Apple lavora a un chip ARM per i Mac

Apple lavora a un chip ARM per i Mac

Scoop di Bloomberg su quanto stanno sviluppando a Cupertino per la prossima generazione dei loro PC. Ma l’addio alle CPU Intel è ancora molto lontano

 

Le fonti anonime di Mark Gurman e Ian King, le cui dichiarazioni sono riportate in un articolo su Bloomberg, parlano chiaro: Apple è impegnata sempre di più a costruire hardware su misura delle proprie esigenze, e questa volta punta a migliorare le performance energetice dei Macbook di prossima generazione. Sono almeno 12 mesi che i tecnici di Cupertino sono al lavoro ma, almeno per ora, quello a cui si applicano è un chip che collaborerà con la CPU Intel per far funzionare al meglio i PC della Mela.

Tra le qualità più pubblicizzate dal marketing Apple c’è già l’autonomia del suo hardware: i MacBook sono i laptop che riescono a spremere più di tutti la singola carica della batteria integrata, con una durata di moltissime ore e funzioni avanzate per l’aggiornamento delle email e del software presente a bordo anche mentre il coperchio è chiuso e il dispositivo è in standby. Power Nap, così si chiama la funzione che permette di mantenere attivo il Mac a schermo spento, con un consumo minimo di batteria, e che alla riaccensione mostra materiale e app aggiornate all’utente.

Quello a cui stanno lavorando gli ingegneri è un chip ARM che sovrintenda agli stati di power management del Mac, proprio durante lo standby: nome in codice T310, verrebbe montato sulla logic board dei portatili (la mother board da sempre si chiama così nei prodotti Apple), per funzionare in collaborazione con la tradizionale CPU prodotta da Intel e il chipset che gestisce in parallelo anche tutti i vari canali di input/output. È già stato fatto un esperimento in tal senso: la Touch Bar presente sull’ultima generazione di Macbook, lanciata a ottobre 2016, è gestita appunto da un chip ARM sviluppata dalla stessa Apple allo scopo.

Un anno di lavorazione alle spalle è abbastanza per pensare, secondo le fonti di Bloomberg, per un debutto di questo chip direttamente nell’aggiornamento 2017 dei MacBook: oltre agli aggiornamenti consueti di CPU (Kaby Lake) e RAM (si arriverà a 32GB?), ci potrà essere anche una nuova modalità Power Nap che consumi ancora meno e permetta di lasciare il Mac in standby per tantissimo tempo pur garantendo di trovarlo perfettamente aggiornato alla riaccensione. Per sfruttare al meglio il nuovo hardware sarebbe indispensabile anche adeguare il software: ma con la piattaforma software che ha messo in piedi Apple, Swift in primis, potrebbe essere una questione di pochi clic mettere in piedi estensioni appositamente compilate per sfruttare le qualità del chip ARM.

Naturalmente l’aggiornamento hardware potrebbe coinvolgere anche i desktop, ovvero l’iMac, dove non c’è batteria ma per i quali una diminuzione dei consumi potrebbe essere comunque una bella notizia da verificare poi in bolletta. In ogni caso, è ancora presto per pensare alla autarchia hardware e software: per molto tempo ancora i Mac continueranno a girare su piattaforma Intel, con l’ausilio soltanto dell’hardware ARM.

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Samsung, avanti tutta con NVMe nel settore SSD

Samsung, avanti tutta con NVMe nel settore SSD

Prosegue ininterrotta la marcia di Samsung nel settore SSD, come è emerso nel corso del recente 2015 Samsung SSD Global Summit. Il colosso coreano mette in mostra alcune strategie e tratteggia un futuro sempre più incentrato sulle memorie Flash in ambito storage, con prezzi destinati a calare ancor.

Samsung, avanti tutta con NVMe nel settore SSD

 

Appuntamento annuale a Seoul, Korea del Sud, con il 2015 Samsung SSD Global Summit, nel quale l’azienda coglie l’occasione per presentare nuovi SSD e offrire diversi approfondimenti che vanno dal mercato ai dettagli tecnici, fornendo una panoramica a tutto tondo sui nuovi prodotti e anche per quelli che verranno.  Lo slogan di quest’anno, più volte sottolineato, parla del marciare in una nuova era, facendo riferimento al superamento dell’interfaccia SATA 3 con i limiti del caso (ovvero i 600MB al secondo teorici).

Cerchiamo di fare un rapido punto della situazione: attualmente gli SSD più venduti in ambito consumer sono quelli con form factor da 2,5 pollici, acquistati come aggiornamento di un sistema già posseduto e dotato di hard disk meccanico. Interessati all’aggiornamento sono sia i sistemi desktop che quelli portatili, che possono così contare su una “seconda vita”, per giunta con prestazioni nettamente superiori rispetto a quando erano nuovi.

A margine dei 2,5 pollici ci sono anche i formati mSATA, ovvero delle schedine che integrano la stessa componentistica degli SSD da 2,5 pollici, comunque dotati di interfaccia SATA. Attualmente questa interfaccia costituisce un vero e proprio limite alle potenzialità dei moderni controller e chip NAND Flash, come testimonia l’allineamento più o meno generalizzato degli SSD SATA in commercio intorno ai 550MB al secondo massimi.

Perché non è facile andare oltre? Fino ad oggi sono mancate strategie uniche, ma ci si è un po’ arrabattati proponendo un nuovo form factor, M.2, che però da solo non basta a considerare il problema risolto. Esistono infatti SSD M.2 che sono comunque SATA, altri che sfruttano l’interfaccia PCIe ma solo parzialmente, altri ancora che invece si spingono a sfruttare 4 linee PCIe. Detto in altre parole: un SSD M.2 non è per forza diverso da un SATA 2,5 pollici; può esserlo, ma non è per nulla scontato.

Quando Samsung parla di “marciare in una nuova era” lo fa pensando al rinnovo delle piattaforme sia hardware che software, un’operazione che è appena iniziata. Stiamo parlando delle nuove piattaforme Intel per processori Skylake (hardware) e Microsoft Windows 10 (software), un ecosistema che può garantire per certo l’utilizzo del protocollo NVMe anche in ambito consumer, e con questo cambiare marcia al proprio sottosistema di storage basato su SSD. Ecco perché.