità di 3000mAh.

Da Galaxy S6 è tratto anche il modulo fotocamera posteriore, da 16 megapixel e con tecnologia OIS (che ora può effettuare direttamente lo streaming live di riprese video su YouTube grazie all’apposita app), ed il display Super AMOLED da 5,7 pollici di diagonale ha la sessa risoluzione QHD da 2560×1440 pxiel. Le dimensioni fisiche dello schermo sono le stesse dei predecessori Note 3 e Note 4, ma le dimensioni complessive dell’intero dispositivo sono state ridotte: il phablet è infatti leggermente meno largo, più sottile e più corto rispetto a Note 4 offrendo all’utente la possibilità di utilizzarlo agevolmente anche con una sola mano, grazie anche alla forma ricurva della superficie posteriore.

Distintiva della famiglia Note è la presenza del pennino S Pen che trova alloggio in uno slot nell’angolo inferiore destro del dispositivo. Con Note 5 Samsung inserisce un pennino più lungo e dall’aspetto più elegante rispetto ai predecessori. Samsung ha dichiarato di aver migliorato la sensibilità alla pressione ed il comportamento durante la scrittura, oltre ad aver aggiunto una serie di nuove funzionalità come ad esempio la possibilità di estrarre la penna dal suo alloggiamento e iniziare immediatamente a scrivere sul display, senza doverlo accendere manualmente, allo scopo di prendere velocemente nota di qualcosa.

Dal punto di vista software, Samsung Galaxy Note 5 è basato su sistema operativo Android “Lollipop” 5.1 con interfaccia TouchWiz ed una serie di personalizzazioni apportate dal colosso coreano. Il nuovo Samsung Galaxy Note 5 sarà disponibile in commercio il prossimo 21 agosto, ad un prezzo ancora non comunicato ma che sarà verosimilmente corrispondente a quello del modello che va a sostituire, ovvero attorno ai 769 Euro (listino ufficiale) per il modello da 32GB.

Modello

Galaxy S6 Edge Galaxy S6 Edge+ Galaxy Note 4 Galaxy Note 5
SoC Exynos 7420
4xA57 @ 2,1GHz
4xA53 @ 1,5GHz
Exynos 7420
4xA57 @ 2,1GHz
4xA53 @ 1,5GHz
Snapdragon 805
2,7GHz
Exynos 7420
4xA57 @ 2,1GHz
4xA53 @ 1,5GHz
GPU Mali T760MP8 Mali T760MP8 Adreno 420 Mali T760MP8
Memoria sistema 3GB 4GB 3GB 4GB
Storage 32/64/128GB 32/64GB 32GB+microSD 32/64GB
Dimensione schermo 5,1 pollici, dual edge 5,7 pollici, dual edge 5,7 pollici 5,7 pollici
Ridoluzione schermo 2560×1440 2560×1440 2560×1440 2560×1440
Network 2G/3G/4G LTE (Cat 6) 2G/3G/4G LTE (Cat 6/9) 2G/3G/4G LTE (Cat 6) 2G/3G/4G LTE (Cat 6/9)
Dimensioni 143,4×70,5×6,8 mm 154,4×75,8×6,9 mm 153,5×78,6×8,5 mm 153,2×76,1×7,6 mm
Peso 138gr 153gr 176gr 171gr
Fotocamera posteriore 16MP, f/1,9 16MP, f/1,9 16MP, f/2 16MP, f/1,9
Fotocamera frontale 5MP, f/1,9 5MP, f/1,9 3,7MP, f/1,9 5MP, f/1,9
Batteria 2.550mAh 3000mAh 3220mAh 3000mAh
OS Android 5
TouchWiz
Android 5.1
TouchWiz
Android 4.4.4
TouchWiz
Android 5.1
TouchWiz
WiFi 802.11a/b/g/n/ac 802.11a/b/g/n/ac 802.11a/b/g/n/ac 802.11a/b/g/n/ac
NFC si si si si

La scorsa primavera con il rilascio di Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge, Samsung ha mostrato un cambio abbastanza radicale nella filosofia estetica e progettuale. A cinque mesi di distanza l’azienda coreana presenta Galaxy S6 Edge+, che al primo impatto somiglia in maniera impressionante al suo diretto predecessore. Cambiano di pochissimo le dimensioni, con il nuovo S6 Edge+ che è di 12mm più lungo e di 5mm più largo di S6 Edge, e con uno spessore praticamente identico (6,9mm contro i 7mm di S6 Edge).

