WebTorrent porta BitTorrent sul Web

WebTorrent porta BitTorrent sul Web

Un nuovo progetto vuole rivitalizzare la scena BitTorrent traslando il protocollo di P2P in un meccanismo di comunicazione nativo per il Web. La prospettiva di un uso più efficiente della banda di rete titilla Netflix e non solo.

WebTorrent porta BitTorrent sul Web

Lo sviluppatore Feross Aboukhadijeh ha deciso di “tradurre” il protocollo BitTorrent portandolo dal file sharing via client dedicati a una tecnologia nativa per il Web, un sistema potenzialmente in grado di aprire nuove prospettive di efficienza (e quindi di business) ai grandi colossi di rete e alle aziende dello streaming videoludico sopra tutti.

WebTorrent, il progetto nato appunto dalla conversione Web di BT, viene descritto dall’autore come “un client di streaming torrent per il browser”, scritto completamente in JavaScript e basato sull’uso del nuovo protocollo WebRTC per una “autentica” comunicazione peer-to-peer che non necessita di plug-in o estensioni aggiuntive per funzionare.

Esattamente come nei client di BitTorrent classici, un sito che fa uso di WebTorrent condivide con i suoi visitatori il carico di trasmissione dei dati a tutti gli utenti connessi in contemporanea raggiungibili da uno o più nodi della rete. Lo streaming audiovisivo di portali come YouTube e non solo sarebbe in tal modo “accelerato” e gioverebbe, piuttosto che soffrirne, della presenza online di un gran numero di utenti.

WebTorrent è in realtà pensato come una vera e propria traduzione completa di BitTorrent per il Web, quindi il nuovo protocollo può essere utilizzato per condividere i dati di qualsiasi tipo di sito Web e non solo delle trasmissioni audiovisive in streaming.

Prevedibilmente, la prospettiva di migliorare, piuttosto che ridurre la qualità video nelle ore di punta è una prospettiva che attrae soprattutto i siti di streaming: il succitato Netflix ha già contattato da tempo l’autore di WebTorrent, mentre l’Internet Archive sta valutando la possibilità di implementare la tecnologia per la distribuzione dei propri contenuti video.

Matchstick, la zavorra del DRM

Matchstick, la zavorra del DRM

Matchstick,

Prometteva lo streaming su schermi TV con una piattaforma open hardware e open source basata su Firefox OS: la decisione di implementare soluzioni DRM, non richieste dagli utenti, ha affondato il progetto.

Era stato lanciato ad ottobre dello scorso anno con la promessa di offrire un ecosistema senza limitazioni per fruire di flussi streaming di contenuti multimediali attinti da YouTube, Netflix e via dicendo, sul televisore di casa: il dongle HDMI Matchstick, basato su Firefox OS e su codice open source, supportato da una campagna Kickastarter di successo, rinuncia ora alle proprie ambizioni, frenato dagli attriti dati dall’implementazione di tecnologie DRM.

La decisione di abbracciare delle soluzioni DRM era stata annunciata nel mese di febbraio, insieme alla promessa di hardware più potente, causando un primo ritardo: come Mozilla, rassagnatasi ad integrare la tecnologia nota come Encrypted Media Extensions per continuare a giocare con Firefox il ruolo di intermediario per la fruizione dei contenuti online, anche Matchstick si era probabilmente trovata nella condizione di doversi adeguare. Si invitavano gli sviluppatori a collaborare per dotare il dongle del software necessario a implementare soluzioni come PlayReady di Microsoft per garantire lo streaming di “contenuti premium”, in accordo con soggetti come Netflix con cui si sarebbero potute stringere delle nuove partnership, suggellate dalla protezione offerta ai prodotti oggetto dello streaming.

“Dopo esserci confrontati con lo sviluppo di DRM basato su Firefox OS per la maggior parte dell’anno – spiegano ora i responsabili di Matchstick – abbiamo compreso che proseguire nello sviluppo, nonostante i promettenti segnali iniziali, sarà una strada lunga e difficoltosa”: non è possibile prevedere un traguardo, né un orizzonte temporale per raggiungerlo, e per questo motivo si è deciso di restituire tutti i fondi messi a disposizione dai finanziatori interessati ad accaparrarsi il dongle.

Gli aspiranti utenti del progetto hanno risposto all’annuncio dei responsabili Matchstick pressoché all’unisono: il supporto alle soluzioni DRM non era previsto agli albori del progetto, e anche per questo motivo in molti avevano scelto di appoggiare l’iniziativa, che a differenza del Chomecast di Google si configurava come una piattaforma aperta, open hardware e open source.

Sono in molti ad esortare i responsabili della campagna a rinunciare alle soluzioni DRM e a distribuire Matchstick nonostante non supporti lo streaming di Netflix e compagnia: la consegna dei gadget sarebbe dovuta avvenire nel corso di questo mese, ma i 17,218 partecipanti alla campagna Kickstarter riceveranno invece, nel giro di 60 giorni dalla richiesta, il rimborso della quota versata, per un totale di oltre 470mila dollari.