Anche all’interno troviamo elementi familiari con il medesimo processore Exynos octa-core utilizzato in S6 e che, come accade nel caso del nuovo Note 5, viene corredato di 4GB di memoria RAM. Stesso modulo fotocamera da 16 megapixel e sistema operativo Android 5.1 Lollipop. Insomma, Samsung pare aver seguito in maniera pedissequa il vecchio adagio secondo il quale “squadra che vince non si cambia”.

Due però sono gli elementi su cui l’azienda coreana è intervenuta nello sviluppo di S6 Edge+. Anzitutto la batteria che pur restando non rimovibile, cresce dai 2550mAh di S6 Edge ai 3000mAh di Edge+ e regala un po’ più di autonomia operativa. L’altra novità riguarda una piccola miglioria al software che permette di avere un grande impatto sull’uso del telefono: si tratta di “App Edge“, veloci collegamenti alle applicazioni che vengono collocate sul profilo dell’home screen allo stesso modo in cui vengono visualizzati i contatti “People Edge” che Samsung ha introdotto con S6 Edge. Il tab dei collegamenti veloci non è però una funzionalità riservata solamente all’home screen in quanto è possibile configurarla affinché si mostri in ogni circostanza.

Anche per S6 Edge+ Samsung sceglie di integrare la funzionalità che permette di eseguire il live streaming (fino a [email protected]) di riprese video su YouTube tramite l’app nativa della fotocamera. L’utente può decidere di programmare trasmissioni o di avviarle live sul momento, così come di creare sessioni private su invito o sessioni pubbliche da condividere tramite i canali social.

Samsung Galaxy S6 Edge+ sarà disponibile in livrea nera o dorata a partire dal 21 agosto nelle varianti da 32GB e da 64GB. Anche in questo caso il prezzo non è ancora stato comunicato, ma è verosimile supporre un ordine di grandezza simile a quello S6 Edge, per un esborso complessivo che dovrebbe assestarsi sugli 889 Euro per la versione a 32GB.

Accanto ai due nuovi telefoni Samsung ha inoltre annunciato il nuovo servizio Samsung Pay che a differenza di altri vari servizi simili venuti alla ribalta negli ultimi mesi (Apple Pay, Google Wallet e l’imminente Android Pay) non richiede un terminale di lettura NFC apposito ma può essere utilizzato con qualsiasi terminale in cui si possa “strisciare” una carta di credito. Lo stratagemma inventato da Samsung riguarda una piccola bobina magnetica che è in grado di emettere lo stesso tipo di codice magnetico che i lettori rilevano quando leggono una carta di credito.

Si tratta di Magnetic Secure Trasmission, MST, ed è presente in Galaxy S6, S6 Edge e nei nuovi S6 Edge+ e Note 5. Samsung Pay permette comunque di effettuare pagamenti tramite NFC e di conservare carte fedeltà, tessere punti e voucher.

Per usare Samsung Pay è sufficiente effettuare uno swipe dalla cornice inferiore del telefono: apparirà una carta di credito virtuale che può essere sbloccata a seguito della verifica dell’impronta digitale. A questo punto si può effettuare il pagamento tramite NFC (come Apple Pay o Android Pay) o avvicinare il telefono vicino alla zona dove si passerebbe la carta di credito. A differenza di soluzioni concorrenti, come Apple Pay, che avvia il pagamento autonomamente quando si avvicina iPhone al POS, è necessario che l’operazione di pagamento sia avviata da un’azione dell’utente.

Sul fronte della sicurezza Samsung Pay si basa su un meccanismo a token, ovvero non invia direttamente i dati della carta di credito ma quelli di una carta temporanea creata da Visa o da Mastercard, le cui informazioni sono conservate in un ambiente sicuro, isolato da qualsiasi app che tentasse di accedervi.

Samsung Pay sarà lanciato in Corea il prossimo 20 agosto e negli Stati Uniti il 28 settembre (alcuni utenti selezionati potranno avere l’opportunità di partecipare ad un beta test del servizio che prenderà il via il 25 agosto). Il servizio sarà inoltre lanciato, sebbene non siano state fornite date a riguardo, in Regno Unito, Spagna e Cina.

Infine appuntamento all’IFA di Berlino per il lancio del nuovo smartwatch Samsung Gear S2

 

 

 

 

 

Android, beta più flessibili

Android, beta più flessibili

Android, beta

Gli sviluppatori di app per gadget Android avranno a disposizione nuove possibilità per invitare gli utenti a partecipare alle fasi di test del codice. Via, tanto per cominciare, il requisito minimo di far parte del network di Google Plus.

Google ha aggiornato gli strumenti a disposizione dei creatori di app Android per aprire e gestire le campagne di beta testing, una fase dello sviluppo che è ora caratterizzata da un maggior livello di flessibilità e da una dipendenza minore dai servizi proprietari di Mountain View.

La gestione del beta testing tramite Google Play Developer Console diventa prima di tutto indipendente da Google+, social network sempre meno centrale nelle politiche espansive della corporation dell’advertising, il cui accesso era in precedenza un requisito necessario alla partecipazione.

Gli sviluppatori avranno quindi a disposizione due nuove modalità per il testing, una “open beta” a cui gli utenti potranno partecipare come tester liberamente e seguendo un semplice link ipertestuale, e una “closed beta” basata sull’opt-in da parte degli utenti dotati di un indirizzo email valido.

Il requisito di Google+ sparisce, ma gli sviluppatori avranno comunque pieno controllo sulle campagne di beta testing aperte al pubblico: nelle open beta sarà possibile limitare il numero massimo di tester supportati, mentre nelle beta chiuse la partecipazione o meno di un utente sarà a totale discrezione dello sviluppatore.

Microsoft annuncia Minecraft: Windows 10 Edition Beta

Microsoft annuncia Minecraft: Windows 10 Edition Beta

Minecraft

La nuova versione dedicata a Windows 10 sarà disponibile dal prossimo 29 luglio e potrà essere scaricata gratuitamente da tutti coloro che possiedono già la versione basata su Java.

Gli oltre 20 milioni di giocatori che hanno già acquistato la versione originale basata su Java potranno procedere gratuitamente al nuovo download, mentre chi non lo ha ancora fatto troverà Minecraft: Windows 10 Edition Beta su Windows Store a partire dal 29 luglio al prezzo di $10. Si tratta del primo passo verso la creazione di una versione unificata di Minecraft, accessibile allo stesso modo da ogni piattaforma.

Tutte notizie che si apprendono dal blog di Windows e che ovviamente sono propedeutiche all’arrivo della versione definitiva dello stesso Windows 10. Minecraft ora è disponibile su una moltitudine di formati, ovvero Windows, Mac, Windows Phone, iOS, Android, Xbox 360, Xbox One, PS3, PS4 e PS Vita, e su ciascuna di queste piattaforme sono disponibili le due modalità di gioco principali: Creativa e Sopravvivenza. La prima serve a esprimere la creatività dei giocatori, la seconda a costruire al fine di proteggersi dagli attacchi dei mostri.

La nuova versione consente di giocare con altri sette amici all’interno della stessa sessione di gioco, sia online che in multiplayer locale. I giocatori possono scegliere anche il loro schema di controllo preferito, passando in qualsiasi momento dalla modalità touch ai controlli con gamepad o tastiera. All’interno dell Windows 10 Edition c’è anche il GameDVR integrato per condividere online i momenti di gioco e non mancano meccanismi di feedback che i giocatori possono usare per contribuire allo sviluppo di Minecraft.

Ma non sono le uniche novità a proposito di Minecraft, visto che nel fine settimana si è svolto a Londra il Minecon 2015, organizzato da Mojang per condividere con i fan tutti i più recenti sviluppi sulle caratteristiche di gioco di Minecraft.

Mojang si è concentrata soprattutto sulla dimensione finale del gioco, che sarà nettamente ampliata rispetto alla versione attuale. Il Drago dell’End sarà molto più difficile da sconfiggere e potrà essere rianimato creando e collocando dei cristalli sulla sommità di una serie di pilastri. La dimensione finale non si costituirà solo di un’isola, ma di tante isole che sarà possibile raggiungere solo dopo aver trovato quello che Mojang definisce “The End Gateway”.

Molte mod l’hanno già introdotta, ma sarà presto presente anche nella versione di base di Minecraft. Ci riferiamo alla modalità dual-wielding, ovvero alla possibilità di usare due attrezzi o due armi contemporaneamente, uno per mano. I giocatori potranno così andare in giro, ad esempio, con una torcia e un’ascia, con una spada e uno scudo o, ancora, con due scudi.

Le frecce spettrali, invece, permetteranno di evidenziare gli oggetti e di scorgerli dalla distanza. Quando saremo colpiti da una di queste frecce, inoltre, sarà pressoché impossibile scappare dal nemico.

Al Minecon 2015 è stato mostrato anche il trailer di Mincecraft: Story Mode, la nuova serie a episodi di Telltale che conferirà a Minecraft una connotazione narrativa. Mojang e Telltale stanno lavorando insieme su questo progetto, in modo da individuare una storia che possa rispettare il concetto di gioco originale. Anche alcuni storici membri della community di Minecraft stanno offrendo il loro contributo in modo da rendere “la Story Mode il più possibile aderente a Minecraft”.

I giocatori prenderanno il controllo di Jesse, un personaggio inserito nell’universo di Minecraft. Jesse è inesperto in Minecraft e impara a conoscere questo vastissimo universo grazie all’aiuto di altri suoi amici con maggiore esperienza.

Nokia tornerà a produrre smartphone nel 2016, parola del CEO

Nokia tornerà a produrre smartphone nel 2016, parola del CEO

nokia smartphone

Nel corso di una intervista rilasciata ad una rivista tedesca il CEO di Nokia avrebbe affermato la volontà del colosso finlandese di tornare protagonista del mercato smartphone a partire dal prossimo anno.

Nel corso di una intervista rilasciata alla rivista tedesca Manager Magazin, il CEO di Nokia Rajeev Suri avrebbe rivelato i piani futuri della compagnia, che secondo quanto diffuso prevedono un ritorno nel mercato smartphone abbandonato negli ultimi mesi a seguito dell’acquisizione da parte di Microsoft della divisione devices.

Il CEO Rajeev Suri ha così affermato: “Stiamo cercando dei collaboratori importanti, Microsoft produce telefoni. Noi vorremmo curare il deisgn e fornire in licenza il nostro nome”.

Dichiarazioni che portano quindi a pensare un possibile lancio del primo nuovo smartphone Nokia non prima dell’estate del prossimo anno quando l’esclusiva sull’utilizzo del marchio Nokia attualmente nelle mani di Microsoft giungerà al termine. Un progetto sulla falsa riga di quello che lo scorso anno ha portato all’annuncio del primo tablet del produttore finlandese, ovvero Nokia N1. Lo smartphone sarà quindi disegnato e pensato in ogni suo aspetto da Nokia che venderà poi la licenza di produzione a produttori di terze parti come ad esempio Foxconn che provvederà alla realizzazione e commercializzazione dello stesso.

Nonostante le probabilità di vedere il prossimo anno degli smartphone nuovamente marchiati Nokia non siano più così scarse, la compagnia scandinava non sembra minimamente intenzionata a riprendere la produzione di smartphone in prima persona e in casa propria. Intenzioni che potrebbero comunque cambiare nel caso in cui i primi accordi di vendita delle licenze dei suddetti smartphone portino discreti successi.

 

 

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